mercoledì, 30 Settembre, 2020

Pensioni di invalidità, ecco che cosa cambia

0

Monitoraggio Inps
I DATI SULLE PENSIONI DECORRENTI NEL 2019 E NEL 1° SEMESTRE 2020
È stato di recente pubblicato l’Osservatorio di monitoraggio dei flussi di pensionamento con i dati delle pensioni liquidate nel 2019 e nel primo semestre 2020. Il monitoraggio, con rilevazione effettuata il 2 luglio scorso, riguarda le seguenti gestioni: Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti nel complesso; coltivatori diretti, mezzadri e coloni; artigiani; commercianti; lavoratori parasubordinati;
assegni sociali.
Nei prossimi mesi i dati subiranno variazioni in relazione allo smaltimento delle istanze ancora in giacenza.
Pensioni e assegni sociali: sintesi dei dati statistici
Nel 2018 si è concluso il percorso di equiparazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia tra uomini e donne nel settore dei dipendenti privati e dei lavoratori autonomi. Nel 2019 e nel 2020, l’età minima di accesso alla pensione di vecchiaia è di 67 anni, per entrambi i sessi e i settori lavorativi dipendenti privati e autonomi.
Negli anni 2019 e 2020 si accede alla pensione anticipata con 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini, indipendentemente dall’età. Tuttavia, esiste una serie di ulteriori possibilità di uscita anticipata dal lavoro, tra cui la “Quota 100” introdotta in via sperimentale per gli anni 2019-2021 dal decreto-legge 4/2019 e confermata dalla legge di bilancio 2020, l’Opzione donna” prorogata per tutto il 2020 e ancora i canali di uscita più favorevoli per i lavoratori precoci e per gli addetti a mansioni “gravose” e a lavori usuranti.
Nel primo semestre del 2020 si registra un numero di pensioni di vecchiaia decisamente superiore al corrispondente valore del 2019, ma in linea con il trend dell’ultimo semestre dello scorso anno. Ciò è riconducibile all’aumento dei requisiti anagrafici e retributivi dello scorso anno rispetto al precedente, che invece non sono cambiati nell’anno in corso.
Gli assegni sociali rispecchiano il medesimo andamento delle liquidazioni delle pensioni di vecchiaia per l’analogo motivo di innalzamento dell’età utile per la liquidazione dell’assegno avvenuto nel 2019.
Il rapporto tra le pensioni di invalidità e quelle di vecchiaia nel primo semestre 2020 si presenta pari ad un terzo di quello calcolato sull’intero anno 2019. Si riscontra, infine, a livello territoriale un peso percentuale delle pensioni liquidate a residenti nel nord Italia sostanzialmente simile (50% nel 2019 e 52% nel primo semestre 2020).

 

Pensioni di invalidità
AUMENTI: ECCO COSA CAMBIA
Gli invalidi civili totali (e, sicuramente, non soltanto loro) non possono vivere con l’attuale pensione di inabilità da 286,60 euro. Per questo, occorre rivedere l’assegno e triplicarlo, riconoscendo il cosiddetto «incremento al milione di lire» e portandolo a 651,51 euro. Lo ha deciso la Corte costituzionale in una recente sentenza anticipata a suo tempo da laleggepertutti.it e di cui, ora, sono state depositate le motivazioni. Secondo la Consulta, l’importo riconosciuto attualmente come pensione di inabilità «è innegabilmente, e manifestamente, insufficiente» per garantire il minimo vitale. Per questo motivo, gli invalidi civili totali hanno diritto all’incremento al milione già a partire dai 18 anni, senza dover attendere – come succede oggi – il compimento dei 60 anni.
La Corte motiva proprio questo requisito di età, sostenendo che «le minorazioni fisico-psichiche, tali da importare un’invalidità totale, non sono diverse nella fase anagrafica compresa tra i 18 anni (ovvero quando sorge il diritto alla pensione di invalidità) e i 59, rispetto alla fase che consegue al raggiungimento del sessantesimo anno di età, poiché la limitazione discende, a monte, da una condizione patologica intrinseca e non dal fisiologico e sopravvenuto invecchiamento».
In un altro passaggio della sentenza, osserva laleggepertutti.it, la Consulta riconosce all’assegno di accompagnamento, che si aggiunge alla pensione di inabilità, una funzione «compensativa», il che renderà necessaria una misura correttiva. Un costo per lo Stato che può variare da un minimo di 200 milioni fino a un massimo di 1,5 miliardi, a seconda di quello che sarà il reddito di riferimento del nucleo familiare o del beneficiario. Ad ogni modo, molto di più in confronto a quanto previsto dal decreto Rilancio, vale a dire 47 milioni di euro.
Tuttavia, la Corte costituzionale sottolinea che questa maggiore spesa è giustificata dal rispetto dei «diritti incomprimibili della persona». I vincoli di bilancio, dunque, non possono prevalere. Gli effetti della sentenza decorrono dal giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale.

 

Consulenti del lavoro
IL DIRITTO ALLE FERIE AL TEMPO DEL COVID-19
Il diritto alla fruizione delle ferie è imposto da norme imperative, anche di rilievo costituzionale, le quali sono finalizzate alla tutela della persona, della personalità e della dignità del lavoratore.
La finalità della fruizione del periodo di ferie è quella di consentire: il recupero delle energie psico–fisiche; la piena estrinsecazione della personalità del lavoratore durante il godimento del tempo libero; la tutela della salute, minacciata dallo svolgimento continuativo della prestazione lavorativa.
Dette finalità comportano l’esistenza di un’obbligazione, posta in capo al datore di lavoro, il quale, compatibilmente con le esigenze connesse con la propria organizzazione aziendale, è tenuto a consentire la fruizione delle ferie, nel rispetto delle prescrizioni contenute nell’art. 10, D.Lgs n. 66/2003, tenuto conto delle esigenze del lavoratore.
Partendo da questa premessa, al tempo del Covid-19, il lavoratore è libero di godersi le ferie spostandosi ovunque desideri? Il datore di lavoro ha l’onere di avvisare il personale dipendente circa i rischi per chi viaggia in determinati paesi affinché poi il lavoratore al rientro non rappresenti un pericolo per la salute e il luogo di lavoro? Sono queste alcune delle domande cui l’approfondimento della Fondazione studi consulenti del lavoro ha recentemente focalizzato l’attenzione, e cioè: ‘Il diritto alle ferie al tempo del Covid-19’, risponde dopo aver analizzato il rapporto tra la condotta del lavoratore durante il periodo feriale e il diritto al licenziamento per giusta causa del datore di lavoro.
Gli esperti, riepilogando le normative vigenti, operano un distinguo tra i paesi sottoposti a sorveglianza sanitaria e quelli da cui non è possibile rientrare in Italia, fornendo pratici format per le aziende, utili ad informare i propri dipendenti circa rischi e obblighi.
Secondo gli esperti “è pacifico che la contrazione di una malattia, anche se colpevole, peraltro durante il periodo di godimento delle ferie, non è di per sé motivo di giustificatezza del licenziamento. Tale garanzia non può però ritenersi estesa sino a tutelare anche i comportamenti irresponsabili, qualora i rischi, soprattutto se preceduti da idoneo avvertimento, risultino significativamente probabili, tali che la contrazione della malattia possa rivelarsi quale consapevole assunzione di un rischio non soltanto prefigurabile, ma nello specifico previsto ed oggetto di puntuale ammonimento”, spiegano i consulenti del lavoro.
Pertanto, “in virtù del principio di correttezza e buona fede, così per come si spiega con le modalità appena brevemente richiamate, la malattia è tutelata nei limiti di una sua non esclusiva imputabilità al lavoratore, doverosamente avvisato. Ciò perché il periodo di ferie non sospende i vincoli contrattuali del rapporto di lavoro e, anzi, il suo godimento è destinato alla soddisfazione di esigenze primarie della persona del lavoratore nonché, nello specifico, finalizzate all’interesse datoriale della tempestività della ripresa così per come programmata”, continua l’approfondimento dei professionisti.
Secondo i consulenti del lavoro le pagine dell’approfondimento vogliono “fornire ai datori di lavoro un utile strumento, di rapida e semplice applicazione, ai fini di contemperare, nell’eccezionale momento che ci occupa, il diritto alla fruizione delle ferie da parte dei lavoratori dipendenti, esercizio inderogabile ed indifferibile, con il necessario riguardo per le cautele per la salute conseguentemente necessarie. Si tratta di finalità che in via immediata soccorrono alla tutela dei diretti interessati, ma che, al contempo, garantiscono anche l’aspettativa del datore di lavoro, a che le condizioni di salute del lavoratore siano preservate, verificando l’incidenza del suo comportamento sulla sua capacità di adempiere alla prestazione lavorativa”.
“L’eccezionalità del contesto, rappresentata dal fenomeno pandemico, non impedisce di affrontare la fattispecie attingendo a princìpi non sconosciuti al diritto del lavoro, afferenti alla verifica del contemperamento tra l’interesse del lavoratore, ad utilizzare liberamente il periodo di riposo per ferie, e quello del datore di lavoro, che possa riprendere la propria attività lavorativa nei termini programmati”, spiegano ancora i professionisti.

 

Pensioni Inps
IL CEDOLINO DI AGOSTO
Il cedolino della pensione, accessibile tramite servizio online, è il documento che consente ai pensionati di verificare l’importo erogato ogni mese dall’Inps e di conoscere le ragioni per cui tale importo può variare. Di seguito e per ogni opportunità, si riportano le informazioni rese note dall’istituto di previdenza sul cedolino della pensione di agosto 2020.
La data di pagamento
Il pagamento della mensilità di agosto viene praticato in giornate diverse:
per coloro che hanno scelto di ricevere la pensione presso un Istituto di credito, il pagamento è stato effettuato lunedì 3 agosto, primo giorno bancabile del mese;
per coloro che riscuotono presso Poste Italiane SpA, è stata estesa anche per il mese di agosto l’anticipazione del pagamento delle pensioni.
Poste Italiane ha scaglionato le presenze dei pensionati ai propri sportelli dal 27 luglio al 1° agosto, in base alle iniziali del cognome del titolare della prestazione. Trattandosi esclusivamente di una anticipazione del pagamento, il diritto al rateo di pensione si matura comunque il primo giorno del mese. Di conseguenza, nel caso in cui dopo l’incasso la somma dovesse risultare non dovuta, l’Inps ne richiederà la restituzione.
Debiti di natura fiscale
Proseguono i conguagli fiscali, derivanti dalle ulteriori operazioni di rideterminazione dei redditi imponibili delle prestazioni erogate nel 2019, per l’emissione della Certificazione unica 2020.
Nell’ipotesi in cui l’Irpef trattenuta nel 2019 sia risultata inferiore al dovuto su base annua, viene operata la trattenuta del relativo conguaglio a debito.
Nel solo caso di pensionati con importo annuo lordo complessivo fino a 18mila euro, per i quali il ricalcolo dell’Irpef ha determinato un conguaglio a debito di importo superiore a 100 euro, le trattenute vengono effettuate con rate di pari importo fino alla mensilità di novembre (articolo 38, comma 7, legge 30 luglio 2010, n. 122). Le somme conguagliate sono state certificate nella Certificazione Unica 2020.
Assistenza fiscale: conguagli da modello 730/2020
Nel mese di agosto viene disposto l’abbinamento dei conguagli dei modelli 730 i cui flussi siano pervenuti all’Agenzia delle Entrate entro il 3 luglio. Sul rateo di pensione di agosto si procede pertanto: al rimborso dell’importo a credito del contribuente; alla trattenuta, in caso di conguaglio a debito del contribuente. L’eventuale rateazione degli importi a debito risultanti dalla dichiarazione dei redditi deve obbligatoriamente concludersi entro il mese di novembre per cui, qualora la risultanza contabile sia stata ricevuta dall’Istituto nei mesi successivi a quello di giugno, non sarà possibile garantire il numero di rate scelto dal dichiarante per il versamento dei debiti d’imposta.
Infine, i contribuenti muniti di Pin che hanno indicato l’Inps quale sostituto d’imposta per l’effettuazione dei conguagli del modello 730/2020 possono verificare le risultanze contabili della dichiarazione e i relativi esiti attraverso il servizio online “Assistenza fiscale (730/4): servizi al cittadino”, presente sul portale istituzionale e disponibile anche nell’app “Inps mobile”.


Carlo Pareto

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply