sabato, 15 Agosto, 2020

Pensioni di invalidità, sentenza storica. Ichino, sì a scudo penale per aziende

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Pensioni di invalidità
LIMITI REDDITUALI STRETTI PER L’AUMENTO

Lo scorso 24 giugno, la Corte Costituzionale ha stabilito l’aumento delle pensioni di invalidità civile al 100%. Tale sentenza, da molti definita “storica”, porterà ad innalzare l’importo mensile delle pensioni dall’attuale somma di 285,66 euro, ritenuta del tutto inadeguata, a 514,46 euro. La decisione, però, ha sollevato anche molte critiche, perché i criteri che regolerebbero il rialzo delle pensioni sarebbero fin troppo restrittivi.
Come funziona
La Consulta ha infatti sancito che l’incremento sarà riconosciuto agli invalidi civili totali, senza che ci sia la necessità di attendere il compimento dei 60 anni di età. L’aumento degli assegni riguarderà soltanto quegli invalidi civili totali maggiorenni con redditi inferiori o pari a 6.713,98 euro.
“Concordiamo totalmente con l’Alta Corte”, ha commentato Domenico Proietti, segretario confederale della Uil. “E riteniamo”, ha aggiunto, “che sia stato opportuno riconoscere anche ai beneficiari di questi trattamenti assistenziali una somma aggiuntiva che porterebbe la quota dell’assegno a circa 515€, beneficio che dovrebbe essere esteso anche ai cosiddetti disabili gravissimi”. Per la Uil è inoltre importante che per queste persone siano messe in campo reali politiche di inclusione nel mondo del lavoro e di accessibilità“.
I rilievi
I potenziali beneficiari rimasti esclusi, in effetti, ritengono discriminatorio l’imposizione di limiti tanto stretti. Se infatti per essere ammessi all’assegno di invalidità il reddito annuo richiesto deve essere inferiore a 16.984,79, per avere l’adeguamento stabilito dalla Corte Costituzionale tale limite reddituale scende a circa 6.000 euro. Molti altri, invece, contestano il fatto che l’innalzamento del trattamento economico venga concesso soltanto agli invalidi al 100 per cento.
Il pronunciamento della Consulta
La decisione della Consulta è arrivata dopo una questione di legittimità costituzionale che era stata sollevata dalla Corte d’appello di Torino. La Corte ha infatti spiegato che “il caso che ha dato origine alla presente decisione riguarda una persona affetta da tetraplegia spastica neonatale, incapace di svolgere i più elementari atti quotidiani della vita e di comunicare con l’esterno”.
La Corte Costituzionale ha quindi sancito che il cosiddetto “incremento al milione”, con riferimento alle lire, pari a 516,46 euro, da tempo riconosciuto per vari trattamenti pensionistici dalla legge numero 448 del 2011, “debba essere assicurato agli invalidi civili totali” di cui parla la legge 118 del 1971, “senza aspettare il raggiungimento del 60° anno di età, attualmente previsto dalla legge”. Di conseguenza, “questo incremento dovrà d’ora in poi essere corrisposto a tutti gli invalidi civili totali che abbiano compiuto i 18 anni e che non godano in particolare di redditi su base annua pari o superiori a 6.713,98 euro”.
Le iniziative del governo
Sulla questione si è espresso, durante un recente question time alla Camera, lo stesso premier Giuseppe Conte, che ha assicurato: “l’esecutivo sarà pronto ad intervenire per adeguare le pensioni di invalidità ancora oggi a una soglia inaccettabile”. E ha aggiunto: “sempre il governo sta già lavorando a un testo che non potrà che essere affinato a seguito della pubblicazione di questa sentenza”.

Inps
SCUOLA: I DATI SULLA CERTIFICAZIONE DEL DIRITTO ALLA PENSIONE
Al 3 giugno risultano lavorate circa il 97% delle cessazioni dal servizio trasmesse dal Ministero dell’Istruzione. In particolare, considerando le sole verifiche con esito positivo, risultano certificati i diritti a pensione per circa 39.700 nominativi (Personale docente: 29.990; Personale Ata: 8.860; Insegnanti religione: 446; Dirigenti scolastici: 363; Personale educativo: 99).Questo consentirà al Ministero dell’Istruzione l’apertura delle operazioni di mobilità del personale e di immissione in ruolo. Anche quest’anno, quindi, le operazioni di certificazione del diritto a pensione del personale del comparto scuola si sono svolte regolarmente secondo la tempistica programmata e, nonostante l’emergenza sanitaria che ha colpito il Paese, si è raggiunto un risultato particolarmente positivo, come testimoniano i dati fin qui raccolti. È quindi particolarmente soddisfacente il risultato ottenuto grazie al lavoro di squadra svolto da Ministero dell’Istruzione e Inps, attraverso i rispettivi uffici centrali e territoriali, nonostante la difficile situazione lavorativa che ha visto gran parte degli operatori in smart-working. L’obiettivo finale rimane quello di consentire a coloro che hanno diritto alla pensione di vedere corrisposto il trattamento pensionistico a settembre, senza interruzione con lo stipendio.

Covid-19
ICHINO: SI A SCUDO PENALE PER AZIENDE
Sullo scudo penale per le aziende riguardo l’infezione da Covid-19 “concordo pienamente con quanto propone il documento” della task force di Vittorio Colao, “ma la norma va redatta con grande attenzione e precisione”. E’ l’opinione del giuslavorista Pietro Ichino, intervistato di recente da Adnkronos/Labitalia, su uno dei punti centrali del Piano Colao presentato al governo.
“Il problema – ha spiegato Ichino – nasce dal fatto che, per assicurare ai lavoratori un migliore trattamento economico, l’infezione da Covid-19 è stata equiparata sul piano previdenziale all’infortunio sul lavoro: si tratta di chiarire innanzitutto che questa equiparazione automatica vale solo sul piano previdenziale, e non sul piano del rapporto civilistico di lavoro, né sul piano della responsabilità penale dell’imprenditore”.
“Occorre poi precisare che la responsabilità penale dell’imprenditore è limitata all’eventuale reato di omissione di misure di prevenzione specificamente previste, ma non può estendersi al reato di lesioni od omicidio nell’ipotesi in cui il dipendente contragga il coronavirus, poiché non potrà mai dimostrarsi che il contagio sia avvenuto nell’ambiente di lavoro e non al di fuori di esso”, ha aggiunto il giuslavorista, già senatore della Repubblica, che proprio in questi giorni è di nuovo in libreria con ‘L’intelligenza del lavoro’, (ed. Rizzoli, pp. 256).
Secondo Ichino il piano Colao per la parte che riguarda lavoro, educazione, formazione e impresa “contiene molte idee buone, soprattutto nei capitoli cultura, scuola e formazione professionale; però forse anche un ricorso eccessivo allo strumento delle esenzioni o trattamenti fiscali di favore. E mi colpiscono alcuni capitoli mancanti”.
“Nel capitolo cultura – ha evidenziato Ichino da anni vive sotto scorta per le minacce Br – non ho trovato neanche un cenno alla realizzazione del grande progetto della Beic, la Biblioteca Europea per la quale il Comune di Milano ha già messo a disposizione l’area e il progetto operativo è pronto. Nel capitolo formazione, neanche un cenno alla necessità di istituire un monitoraggio capillare della qualità dei corsi, con rilevazione permanente del tasso di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi”, ha sottolineato Ichino.
“E nemmeno un cenno agli altri servizi indispensabili per il funzionamento del mercato del lavoro, cioè quello di informazione e orientamento, che in Italia è svolto in misura assolutamente insufficiente, e quello di assistenza alla mobilità geografica e professionale delle persone”, ha rimarcato ancora Ichino.
Ma Ichino si aspettava anche delle proposte sul lavoro agile. “Mi sarebbe piaciuto che il documento prevedesse una semplificazione del lavoro agile, con soppressione di un adempimento burocratico privo di senso prefigurato dalla legge n. 81/2017: cioè l’obbligo a carico dell’imprenditore di consegnare annualmente alla persona interessata e al responsabile per la sicurezza di un documento contenente l’indicazione dei rischi generici e specifici connessi con questa forma di organizzazione del lavoro”, ha precisato Ichino.
Secondo Ichino, “se si guarda il modello di ‘comunicazione-tipo’ prodotto dall’Inail, ci si rende conto della assoluta inutilità di questo adempimento periodico. L’unico rischio correlato con il lavoro agile è quello dello stress cui la persona può essere sottoposta per il fatto di dover espletare la prestazione nella propria abitazione, quando questa non offre un locale adatto e la presenza di altri membri della famiglia può rivelarsi di disturbo alla prestazione lavorativa”.
“Manca, inoltre, ogni accenno alla promozione dell’offerta da parte di imprese specializzate di ambienti adatti allo smart working distribuiti su tutto il territorio: la disponibilità di questi luoghi di lavoro potrebbe favorire notevolmente la diffusione di questa forma di organizzazione della prestazione, riducendo la congestione del traffico, l’inquinamento prodotto dalla circolazione degli autoveicoli e i costi per le aziende. La legge dovrebbe stabilire che in questo caso il costo del servizio deve essere a carico della datrice di lavoro di chi lo utilizza”.

 

 

Carlo Pareto

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