martedì, 20 Ottobre, 2020

Pensioni, dal 2021 assegni più bassi

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Pensioni
ASSEGNI PIU’ BASSI DAL 2021
Chi cesserà la propria attività lavorativa nel 2021 per andare in pensione perderà una piccola quota di assegno perché il calcolo col sistema contributivo sarà fatto con i nuovi coefficienti di trasformazione che saranno più bassi rispetto ai pensionati 2019-2020.
Coefficiente di trasformazione
Il coefficiente di trasformazione è un valore, espresso in percentuale, che si applica alla somma dei contributi accantonati dal lavoratore per trasformarli in trattamento di pensione.
Il valore cresce con l’età pensionabile, ma è ridotto periodicamente, se si riscontrano aumenti della aspettativa di vita media.
Gli ultimi incrementi rilevati dall’Istat hanno determinato un calo dei coefficienti sino allo 0,04%: in pratica su un montante contributivo pari a 300mila euro l’applicazione dei nuovi coefficienti comporta una perdita di 120 euro l’anno, che diventano 500 euro se raffrontati coi coefficienti utilizzati sino al 2018 e ben mille euro al confronto dei valori presi a riferimento sino al 2015. Un taglio rilevante sugli assegni dei nuovi pensionati che sembra non avere fine, così come pare salire costantemente la speranza di vita media.
Importi più bassi, le cause
I principali colpevoli della diminuzione delle pensioni risultano dunque il Pil, l’indice dei prezzi al consumo e gli allineamenti alla speranza di vita media.
Il fenomeno delle pensioni più basse dal 2021 riguarda anche chi si è già pensionato da tempo, scrive laleggepertutti.it riportata da Adnkronos. Ogni anno, infatti, l’importo di tutte le prestazioni corrisposte dall’Inps viene adeguato all’inflazione (o meglio all’indice Istat Foi, l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati), mediante il cosiddetto meccanismo della perequazione.
Considerando il pessimo andamento del 2020, appare chiaro non solo il rischio che le pensioni non aumentino, ma addirittura che calino.
Al termine di ogni anno, è difatti emanato dal ministero dell’Economia e delle Finanze un decreto che fissa in via previsionale la variazione percentuale da applicare alle pensioni erogate nell’anno successivo. Proprio perché provvisorio, il valore viene poi sostituito, al termine dell’anno considerato, da un indice di variazione definitiva, sulla cui base è effettuato un conguaglio tra la stima iniziale e il valore effettivo riscontrato.
Il conguaglio può essere negativo, nell’ipotesi in cui la variazione definitiva si riveli inferiore a quella prevista: se il conguaglio è negativo, la differenza viene recuperata dalla pensione. Sarebbero comunque allo studio specifici interventi per evitare il decremento dei trattamenti liquidati dall’Inps.
Per quanto attiene infine il rollo del Pil, che dovrebbe riflettersi sul tasso di capitalizzazione dei contributi per la pensione, indicato annualmente dall’Istat, le conseguenze si vedranno a partire dal 2023. Solo il tasso di capitalizzazione del 2022, che interessa i pensionamenti tra il 1° gennaio 2023 ed il 31 dicembre 2023, sarà infatti influenzato dalla crisi del 2020, in quanto calcolato sulla base della variazione media del Pil del quinquennio 2015-2020.

 

Gualtieri
NEL 2021 STOP A CIG GRATUITA E PER TUTTI
La cassa integrazione “per tutti” per sostenere le aziende nella crisi innescata dalla pandemia di coronavirus finirà nel 2020. Dal 2021 non sarà più generalizzata e gratuita per tutti.
Lo ha recentemente assicurato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, parlando di una misura che, al di là dei suoi aspetti standard, nel 2021 verrà concentrata sui settori maggiormente in difficoltà.
“Escludo – ha detto il titolare del Mef – che ci sia la cassa integrazione generalizzata e gratuita per tutti, già ora la stiamo superando”. Ci sarà, invece la cassa integrazione nella sua versione standard, ha spiegato il ministro, e “qualche elemento specifico per sostenere i comparti più in crisi”.
Cig, cosa prevede il decreto Agosto
L’art. 1 del Decreto Agosto prevede che i datori di lavoro, nel corso del 2020, possono richiedere un periodo di cassa integrazione ordinaria, assegno ordinario o cassa integrazione in deroga, per una durata massima di 9 settimane incrementate di ulteriori 9 settimane subordinatamente a determinate condizioni. Le 18 settimane devono collocarsi nel periodo compreso tra il 13 luglio 2020 e il 31 dicembre 2020.
Cig, chi è tenuto al versamento del contributo e chi no
Questo secondo pacchetto di cassa integrazione, a differenza del primo, è però legato al raffronto del fatturato al primo semestre del 2020 e di quello ottenuto nell’analogo lasso di tempo dell’anno precedente. Dal rapporto emerso tra questi due dati dipenderà l’entità di un contributo da corrispondere, che va calcolato sulla retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro in cassa integrazione. Questa contribuzione è dovuta:
al 9% se la contrazione del fatturato da un periodo all’altro è stata inferiore al 20%;
al 18% se non si riscontra una riduzione del fatturato.
È, invece, esente dal contributo:
chi ha avviato l’attività dopo il 1° gennaio 2019;
chi ha avuto una compressione del fatturato pari o superiore al 20%.
Cig, attenzione alla scadenza
Il 30 settembre scadono i termini per la presentazione delle domande di integrazione salariale relative ai periodi di sospensione dal 1° luglio al 31 luglio 2020 e dal 1° agosto al 31 agosto 2020. E va effettuato l’invio dei modelli Sr41, utili per il pagamento diretto da parte di Inps.

 

Inail
COVID: AD AGOSTO 27 MORTI CONTAGIATI SUL LAVORO
I casi mortali sono 303 (circa un terzo dei decessi denunciati all’Inail da inizio anno e con un’incidenza dello 0,9% rispetto al complesso dei deceduti nazionali da Covid-19 comunicati dall’Iss al 31 agosto), 27 in più in confronto ai dati rilevati al 31 luglio, concentrati soprattutto tra gli uomini (83,8%) e nelle fasce 50-64 anni (69,3%) e over 64 anni (19,8%), con un’età media dei deceduti di 59 anni.
A fare il punto della situazione è l’ottavo report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, pubblicato di recente insieme alla versione aggiornata delle schede di approfondimento sui casi registrati nelle 19 regioni italiane e nelle due province autonome di Trento e Bolzano, diffuse con cadenza mensile.
I contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail alla data del 31 agosto sono 52.209 (con un’incidenza del 19,4% rispetto al totale dei contagiati nazionali comunicati dall’Istituto superiore di sanità alla stessa data), 846 in più rispetto a quelli rilevati dal monitoraggio al 31 luglio.
Prendendo in considerazione il totale delle infezioni di origine professionale segnalate all’Inail, il 71,3% dei lavoratori contagiati sono donne e l’età media scende a 47 anni.
Tra le regioni si conferma il primato negativo della Lombardia per l’impatto subito da Covid-19, con oltre un terzo dei casi di contagio da coronavirus sul lavoro denunciati (36%) e il 42,6% dei decessi. La provincia più colpita è quella di Milano (11,0%), seguita da Torino (7,9%), Brescia (5,5%) e Bergamo (4,7%), che con 37 decessi, pari al 12,2% del totale, è al primo posto tra le province con più casi mortali, seguita da Milano (8,3%), Brescia (7,9%) e Napoli (6,3%).
Dall’analisi territoriale emerge che più di otto denunce di contagi da coronavirus sul lavoro su 10 sono concentrate nel Nord Italia: il 56,1% nel Nord-Ovest e il 24,2% nel Nord-Est, seguiti da Centro (11,9%), Sud (5,7%) e Isole (2,1%).
La categoria professionale dei tecnici della salute con il 39,7% dei contagi da coronavirus sul lavoro denunciati, oltre l’83% dei quali relativi a infermieri, si conferma la più colpita dal virus, seguita dagli operatori socio-sanitari (20,9%), dai medici (10,2%), dagli operatori socio-assistenziali (8,9%) e dal personale non qualificato nei servizi sanitari, come ausiliari, portantini e barellieri (4,8%), dagli impiegati amministrativi (3,1%), dagli addetti ai servizi di pulizia (1,9%) e dai dirigenti sanitari (1,0%).
Ma con la graduale ripresa delle attività a partire dal mese di maggio, si osserva una progressiva riduzione dell’incidenza dei casi di contagio da coronavirus sul lavoro nel settore della sanità e assistenza sociale, che passa infatti dal 71,6% del periodo marzo-maggio al 56,0% di giugno-agosto, e un incremento in quelle attività economiche che, soprattutto nel periodo estivo, hanno avuto una ripresa lavorativa, come i servizi di alloggio e ristorazione (passati dal 2,5% di marzo-maggio, al 4,3% di giugno-agosto, con il 5,0% solo ad agosto) o noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (cresciute dal 4,3% del periodo marzo-maggio al 7,7% di giugno-agosto e al 13,7% nel solo mese di agosto).

 

Carlo Pareto

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