martedì, 29 Settembre, 2020

Pensioni di invalidità e aumenti. Le novità del Dl Agosto

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Novità nel Dl Agosto
PENSIONI DI INVALIDITA’ E AUMENTI
Alla fine è Arrivato l’ultimo tassello di un pacchetto di interventi complessivi da 100 miliardi di euro. E’ stato infatti approvato, la scorsa settimana, “salvo intese tecniche” il decreto Agosto, che contiene misure a sostegno di lavoratori e imprese.
“Un occhio di riguardo sarà posto come sempre verso le persone in difficoltà. Per questo motivo – ha dichiarato in un’apposita conferenza stampa il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte – abbiamo deciso di aumentare le risorse per i disabili a 648 euro al mese”. “Aumentiamo le pensioni agli invalidi civili al 100% a partire già dai 18 anni, come agli inabili, ai sordi e ai ciechi civili assoluti titolari di pensione” ha espressamente detto Conte sottolineando come “si passa dai circa 285 euro attuali fino a 648 euro al mese per 13 mensilità”. Vediamo più in dettaglio di cosa si tratta.
Con l’approvazione della legge di conversione del decreto Rilancio, dal 1° agosto è scattato l’aumento dell’assegno per gli inabili al lavoro, che passa da 286,81 a 516 euro mensili.
L’aumento si rivolge in particolare a quei soggetti per i quali la Corte Costituzionale, con sentenza pronunciata in Camera di Consiglio il 23 giugno 2020, aveva stabilito l’illegittimità dell’importo della pensione di invalidità, in quanto ritenuto basso e inadeguato a soddisfare le più elementari esigenze di vita di carattere quotidiano.
L’incremento della rata spetta però solo agli invalidi civili totali: nello specifico, si tratta degli invalidi civili con una percentuale riconosciuta e valutata del 100%. Quindi coloro che non sono in grado di svolgere un’attività lavorativa e dunque procurarsi le risorse economiche per poter vivere.
Giova a tale proposito ricordare che in base all’articolo 38 della Costituzione “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno pertanto diritto che siano preveduti e assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili e i minorati hanno inoltre titolo all’educazione e all’avviamento professionale”.
Pensioni, maggiorazione per gli invalidi civili
Nella bozza di testo del dl Agosto, si legge che avranno diritto alla maggiorazione sociale della pensione gli invalidi civili totali, ciechi assoluti e sordomuti a partire dai 18 anni invece che dai 60 anni.
La bozza rivede anche la norma della legge n. 448 del 2001 che a sua volta aveva già abbassato l’età per questa categoria di soggetti disagiati, portandola dai 70 ai 60 anni.
La pensione di invalidità civile spetta fin dai 18 anni
Con la sentenza 152/20, pubblicata il 20 luglio scorso, la Corte Costituzionale ha deciso che gli invalidi civili totalmente inabili al lavoro hanno diritto alla pensione pari a 651,51 euro fin dal compimento dei diciotto anni, senza aspettare i sessanta.
Per la Consulta è irragionevole il requisito anagrafico stabilito dalla legge: non è logico rimandare il cosiddetto “incremento al milione” dal momento che le minorazioni psico-fisiche non dipendono dall’invecchiamento ma derivano a monte da una condizione patologica intrinseca. Peraltro, quando si tratta di diritti incompressibili della persona non sussiste alcun vincolo di bilancio.
Nella fattispecie, la Consulta ha dichiarato illegittimo l’articolo 38, comma quarto, della legge 448/01 laddove stabiliva che i benefici incrementativi spettanti agli invalidi civili totali sono concessi ai soggetti di età pari o superiore a sessant’anni, invece che ai soggetti di età superiore a diciotto. E ciò perché le minorazioni portate dall’invalidità totale non sono diverse nella fascia anagrafica compresa tra diciotto e cinquantanove anni (laddove con la maggiore età sorge il diritto alla pensione) e dopo i sessant’anni: la condizione dell’interessato dipende dalla menomazione pregressa e non dal superamento di determinate soglie anagrafiche.

 

Previdenza
PUBBLICATO IL RENDICONTO GENERALE INPS PER IL 2019
È stato recentemente pubblicato il Rendiconto generale Inps per il 2019. I dati confermano la tenuta dei conti e la sostanziale solidità finanziaria del complesso delle gestioni previdenziali e assistenziali dell’Istituto.
Questi i principali risultati della gestione finanziaria di competenza 2019:
il risultato finanziario di parte corrente, che misura l’equilibrio finanziario della gestione ordinaria dell’Istituto, passa da 2.255 milioni di euro del 2018 a 6.783 milioni di euro del 2019. Si tratta del miglior risultato finanziario di parte corrente degli ultimi dieci anni;
le entrate contributive passano da 231.166 nel 2018 a 236.211 milioni di euro nel 2019, con un incremento di 5.045 milioni di euro (+2,2%);
le prestazioni istituzionali totali, di natura previdenziale e assistenziale, ammontano a 331.056 milioni di euro, con un avanzamento di 12.682 milioni di euro in confronto al 2018 (+4,0%);
nel 2019 la spesa complessiva riferita alle prestazioni pensionistiche, che include anche la componente di natura assistenziale, è pari a 262.299 milioni di euro e rappresenta il 14,7% del Prodotto interno lordo (PIL);
il patrimonio netto a fine 2019 è pari a 39.759 milioni di euro. Inoltre, allo scopo di preservare la stabilità dei conti dell’Istituto, con il consuntivo 2019 è stato rafforzato il Fondo svalutazione crediti, che a fine anno arriva a coprire il 75,4% dei crediti contributivi (al 31 dicembre 2018, la copertura era pari al 70,4%).
I risultati economici e finanziari positivi conseguiti nel 2019 consentono all’Istituto di reggere gli effetti finanziari negativi derivanti dalla pandemia da Covid-19 che gravano sui conti dell’Istituto.
Al riguardo, i primi dati relativi agli incassi di luglio 2020, ancorché parziali, evidenziano una sostanziale ripresa delle attività produttive nel Paese.
In particolare:
per le aziende private si registra una contrazione di 1.620 milioni di euro rispetto al corrispondente mese del 2019 (a giugno scorso la contrazione era stata di 2.345 milioni di euro);
per le aziende e i lavoratori autonomi dell’agricoltura gli incassi sono pressoché analoghi a quelli del luglio 2019 (-10 milioni di euro);
le entrate contributive di luglio 2020 degli artigiani e commercianti sono superiori di 160 milioni di euro rispetto al budget Inps adottato prima della pandemia (gennaio 2020);
anche le entrate contributive della Gestione Separata segnano un +170 milioni di euro in confronto al budget di cassa di gennaio 2020. Per gli artigiani e commercianti e per la Gestione Separata il raffronto è effettuato con il budget di cassa di luglio 2020 elaborato prima della pandemia da Covid-19, dal momento che gli incassi di luglio 2019 risultano ridotti per effetto del rinvio delle scadenze di versamento adottate dal Legislatore per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti.
Complessivamente, dalle aziende private, dai lavoratori autonomi e dai liberi professionisti, l’Istituto ha incassato nel mese di luglio dell’anno in corso 12,500 milioni di euro, con una riduzione rispetto alle attese di circa 1.300 milioni di euro, in gran parte effetto dei conguagli di integrazioni salariali anticipate dalle aziende negli scorsi mesi.

 

Coronavirus
OLTRE 51.300 I CONTAGI DENUNCIATI ALL’INAIL AL 31 LUGLIO
Sono 51.363 i casi di contagio sul lavoro da Covid-19 segnalati all’Inail alla data del 31 luglio, 1.377 in più rispetto al monitoraggio del 30 giugno e pari al 18% del totale delle denunce di infortunio registrate dall’inizio dell’anno, mentre i casi mortali sono 276 (+24), circa un terzo del totale dei decessi denunciati. Sono questi alcuni dei dati contenuti nel settimo report nazionale realizzato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto e disponibile a partire da oggi sul sito istituzionale. Ma se i decessi si concentrano soprattutto tra gli uomini (83,3%) e nelle fasce d’età tra i 50 e i 64 anni (69,9%) e oltre i 64 anni (20,0%), con un’età media di 59 anni, il rapporto tra i generi si inverte per i contagiati sul lavoro complessivi, che, nel 71,4% dei casi, riguardano le donne, con un’età media di 47 anni.
In Lombardia oltre un terzo dei contagi e quasi la metà dei decessi. L’analisi territoriale evidenzia che oltre l’80% delle denunce arrivano dalle regioni settentrionali del Paese: il 56,3% dal Nord-Ovest e il 24,2% dal Nord-Est, seguiti da Centro (11,8%), Sud (5,7%) e Isole (2,0%). Per quanto riguarda, invece, i contagi con esito mortale, la percentuale del Nord-Ovest sale al 57,6%, mentre il Sud, con il 15,2% dei decessi, supera Nord-Est (13,1%), Centro (12,3%) e Isole (1,8%). La regione più colpita è la Lombardia, con oltre un terzo dei casi denunciati (36,2%) e il 43,8% dei decessi.
In ospedali, rsa e Asl oltre l’80% delle infezioni denunciate. Nella gestione assicurativa dell’Industria e servizi si concentra quasi la totalità delle denunce (circa il 99%), mentre i casi segnalati in Agricoltura, nella Navigazione e nella gestione per Conto dello Stato sono circa 650. Rispetto al tipo di attività produttiva, il 71,6% delle infezioni denunciate e il 23,4% dei casi mortali è stato registrato nel settore della Sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche, policlinici universitari, residenze per anziani e disabili), che, insieme al settore degli organismi pubblici preposti alla sanità (Asl) porta all’80,6% la percentuale dei contagi e al 33,7% quella dei decessi avvenuti in ambito sanitario. Seguono i servizi di vigilanza, pulizia, call center, il settore manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, alimentari) e le attività dei servizi di alloggio e ristorazione.
I sanitari in prima linea i più colpiti dal virus. La categoria professionale dei tecnici della salute si conferma la più colpita dal Covid-19, con il 40,0% dei contagi denunciati, oltre l’83% dei quali tra gli infermieri. A seguire gli operatori socio-sanitari (21,0%), i medici (10,3%), gli operatori socio-assistenziali (8,9%) e il personale non qualificato nei servizi sanitari, come ausiliari, portantini e barellieri (4,7%). Dall’analisi dei decessi emerge, infine, che circa il 35% dei casi mortali riguarda il personale sanitario e socio-assistenziale. Nel dettaglio, il 9,9% dei decessi codificati riguarda i tecnici della salute (il 62% sono infermieri), seguiti da medici (8,5%), operatori socio-sanitari (6,6%), operatori socio-assistenziali e personale non qualificato (3,8% per entrambe le categorie).

 

Carlo Pareto

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