venerdì, 30 Ottobre, 2020

Pensioni di invalidità, a novembre gli aumenti. Reddito di cittadinanza, chiarimenti Inps

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Pensioni di invalidità
AUMENTI IN ARRIVO A NOVEMBRE

Con il decreto di Agosto il governo ha deciso l’aumento degli assegni a 651,51 euro per tutti i soggetti riconosciuti invalidi totali Ma quando arriveranno in concreto i soldi agli interessati, non è ancora dato di sapere con esattezza
Una data precisa finora non è infatti stata ancora fornita. Tuttavia secondo l’Anmic (Associazione nazionale mutilati invalidi civili) i pagamenti dovrebbero essere elaborati con il prossimo mese. La data – molto verosimilmente – dovrebbe quindi essere quella del 2 novembre 2020, giorno ufficiale per il pagamento delle pensioni.
Per quanto attiene gli importi, saranno corrisposti gli arretrati a decorrere dal 20 luglio 2020. I ritardi finora riscontrati – a parere dei tecnici – sono dovuti essenzialmente all’individuazione della platea dei beneficiari per i quali l’Inps ha dovuto elaborare apposite liste.
Al riguardo, giova ricordare che gli invalidi totali sono in attesa di ricevere dallo scorso 20 luglio sul cedolino della propria pensione l’incremento numerario previsto dalla sentenza n. 152/2020 della Corte Costituzionale, con la quale i giudici della Consulta si sono pronunciati sull’incostituzionalità dell’art 38 della legge 448/2001.
La Corte ha difatti stabilito che agli invalidi civili totali, con gravissima disabilità e privi delle residue capacità lavorative, deve essere garantito l’aumento, dagli attuali 286,81 euro mensili a euro 651,51, così come prefigurato ex-legge 448 del 2011, senza attendere il raggiungimento del sessantesimo anno di età.
Il decreto Agosto, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 15 agosto, ha confermato il diritto alla maggiorazione sociale per gli invalidi civili totali, i ciechi assoluti e i sordomuti a partire dai 18 anni senza dover aspettare i 60 anni.
A chi compete il beneficio
L’aumento della pensione di invalidità spetta agli: invalidi civili al 100%; con almeno 18 anni; e con reddito annuo contenuto entro gli 8.469,63 euro per chi è solo e i 14.447,42 per chi è coniugato.
Importante, il trattamento di invalidità viene portato a 651,51 unicamente per i pensionati aventi diritto con reddito zero. Per tutti gli altri, con proventi derivanti ad esempio da pensione di reversibilità, lavoro part-time o altro, l’innalzamento pensionistico viene ricalcolato secondo scaglioni predefiniti.
Quanto saranno corrisposti gli arretrati
E’ ipotizzabile che l’Inps proceda al pagamento delle pensioni di invalidità tra fine ottobre e inizio novembre, anche se – come detto – al momento non è stata ancora indicata una data precisa.
Il giorno più plausibile potrebbe essere quello del 2 novembre, quando ufficialmente saranno corrisposte le pensioni, salvo modifiche all’attuale calendario.
Il presidente dell’Anmic ha spiegato che il ritardo dell’Inps si è formato perché si sono dovute fare prima delle valutazioni importanti e mettere a punto degli interventi tecnici e informatici per poter procedere all’erogazione della maggiorazione. I tempi lunghi sono dunque stati legati alla necessità di individuare con estrema precisione gli aventi titolo agli aumenti dei trattamenti di invalidità, tenendo conto non soltanto dell’età, ma pure dei limiti reddituali.
Il beneficio viene attribuito dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, sempre che ricorrano le condizioni reddituali e il compimento dell’età stabilita dalla disposizione. La decorrenza non può comunque essere anteriore al 1° agosto 2020.
Per i titolari di pensione di inabilità che presentino l’istanza di beneficio entro il 9 ottobre 2020, può essere riconosciuta la decorrenza dal 1° agosto 2020, se espressamente richiesto.
Con la circolare Inps del 23 settembre scorso, n. 107 l’Istituto fornisce tutte le indicazioni e i chiarimenti sul diritto alla maggiorazione e sulla modalità di presentazione della domanda.
Come accedere all’assegno di invalidità
Per poter essere ammessi a fruire della concessione dell’assegno di invalidità, il cittadino deve chiedere il riconoscimento dei requisiti sanitari inoltrando la domanda mediante il servizio denominato “Invalidità civile – Invio domanda di riconoscimento dei requisiti sanitari”.
Accertato il possesso dei requisiti sanitari e amministrativi previsti, la prestazione economica viene corrisposta a partire dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda o, eccezionalmente, dalla data indicata dalle competenti commissioni sanitarie.

Inps
PERCETTORI DEL REDDITO DI CITTADINANZA: CHIARIMENTI

In riferimento agli interventi comparsi sulla stampa riferiti alla potenziale esistenza di 1,4 milioni di percettori del Reddito di cittadinanza (Rdc) che sarebbero evasori fiscali, la Dcsr del’Inps – precisa una nota dell’istituto – ritiene che i sostenitori di tale affermazione possano aver equivocato una microsimulazione riportata nell’ultima slide di un seminario tenuto il 22 febbraio 2020. In tale sede si erano confrontati i nuclei percepenti il Rdc, stimati da modello, con i nuclei definibili come poveri secondo la metodologia Oecd, per analizzare la coerenza di due approcci. La fruizione del Rdc è infatti riconducibile al non superamento di soglie riferite a quattro dimensioni (reddito familiare, dichiarazione Isee, patrimonio mobiliare e patrimonio immobiliare) oltre che alla permanenza nel paese da più di 10 anni se cittadino straniero. Viceversa la condizione di povero nelle definizioni Istat/Oecd è legata a livelli di consumo o reddito inferiori a standard definiti localmente (povertà assoluta) o a standard definiti in riferimento alla distribuzione dei consumi o reddito (povertà relativa). Quindi le due platee sono difficilmente confrontabili, e dal loro raffronto non possono dedursi conseguenze di tipo amministrativo.
Nello specifico, l’analisi in questione ha diversi elementi da tenere in considerazione. L’analisi compara due dimensioni di individui che per definizione sono molto diversi. I percettori di Rdc sono individuati attraverso quattro requisiti per scelta del legislatore che ha voluto delimitare la platea dei possibili beneficiari nel rispetto delle disponibilità finanziarie. I poveri sono definiti secondo una definizione simile a quella dell’Ocse, come le persone con livelli di reddito disponibile equivalente inferiore al 45% del reddito disponibile equivalente mediano. Non è possibile utilizzare la definizione Istat di povertà, che è tipicamente incentrata su informazioni sui consumi delle famiglie, non disponibile nell’indagine Silc. Non è anomalo che vi siano differenze anche importanti tra i due insiemi, e che pertanto la scelta del legislatore non sia necessariamente comparabile con le misure standard di povertà relativa.
In letteratura inoltre – spiega ulteriormente l’Ente di previdenza – vi è una grande varietà nella scelta della soglia della linea di povertà, dal 40% al 60% del reddito disponibile equivalente mediano. La scelta della soglia quantifica il gruppo dei non poveri: più bassa è la soglia più ristretto il gruppo dei poveri. Inoltre, nell’esercizio di microsimulazione si è costretti ad utilizzare una misura simile a quella Oecd, cioè calcolata come percentuale del reddito mediano, poiché non è possibile utilizzare informazioni sui consumi.
I percettori di Rdc nel modello di microsimulazione vengono stimati con la banca dati Silc che considera i dati fiscali del 2015 (dichiarati nel 2016), quando pertanto erano in vigore altre misure di sostegno al reddito. È quindi possibile che la composizione dei nuclei familiari e la distribuzione dei redditi possano essere variata negli anni più recenti.
La fonte dell’equivoco è che circa 1,468 milioni di individui risulterebbe, nelle stime, percettori di Rdc pur non risultando nella platea dei poveri relativi elaborata seguendo i criteri Oecd. In questo gruppo, oltre a lavoratori in nero (che potrebbero risultare senza redditi nei dati amministrativi pur dichiarando redditi nell’indagine Silc) e a fenomeni di evasione/elusione fiscale, vi sono i lavoratori proprietari della casa nella quale vivono ai quali viene attribuito un fitto figurativo (nella tabella l’immobile viene valutato rispetto ai prezzi di mercato). Dal momento che in media l’80% dei nuclei familiari italiani possiede l’abitazione in cui abita, tale integrazione può avere un impatto significativo sull’inclusione di non poveri nella platea dei percettori di Rdc.
Da ultimo, – conclude l’Inps – è utile ricordare che gli individui intervistati in Silc devono avere contezza e memoria nella loro intervista dell’ammontare del reddito percepito: se si assume che invece vi siano dei problemi di misurazione legati all’incapacità di calcolare ex-post l’ammontare del proprio reddito nell’anno si avrebbe un impatto sulla dimensione del gruppo degli individui non poveri.
Considerato che non è stata effettuata una partizione dei non poveri, anche per gli inevitabili margini di approssimazione che avrebbe contenuto, non è possibile dunque fare nessuna deduzione scientificamente affidabile circa l’inclusione di possibili evasori nella platea.

Carlo Pareto

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