mercoledì, 16 Ottobre, 2019

Pensioni Inps, in arrivo la quattordicesima

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Luglio
E’ TEMPO DI 14ESIMA
Luglio si avvicina così come la 14esima. Sono molti i lavoratori e i pensionati che hanno già iniziato a pregustare il momento del pagamento di questo compenso economico che si aggiunge alla retribuzione ordinaria. La quattordicesima, infatti, è riconosciuta sia da molti Ccln che dall’Inps.
Tuttavia è bene rimarcare la differenza tra queste due tipologie di quattordicesima: mentre per i lavoratori dipendenti viene pagata direttamente dall’azienda, per i pensionati è l’Inps ad accreditare la quattordicesima sul conto corrente del titolare del trattamento previdenziale. Un’altra importante differenza sta nella data del pagamento di questo compenso economico: per i lavoratori, infatti, la data di accredito viene direttamente indicata nel Contratto collettivo nazionale di lavoro di riferimento, mentre per i pensionati è l’Inps a stabilirla.
Lavoratori – A decidere se viene corrisposta o meno sono i contratti collettivi. La data di erogazione non è fissa, ma varia in base agli accordi presi: di solito arriva tra la fine del mese di giugno e l’inizio del mese di luglio, prima delle ferie, e aiuta così ad affrontare le spese delle vacanze. Per scoprire se il proprio datore di lavoro è in ritardo con il pagamento basta consultare il Ccnl del settore in cui si è impiegati. L’importo è più basso rispetto a una mensilità ordinaria e si tiene conto dei 12 mesi di lavoro relativi all’anno precedente. Ci sono dei periodi di assenza che possono determinare la maturazione della 14esima come i congedi di maternità e paternità, oltre che matrimoniali, ma anche infortuni e malattie professionali.
Pensionati – La data di pagamento della quattordicesima, che spetta ai pensionati di almeno 64 anni che hanno un reddito complessivo fino a un massimo di 1,5 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti fino al 2016 e fino a 2 volte il trattamento minimo annuo del Fondo lavoratori dipendenti dal 2017, è la stessa per tutto il territorio nazionale e viene corrisposta insieme all’assegno previdenziale di luglio.

Pensioni Inps
IN ARRIVO LA QUATTORDICESIMA
Il prossimo mese, per alcune categorie di pensionati, sarà in arrivo la quattordicesima, il compenso economico aggiuntivo riconosciuto sia dall’Inps che da molti Ccnl. Con la nuova legge di Bilancio, è aumentata la platea di pensionati che ne potranno beneficiare, e l’importo per coloro che avevano diritto anche prima dell’ampliamento dei requisiti sarà più elevato. A partire dallo scorso anno, anche i ritirati dal lavoro nati prima del 1° gennaio 1954, quindi con più di 64 anni di età, con un reddito complessivo fino a due volte il trattamento minimo annuo, ossia poco più di 13mila euro, possono ricevere la quattordicesima. Vediamo più nello specifico di che cosa si tratta, chi ne beneficia e a quanto ammonta.
Per quattordicesima si intende quell’assegno pensionistico aggiuntivo che spetta ad alcune precise categorie. Chi può avere diritto deve infatti beneficiare di un trattamento pensionistico di anzianità, vecchiaia, anticipata, di invalidità o una pensione ai superstiti. Non ne ha titolo invece chi percepisce una pensione di invalidità civile, di guerra, un assegno sociale o una rendita Inail. La pensione di cittadinanza è invece una misura differente, trattandosi di un’integrazione al reddito.
Se prima era una prerogativa dei pensionati con una soglia di reddito da 750 euro mensili, ora questo limite è stato spostato fino a 1.000 euro. Le novità sulla quattordicesima hanno interessato fino a 3,3 milioni di pensionati.
Cos’è
È – come detto – una somma aggiuntiva al trattamento pensionistico corrisposto dall’Inps a luglio o a dicembre di ogni anno e introdotta dall’articolo 5, commi da 1 a 4, decreto-legge 2 luglio 2007, n. 81, convertito con modificazioni nella legge 3 agosto 2007, n. 127.
La quattordicesima compete ai pensionati di almeno 64 anni che hanno una situazione reddituale complessivo fino a un massimo di 1,5 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti fino al 2016 e fino a 2 volte il trattamento minimo annuo del Fondo lavoratori dipendenti dal 2017.
Come funziona
La legge di bilancio 2017 ha esteso il diritto alla somma aggiuntiva, nella misura prevista fino al 2016, a coloro che hanno un reddito compreso tra 1,5 e 2 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld). Inoltre è stato incrementato l’importo della somma aggiuntiva spettante a coloro che hanno una situazione reddituale complessiva pari o inferiore a 1,5 volte il trattamento minimo annuo del Fpld.
Il pagamento viene effettuato d’ufficio per i pensionati di tutte le gestioni sulla base dei proventi degli anni precedenti.
Per coloro che soddisfano le condizioni prescritte entro il 31 luglio dell’anno di riferimento, la prestazione viene liquidata sulla rata pensionistica di luglio. Invece, per coloro che perfezionano il requisito anagrafico richiesto dal 1° agosto in poi, la corresponsione è effettuata con una successiva elaborazione sulla rata di dicembre dell’anno di riferimento.
La quattordicesima viene riconosciuta in via provvisoria in presenza delle condizioni fissate dalla legge, e viene successivamente verificata sulla base dei redditi consuntivi non appena disponibili.
L’Inps mette a disposizione un servizio online per la consultazione del cedolino che comprende anche la quattordicesima.
L’importo dovuto sarà conseguentemente diverso a seconda del reddito pensionistico percepito. Per quanto attiene i ritirati dal lavoro con una pensione fino a 10.003,69 euro all’anno:
437 euro di quattordicesima con 15 anni di contributi versati;
546 euro di quattordicesima con 25 anni di contributi versati;
655 euro di quattordicesima con più di 25 anni di contributi versati.
Per quanto riguarda invece i ritirati dal lavoro con una pensione che va dai 10.003,69 euro ai 13.338,26 euro:
366 euro di quattordicesima con 15 anni di contributi versati;
420 euro di quattordicesima con 25 anni di contributi versati;
504 euro di quattordicesima con più di 25 anni di contributi versati.

Inps
CONTRIBUTI VOLONTARI: ALLA CASSA ENTRO IL 1° LUGLIO
Scade lunedì 1° luglio (essendo il 30 giugno domenica) il temine ultimo utile per il pagamento dei contributi volontari riferito al primo trimestre (gennaio – Marzo) di quest’anno.
Nel 2019 per coprire un anno di contribuzione volontaria occorre una spesa minima di 3.521,23 euro. E se si è stati autorizzati dopo il 31 dicembre del 1995 si dovrà spendere 547,39 euro in più (in totale 2.973,84 euro). Il 1° luglio dunque – come detto – è l’ultimo giorno utile per il pagamento relativo al trimestre gennaio-marzo, primo dei quattro appuntamenti di quest’anno (gli altri tre sono fissati al 30 settembre, 31 dicembre e 31 marzo 2020). L’aumento, pari all’1,1%, rispetto al 2018, è dovuto alla nuova lievitazione delle retribuzioni di riferimento, aggiornate allo 0,20% per via dell’inflazione. La circolare Inps n. 42 pubblicata il 13 marzo 2019, ha pertanto aggiornato gli importi per i versamenti volontari dovuti per il 2019, alla luce della rivalutazione delle pensioni intervenuta a gennaio 2019 con il quale, ricordiamo l’importo dei trattamenti di quiescenza e assistenziali è stato adeguato al tasso di inflazione pari all’1,1% per il 2018. Lo stesso è stato fatto per il calcolo dell’importo dei contributi volontari. La «volontaria» coinvolge numerosi ex lavoratori (soprattutto donne) che hanno scelto di continuare l’assicurazione pagando in proprio, con lo scopo di maturare comunque il diritto alla pensione. La contribuzione volontaria infatti rappresenta uno strumento molto utile per chi vuole andare in quiescenza; con il versamento dei contributi volontari, difatti, coloro che hanno cessato – o comunque interrotto – un’attività di lavoro, possono assicurarsi il perfezionamento dei requisiti necessari ai fini del raggiungimento del diritto alla pensione, o anche per incrementare il montante contributivo e – di conseguenza – l’importo dell’assegno previdenziale.
A differenza dei contributi figurativi, accreditati gratuitamente dall’Inps su richiesta dell’interessato, per il versamento dei contributi volontari c’è un onere da corrispondere che dipende dalla retribuzione del lavoratore, nonché dal settore di appartenenza.
Da un’occhiata sommaria alle tabelle, i cui nuovi parametri sono indicati nella predetta apposita circolare Inps, (la n.42 del 13 marzo 2019), si nota facilmente come costa sempre di più «farsi» una pensione da soli, per chi si è ritirato prima del tempo dall’attività lavorativa. Non solo, ma in passato la sola autorizzazione al versamento ha costituito un ottimo scudo per difendersi dalle novità in materia di requisiti pensionistici. Dopo la riforma Monti-Fornero, ora non è più così.
Valori 2019. Le somme da versare differiscono a seconda della decorrenza dell’autorizzazione: prima o dopo dicembre 1995. L’ammontare del contributo volontario si ottiene, infatti, applicando alla retribuzione di riferimento (quella dell’ultimo anno di lavoro) l’aliquota contributiva vigente che per gli ex dipendenti è pari al 27,87%, se autorizzati sino al 31 dicembre 1995, e al 33% per tutti gli altri autorizzati successivamente.
Esiste anche una retribuzione base (minimale), pari al 40% del minimo di pensione mensile. In altri termini, per il 2019, con un minimale di retribuzione settimanale pari a 205,20 euro, il contributo non può essere inferiore a 57,19 euro per i soggetti autorizzati fino al 31 dicembre 1995 e a 67,72 euro per le autorizzazioni successive. Questi importi sono da intendere per il riscatto di una settimana lavorativa. Il pagamento dei contributi volontari può avvenire in tre modi diversi:
1) utilizzando il bollettino Mav (pagamento mediante avviso);
2) online, sul sito internet www.inps.it;
3) telefonando al numero verde gratuito 803.164, utilizzando la carta di credito;
Uno scudo perforato. La possibilità di versare volontariamente in occasione delle precedenti riforme ha sempre costituito una vera e propria polizza assicurativa. A cominciare dall’elevazione del minimo di contributi richiesto per la vecchiaia, innalzato da 15 a 20 anni dalla riforma Amato del 1993, dove è prevista la conservazione dei «vecchi» 15 anni in favore dei soggetti autorizzati alla prosecuzione volontaria entro il 31 dicembre 1992. Per non parlare dei famosi «blocchi» temporanei delle pensioni di anzianità, avvenuti più volte tra il 1994 e il 1998, che in questi casi non hanno trovato applicazione,
Ora la musica è cambiata. Solo un ristretto numero di contribuenti volontari è infatti riuscito a rientrare nella schiera dei cosiddetti “salvaguardati” dall’inasprimento dei requisiti pensionistici della riforma Fornero. Ciò non toglie che la richiesta di autorizzazione alla volontaria, alla cessazione o sospensione dell’attività lavorativa, sia inutile. Non costa nulla e non è comunque impegnativa.

Carlo Pareto 

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