domenica, 23 Febbraio, 2020

Pensioni febbraio: trattenute e rimborsi, come leggere il cedolino. Dipendenti pubblici, limite ordinamentale e assegno invalidità

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Pensioni febbraio
TRATTENUTE E RIMBORSI COME LEGGERE IL CEDOLINO

Il cedolino della pensione, accessibile tramite servizio online, è il documento che consente ai pensionati di verificare l’importo corrisposto ogni mese dall’Inps e di conoscere le ragioni per cui tale importo può variare. A tale proposito si riportano di seguito le informazioni opportunamente fornite dall’istituto sulle voci che compongono il cedolino della pensione di febbraio 2020.
Per quanto riguarda le prestazioni fiscalmente imponibili, oltre all’Irpef mensile, vengono trattenute le addizionali regionali e comunali relative al 2019. L’Ente di previdenza ricorda che queste trattenute, relative all’anno precedente, sono infatti effettuate in 11 rate nell’anno successivo.
Proseguono, inoltre, i prelievi erariali, sempre relativi al 2019, nel caso in cui l’Irpef mensile del 2019 sia stata pagata in misura inferiore rispetto a quanto dovuto su base annua. In linea generale, si legge ancora sul sito dell’Inps, tale recupero viene effettuato in 2 rate a decorrere dal mese di gennaio e si conclude con la mensilità di febbraio 2020.
L’Istituto nazionale della previdenza sociale evidenzia poi che solo per pensionati con importo annuo complessivo dei trattamenti pensionistici fino a 18.000 euro, per i quali il ricalcolo dell’Irpef ha determinato un conguaglio a debito di importo superiore a 100 euro, la rateazione viene estesa fino alla mensilità di novembre.
Le somme conguagliate verranno certificate nella Certificazione Unica 2020. I trattamenti di invalidità civile, le pensioni o gli assegni sociali, le prestazioni non assoggettate alla tassazione per particolari motivazioni (detassazione per residenza estera, vittime del terrorismo) non subiscono trattenute fiscali.
Nella pensione di febbraio vengono restituite le somme erroneamente prelevate ai pensionati a gennaio 2020, riferite al 2019. Si tratta dei casi in cui la quota di pensione relativa all’incremento derivante dall’applicazione della sentenza 70/2015, e perequata tempo per tempo, è stata defalcata dall’importo lordo da gennaio a dicembre 2019. Di conseguenza, era stato calcolato il debito per il 2019, e l’importo mensile lordo della pensione, a gennaio 2020, era risultato inferiore a quello spettante.
Proseguono – sottolinea ancora l’Inps – le trattenute riferite all’anno corrente. È stato, inoltre effettuato il ricalcolo a consuntivo di quanto prelevato nel corso dell’anno 2019. Nei casi in cui la trattenuta effettuata nel 2019 sia stata superiore al dovuto, viene posto in pagamento l’importo a credito del pensionato. Nei casi in cui il prelievo operato nel 2019 sia stato inferiore al dovuto, viene applicata la prima trattenuta del recupero che verrà effettuato complessivamente in 3 rate.
Il rimborso fiscale riferito al recupero dell’importo a debito sarà conguagliato con il cedolino di marzo 2020, in sede di consuntivazione fiscale.
Per i pensionati delle gestioni pubbliche ai quali è stato notificato il debito, a seguito della verifica delle prestazioni collegate al reddito che erano state anticipate nel 2017 in via provvisoria (ad esempio: assegno al nucleo familiare, somma aggiuntiva, pensioni ai superstiti soggette a riduzione per limiti di cumulabilità di cui all’art. 1, comma 41 della legge n. 335/1995) viene avviato il recupero mensile.

Dipendenti pubblici
LIMITE ORDINAMENTALE E ASSEGNO DI INVALIDITA’

Con la Circolare Inps del 30 gennaio 2020, n. 10 l’Istituto ha fornito istruzioni in merito all’applicazione, per i lavoratori dipendenti delle pubbliche amministrazioni titolari di assegno di invalidità, del limite ordinamentale.
Il limite ordinamentale, previsto per il collocamento a riposo d’ufficio, non è modificato dall’innalzamento dei requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia.
Considerato che l’assegno ordinario di invalidità si trasforma in pensione di vecchiaia ai sensi dell’articolo 1, comma 10, legge 222/1984, sono stati chiesti chiarimenti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri relativamente ai casi in cui il dipendente decida di non esercitare subito il diritto all’accesso alla pensione di vecchiaia.
In questo caso l’amministrazione manterrà il rapporto di lavoro fino al compimento del limite ordinamentale di 65 anni. Al raggiungimento di questa età, in considerazione della previa maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia anticipata, il dipendente potrà essere collocato a riposo, contando sulla conversione dell’assegno di invalidità in pensione di vecchiaia.
Nella circolare, inoltre, vengono anche riepilogati i requisiti e le condizioni per l’accesso alla pensione di vecchiaia anticipata di seguito riportate.
l’accertamento dello stato di invalidità in misura non inferiore all’80%;
il compimento dell’età anagrafica (55 anni per le donne, 60 anni per gli uomini) adeguata agli incrementi alla speranza di vita (per il 2019 e 2020, gli incrementi applicati sono pari a 12 mesi);
la maturazione dell’anzianità contributiva minima di 20 anni nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti;
il decorso di 12 mesi dalla data di perfezionamento del requisito (anagrafico, contributivo o sanitario) da ultimo maturato.

Cgia Mestre
IMPRESE, MIX MICIDIALE TASSE-BUROCRAZIA
Un mix micidiale quello tra tasse e burocrazia che ogni anno preleva alle imprese 138 miliardi di euro, quasi 8 punti di Pil che “zavorrano le aziende e frenano l’economia”. A tanto ammonta il costo che grava ogni anno sui bilanci delle imprese italiane penalizzando, in particolar modo, le realtà di piccola e media dimensione. A fotografare lo spaccato in cui vivono tante Pmi è stato l’Ufficio studi della Cgia di Mestre. E i numeri, hanno detto, sono da brividi: a fronte di un gettito complessivo annuo di 81,2 miliardi di euro di tasse versate all’erario, il costo annuo sostenuto dalle nostre imprese per la gestione dei rapporti con la Pubblica amministrazione è di oltre 57 miliardi.
La soluzione, per la Cgia, è quella di “ridurre il numero delle leggi con l’abrogazione di quelle più datate, evitando così la sovrapposizione che su molte materie ha generato incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza dei tempi e adempimenti sempre più onerosi – ha affermato il coordinatore Paolo Zabeo – facendo diventare la burocrazia un nemico invisibile difficilmente superabile”.
Un taglio delle leggi in esubero difatti potrebbe essere per la Cgia una soluzione a costo zero. “Il Governo dovrebbe riflettere e cominciare a lavorare per ridurne l’impatto. Se, a causa della situazione dei nostri conti pubblici, abbattere il carico fiscale in misura significativa non appare per nulla semplice, un draconiano taglio della cattiva burocrazia, invece, potrebbe essere ottenuto a costo zero, o quasi”, ha ribadito ricordando i dati del ‘The European House – Ambrosetti’, secondo cui la produzione legislativa del nostro Paese non ha eguali nel resto d’Europa.
In Italia si stima infatti vi siano 160.000 norme, di cui 71.000 promulgate a livello centrale e le rimanenti a livello regionale e locale. In Francia, invece, sono 7.000, in Germania 5.500 e nel Regno Unito 3.000. Tuttavia, ha ricordato ancora Zabeo, “la responsabilità di questa iper legiferazione è ascrivibile alla mancata abrogazione delle leggi concorrenti e al fatto che il nostro quadro normativo negli ultimi decenni ha visto aumentare esponenzialmente il ricorso ai decreti legislativi che, per essere operativi, richiedono l’approvazione di decreti attuativi. Questa procedura ha incrementato a dismisura la produzione normativa in Italia”.
E la burocrazia, ha dichiarato il segretario della Cgia, Renato Mason, è una zavorra pesante soprattutto nel Mezzogiorno, “dove la Pa è meno efficiente la situazione ha assunto profili particolarmente preoccupanti”. Una difficolta bollinata, ha sottolineato, anche dall’indagine campionaria di Eurobarometro (Commissione europea) sulla complessità delle procedure amministrative che incontrano gli imprenditori dei 28 Paesi dell’Unione. L’Italia si trova al 2° posto di questa graduatoria (per l’86 per cento degli intervistati la cattiva burocrazia è un serio problema). Solo la Romania presenta una situazione peggiore della nostra, mentre il dato medio dell’Unione europea si attesta al 62 per cento.

Carlo Pareto

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