mercoledì, 20 Novembre, 2019

Pensioni di invalidità, niente rimborso Irpef per gli arretrati

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Inps
NUOVE MODALTA’ DI PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA DI ANF
Gli assegni familiari sono una prestazione economica corrisposta dall’Inps, al sostegno della famiglia del lavoratore. Normalmente vengono erogati in busta paga dal datore di lavoro, ma essendo in realtà a carico dell’Inps, questi vengono poi successivamente conguagliati con i contributi previdenziali e assistenziali dovuti all’Istituto.
Gli assegni vanno richiesti annualmente e la loro validità va dal 1 luglio al 30 giugno dell’anno dopo. La domanda, non più cartacea ma online, va inoltrata entro la fine di giugno di ciascun anno. E’ inoltre possibile recuperare gli arretrati eventualmente non riscossi entro 5 anni dalla loro maturazione.
Il lavoratore interessato per poter inviare telematicamente la richiesta all’Inps, deve accedere al servizio tramite il codice pin dispositivo personale oppure utilizzare lo Spid o la carta nazionale dei servizi Cns.
In precedenza la richiesta degli Anf veniva effettuata tramite il modello cartaceo Sr16 Anf/Dip che andava presentato direttamente al datore di lavoro. Invece, dal periodo di spettanza degli assegni 2019/2020, l’istanza deve essere trasmessa esclusivamente in modalità informatica, tramite sito web dell’Inps. Tale procedura ha però causato diversi problemi a tutti quei lavoratori che hanno poca confidenza con il pc e che non sono nemmeno avvezzi all’utilizzo dei servizi web dell’Inps. Essi, come al solito, possono in ogni caso rivolgersi ad un ente di patronato per la necessaria assistenza, ma a volte la lista d’attesa per l’appuntamento con queste strutture è molto lunga, e non tutti hanno sempre la possibilità di aspettare.
Recentemente, proprio su questo tema, in seguito ad uno specifico tavolo tecnico avuto con l’Inps, l’Ordine nazionale dei Consulenti del Lavoro ha comunicato una nuova procedura più semplice per accedere agli assegni familiari che d’ora in poi, si potranno richiedere anche con l’aiuto del consulente del lavoro dell’azienda, tramite un’apposita delega.
Dal 1° ottobre scorso, sul sito dell’Inps è difatti disponibile una piattaforma che consente agli intermediari, quindi, anche ai consulenti del lavoro, di inoltrare le domande Anf per conto dei dipendenti delle aziende in delega.
Il lavoratore dovrà delegare il consulente con una formale delega sottoscritta non solo da lui ma anche da tutti i componenti del nucleo familiare che percepiscono un reddito. Sarà, poi compito del datore del lavoro visionare tutta la documentazione presentata dal dipendente.
L’Inps invece verificherà se effettivamente il lavoratore interessato è alle dipendenze dell’azienda delegata, facendo un riscontro delle comunicazioni obbligatorie (Cob/Unilav) e le dichiarazioni UniEmens presentate. Il consulente non potrà inviare la richiesta di autorizzazione Anf finché il dipendente non presenterà la domanda Anf42, per ottenere dall’Inps l’autorizzazione.  In caso di assenza dell’autorizzazione, il sistema non consentirà l’inoltro dell’istanza da parte del consulente.
L’Inps tramite la sezione del cassetto previdenziale della piattaforma mette a disposizione gli importi degli assegni familiari, consultabili dal consulente del lavoro e dal datore di lavoro. Non solo, ma l’Istituto calcola pure la somma dovuta all’interessato. È obbligo del lavoratore rendere noto entro 30 giorni, qualsiasi tipo di variazione intervenuta sia nel reddito sia nella composizione del nucleo familiare. Inoltre, la domanda per gli Anf va di nuovo trasmessa in caso di assunzione presso un datore di lavoro diverso. Gli importi degli assegni familiari, determinati dall’Inps, tengono conto anche del conseguimento della maggiore età da parte di un componente del nucleo familiare.
Per il momento, la piattaforma Inps non effettua ancora controlli sull’erogazione degli assegni familiari nell’ipotesi in cui i dipendenti lavorano part-time con più datori di lavoro. Ma, nel caso in cui uno dei datori di lavoro eroga assegni familiari non spettanti, perché corrisposti da un altro datore di lavoro, il lavoratore sarà obbligato a restituire le somme percepite in più.

Sentenza della Corte di cassazione
NIENTE RECUPERO PER PENSIONE PIU’ ALTA A SEGUITO DI ERRORE INPS
Se per un errore la pensione accredita è più alta di quanto dovrebbe, l’Inps non può chiedere i soldi indietro: a pagare infatti non può essere il pensionato se quest’ultimo non ha agito con dolo.
Lo ha stabilito la sezione lavoro della Cassazione con una recente sentenza destinata ad aprire la strada a molti ricorsi.
I giudici hanno rigettato il ricorso dell’Inps contro la decisione di appello, che aveva riconosciuto a un avvocato il diritto alla retribuzione e al trattamento di quiescenza erogati dall’Istituto previdenziale durante il rapporto di lavoro intercorso e l’attribuzione della pensione originariamente corrisposta dalla data delle dimissioni “costituendo i medesimi diritti acquisiti intoccabili per fatti successivi”.
L’Inps nel suo ricorso aveva spiegato che la corte d’appello non aveva tenuto conto dell’errore nel maggior trattamento retributivo provvisoriamente attribuito all’ex pubblico dipendente credendo di poter legittimamente recuperare l’importo in più corrisposto per sbaglio.
Secondo la Cassazione invece, che ha fatto riferimento all’articolo 52 della legge n. 88/1989 (sul principio generale di irripetibilità delle pensioni): “Le pensioni possono essere in ogni momento rettificate dagli enti erogatori in caso di errore di qualsiasi natura commesso in sede di assegnazione o di erogazione della pensione, ma non si fa luogo al recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita prestazione sia dovuta a dolo dell’interessato”. Ipotesi che nel caso di specie non sussisteva. Da qui il rigetto del ricorso.

Pensioni di invalidità
NIENTE RIMBORSO IRPEF PER GLI ARRETRATI
Qualora corrisposti in ritardo per motivi indipendenti dalla volontà delle parti, come a seguito di contenzioso contro l’Inps, gli arretrati della pensione di invalidità sono soggetti a tassazione separata nel periodo di percezione delle somme (in base al cosiddetto principio di cassa) anche se sarebbero rientrati nella no tax area.
Di conseguenza, non spetta il rimborso dell’Irpef trattenuta su questi arretrati nel periodo di imposta in cui sono stati materialmente erogati al contribuente in esecuzione della sentenza. Lo stabilisce la Corte di Cassazione con la sentenza n. 10887 del 18 aprile 2019.
Gli arretrati relativi alle pensioni di invalidità corrisposti a seguito di sentenze, leggi, atti amministrativi e tutte le ulteriori ragioni che non dipendono da scelte arbitrarie di una delle parti seguono il principio di cassa e quindi sono tassate nel periodo di erogazione, anche se qualora corrisposte per competenza sarebbero rientrate nel regime di esenzione Irpef (no tax area).
La pronuncia della Corte di Cassazione, destinata a far discutere, fissa un principio chiaro e dà ragione all’Agenzia delle Entrate che ha negato la possibilità di rimborso delle ritenute operate dell’Inps in veste di sostituto d’imposta.

L’artigianato è donna
1,5 MLN DI IMPRESE ROSA IN ITALIA
Per numero di imprenditrici e lavoratrici autonome l’Italia si colloca al secondo posto in Europa: sono 1.510.600 le italiane che svolgono attività indipendenti, il 3,3% in più dell’anno precedente. E’ quanto emerge dal rapporto presentato oggi dalla Confartigianato sull’imprenditoria femminile. “Per numero di imprenditrici e lavoratrici autonome siamo al secondo posto in Europa, ci batte soltanto il Regno Unito”, ha commentato Daniela Rader, presidente delle imprenditrici di Confartigianato, intervenuta recentemente a Roma alla convention Donne impresa Confartigianato.
Le imprenditrici offrono un rilevante contributo alla ricchezza nazionale: il valore aggiunto prodotto dalle imprese guidate da donne è di 290,3 miliardi di euro, cui si aggiungono i 219,1 mld realizzati dalle lavoratrici dipendenti in imprese maschili. Ma non sono tutte rose e fiori. “Le donne italiane sono tra le più intraprendenti d’Europa ma il nostro paese è agli ultimi posti nell’Ue per l’occupazione femminile e le condizioni per conciliare lavoro e famiglia”, ha sottolineato Rader.
Le donne italiane superano gli uomini nella vocazione imprenditoriale, prosegue l’analisi del rapporto, mostrando che nel 2018 si sono registrate 95.672 neonate imprese femminili, con un tasso di natalità del 7,2% a fronte del 5,3% delle imprese maschili. “Le imprenditrici italiane sono anche sempre più giovani, istruite e hi-tech”. Le attività guidate da giovani donne under 35 che invadono settori tipicamente maschili sono 165.985, pari al 12,4% del totale delle imprese femminili, una quota superiore del 3,8% rispetto all’incidenza degli imprenditori under 35 nelle imprese guidate da uomini. E il tasso di natalità delle imprenditrici under 35 è del 19,4% mentre per i giovani imprenditori è al 17,9%.

Carlo Pareto

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