martedì, 29 Settembre, 2020

Pensioni e Mezzogiorno, tutte le agevolazioni del fisco

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Pensioni e mezzogiorno
TUTTE LE AGEVOLAZIONI DEL FISCO
Vivere da pensionati nell’Italia meridionale, oggi, può essere davvero conveniente. Non solo per gli stranieri titolari di trattamenti pensionistici esteri, ma anche evidentemente per gli emigrati italiani e per chi è titolare anche di una pensione italiana. Lo ha recentemente confermato con risposta a specifico interpello l’Agenzia delle Entrate.
Bititolari di pensione
Se nel corso della sua vita il pensionato ha corrisposto contributi sia al sistema pensionistico estero sia a quello italiano (come l’Inps), maturando due differenti assegni pensionistici, in entrambi i paesi, può in ogni caso di fruire del regime fiscale agevolato (imposta sostitutiva sui redditi al 7%) se si sceglie il trasferimento di residenza nel territorio italiano.
Ovviamente, ciò è possibile solo in relazione alla prestazione pensionistica e ai proventi esteri. I redditi di pensione erogati dall’Inps o altra cassa italiana saranno infatti tassati con il regime ordinario.
Nazionalità
Non ha importanza la nazionalità del soggetto, purché sia soddisfatto il presupposto della residenza fiscale all’estero per il periodo indicato dalla norma e che l’ultima residenza sia stata in un Paese con il quale siano in vigore accordi di cooperazione amministrativa in ambito fiscale.
Meridione
Il beneficio scatta per chi sposta la residenza in uno dei comuni del Mezzogiorno (Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia con popolazione non superiore a 20.000 abitanti) o in uno dei comuni con popolazione non superiore a 3.000 abitanti delle zone colpite dai terremoti del 2016 e 2017 (compresi negli allegati 1, 2 e 2-bis al decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito con modificazioni dalla legge 15 dicembre 2016, n.229).

 

Pensione anticipata
DAL GOVERNO SPUNTA L’IPOTESI DEL RITIRO A 62 ANNI
Prosegue tra governo e parti sociali il confronto per la riforma delle pensioni dopo il 2021, quando scadrà la parentesi triennale della sperimentazione di Quota 100. Diverse le ipotesi sul tavolo, fra cui quella dell’uscita a 62 anni con conseguente penalizzazione sull’assegno.
Secondo alcune indiscrezioni raccolte di recente dal Messaggero, è allo studio dei tecnici del ministero del Lavoro l’uscita anticipata a 62 anni con un requisito più basso rispetto ai 38 anni di Quota 100.
Il taglio dell’assegno previdenziale dipenderebbe dagli anni di anticipo rispetto all’età per la pensione di vecchiaia: intorno al 3% per ogni anno, che porterebbe il taglio massimo al 15% rispetto al trattamento pensionistico pieno che si matura a 67 anni.
Resta in agenda anche la proposta sui 41 anni di contribuzione: una nuova forma di pensione anticipata basata sul requisito contributivo, abbassandolo rispetto a quello fin qui previsto per la pensione anticipata.
Dopo quello avvenuto l’8 settembre scorso, sugli interventi da inserire nella legge di Bilancio 2021, se ne saprà ovviamente di più nel prossimo vertice del 16 settembre previsto espressamente proprio sulla riforma vera e propria, che dovrà rendere più equo e flessibile il sistema previdenziale.

 

I conti Inps tengono
PENSIONI: ENTRATE IN AUMENTO
I dati provvisori sulle entrate tributarie, acquisiti al 20 agosto, ”mostrano un andamento superiore alle attese e una situazione complessiva in via di miglioramento per l’economia italiana”. E’ quanto ha recentemente affermato il ministro dell’Economia in una nota.
Nel mese in corso, infatti, si è registrato ”un rialzo del 9% delle entrate versate dai contribuenti con il modello F24 rispetto al corrispondente mese del 2019, sostenuto dal buon andamento dell’Irpef e dell’Ires corrisposte in autoliquidazione”.
Stessa tendenza per l’Inps, l’istituto previdenziale, nei dati del rendiconto generale per il 2019. E’ infatti confermata la tenuta dei conti e la sostanziale solidità finanziaria del complesso delle gestioni previdenziali ed assistenziali dell’Istituto. In particolare, il risultato finanziario di parte corrente, passa da 2,255 miliardi di euro nel 2018 a 6,783 miliardi nel 2019. Si tratta del miglior risultato finanziario di parte corrente degli ultimi dieci anni.
Mef e entrate tributarie
Il Mef osserva dati di gettito delle imposte versate in autoliquidazione, ancora provvisori ”ma riallineati per tener conto delle diverse tempistiche di versamento nei due anni considerati”, che mostrano difatti una crescita dell’Irpef del 3,3% e dell’Ires del 4,8%, mentre l’Irap evidenzia una variazione negativa del 49% legata alla misura del decreto rilancio, che ha cancellato il pagamento del saldo 2019 e della prima rata dell’acconto 2020 per le imprese con fatturato non superiore a 250 milioni. Al netto della variazione dell’Irap, il gettito dell’autoliquidazione risulta quindi superiore al 2019 per circa un miliardo di euro.
Un risultato complessivamente migliore delle previsioni è legato anche ai versamenti effettuati dai contribuenti Isa, il cui gettito è risultato inferiore di quello del 2019 per un importo limitato a circa 700 milioni, dato concentrato nei versamenti a saldo. Registrano segnali positivi anche le corresponsioni Iva di agosto dei contribuenti che versano su base mensile (riferiti alle operazioni effettuate nel mese di luglio), che appaiono in linea con l’analogo mese del 2019: un primo segnale nella direzione di una possibile inversione di tendenza nei prossimi mesi che potrebbe portare i versamenti su valori positivi in confronto allo scorso anno.
Complessivamente nel mese di agosto il gettito Iva sugli scambi interni fa rilevare una flessione limitata al 5,3%, ascrivibile interamente ai pagamenti dei contribuenti trimestrali, che ad agosto hanno versato l’Iva relativa alle operazioni dei mesi di aprile, maggio e giugno, in cui molte delle attività sono state soggette a chiusura.
Le ritenute da lavoro dipendente fanno riscontrare una sostanziale tenuta, con una contrazione limitata a circa 150 milioni, che deriva dal calo del 6,7% delle ritenute del settore privato e dal rialzo del 6,3% di quelle del comparto pubblico, nelle quali confluiscono anche le ritenute dei lavoratori privati che beneficiano della cassa integrazione, versate dall’Inps.
Inps e pensioni
Le entrate contributive passano da 231,166 miliardi nel 2018 a 236,211 miliardi nel 2019, con un incremento del 2,2%; le prestazioni istituzionali totali, di natura previdenziale ed assistenziale, ammontano a 331,056 miliardi, con un incremento del 4% rispetto al 2018.
Nel 2019 la spesa complessiva riferita alle prestazioni pensionistiche, che include anche la componente di natura assistenziale, è pari a 262,299 miliardi e rappresenta il 14,7% del Pil. Il patrimonio netto a fine 2019 è pari a 39,759 miliardi. Occorrerà ovviamente capire come andrà il 2020, su cui pesa la pandemia da Covid. Secondo quanto ha riportato l’Inps in una nota, “i primi dati relativi agli incassi di luglio 2020, ancorché parziali, evidenziano una sostanziale ripresa delle attività produttive nel paese“.

 

Carlo Pareto

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