mercoledì, 23 Ottobre, 2019

Pensioni minime su dell’1.2%

6

Da gennaio scatta la perequazione

E’ ormai ufficiale l’1,2% in più per la cosiddetta perequazione automatica delle pensioni 2014. Nel pieno della discussione sul ripristino dell’indicizzazione, sia pur ridimensionata delle rendite dei più anziani, prevista dal testo della legge di stabilità approvato nelle scorse settimane dal senato, la vita prosegue. A fissare il tasso provvisorio è stato il decreto interministeriale (Economia-Lavoro) del 20 novembre, pubblicato nella G.U. del 29 novembre. Il precedente adeguamento risale al gennaio 2013, nella misura del 3%, valore confermato dai dati definitivi, come si legge nello stesso provvedimento ministeriale.

Ciò vuol dire che questa volta, a differenza di quanto avvenuto lo scorso gennaio, non si dovrà procedere ad operare alcun conguaglio. L’indice definitivo dell’inflazione 2013 si potrà naturalmente conoscere solo a fine dicembre. Intanto l’Inps si sta preparando al rinnovo dei mandati di pagamento sulla base appunto del dato provvisorio. Per quanto attiene le pensioni minime, con l’incremento dell’1,2% l’importo del trattamento minimo passa da 495,43 a 501,38 euro al mese. Con l’aggiornamento Istat sale anche l’assegno sociale, la rendita assistenziale corrisposta agli ultrasessantacinquenni sprovvisti di altri redditi, introdotta dalla riforma Dini (legge n. 335/1995) in sostituzione della vecchia pensione sociale, che oscilla da 442,30 a 447,61 euro al mese. Mentre la pensione sociale, ancora vigente per i titolari della stessa al 31 dicembre 1995, raggiunge quota 368,88 euro mensili.

E’ appena il caso di precisare al riguardo, che la perequazione automatica (regolamentata dall’art. 1, della legge n. 388/2000, la Finanziaria 2001) viene attribuita sulla base della variazione del costo della vita, con cadenza annuale e con effetto dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento; più in particolare, la rivalutazione si commisura al rapporto percentuale tra il valore medio dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati relativo all’anno di riferimento e il valore medio dello stesso indice relativo all’anno precedente.

La percentuale di aumento per variazione del costo della vita (la cosiddetta «scala mobile») si applica: per intero sull’importo di pensione non eccedente il triplo del minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti; al 90% per le fasce di importo comprese tra il triplo e il quintuplo del minimo; al 75% per le fasce d’importo che sforano il quintuplo del minimo. L’ormai famoso decreto salva Italia (legge n. 214/2011) prefigurava, per il biennio 2012-2013, il congelamento della perequazione per i trattamenti pensionistici superiore a tre volte il minimo Inps. Per cui, nel 2013 soltanto gli assegni di importo (al dicembre 2012) sino a 1.443 (tre volte il minimo) sono stati indicizzati (più 3%). Con la nuova legge di stabilità, invece, dal 2014, dunque, il blocco sarebbe dovuto scomparire, con il ripristino della precedente normativa.

Ma così non è. Stando alla versione licenziata da Palazzo madama, con la legge di Stabilità 2014, fermo restando l’adeguamento al 100% per le pensioni fino a 3 volte il minimo, si scende al 90% per i trattamenti fra 3 e 4 volte; al 75% per gli importi compresi fra 4 e 5 volte; e al 50% per quelli che spalfonano 6 volte la medesima soglia di riferimento (solamente per il 2014 viene esclusa ogni rivalutazione). Inoltre, il nuovo meccanismo di rivalutazione non avverrà più a scaglioni come prima. Questo significa che le riduzioni, quando prospettate, riguardano l’intero assegno e non solo la parte eccedente il livello garantito. Tradotto in numeri, l’adeguamento di gennaio 2014, dopo il ripristino rivisitato del meccanismo, sarà in pratica così articolato:

più 1,2% (100% dell’indice Istat) sulle pensioni d’importo mensile sino a 3 volte il minimo di dicembre 2013 (1.487 euro);

più 1,08% (90% dell’indice) per quelle d’importo mensile compreso tra 3 e 4 volte il minimo (da 1.487 a 1.982 euro);

più 0,90% (75% dell’indice) per quelle d’importo mensile compreso tra 4 e 5 volte il minimo (da 1.982 a 2.478 euro);

più 0,60% (50% dell’indice) per quelle d’importo mensile compreso tra 5 e 6 volte (da 2.478 a 2.973 euro).

Nessuna rivalutazione, infine, per le quote di trattamento d’importo superiore 2.973 euro.

Le pensioni 2014 minime

Pensione sociale                            euro 368,88

Assegno sociale                                =   447,61

Trattamento minimo                        =   501,38

Pensioni 2014 superiori al minimo

Impo assegno al 12/2013                      Aumento

Fino a euro 1.487                            +1,2% (100% Istat)

Da 1.487 a 1.982 euro                     +1,08% (90% Istat)

Da 1.982 a 2.478 euro                     +0,90% (75% Istat)

Da 2.478 a 2.973 euro                     +0,60% (50% Istat)

Oltre 2.973 euro                                0.

Con Ichino per costruire tutele sul mercato del lavoro

Due giuslavoristi italiani fra i più autorevoli, ancorché di diverso orientamento politico, Michele Tiraboschi (allievo di Marco Biagi e collaboratore di fiducia di Maurizio Sacconi quando era ministro del Lavoro) e Pietro Ichino (ex senatore del Pd, ora di Scelta Civica, e sostenitore di Matteo Renzi) arriva un singolare invito: unire le forze per cooperare e arrivare, anche grazie al concorso di chi vorrà fornire il proprio contributo, all’individuazione delle soluzioni migliori per rendere più snella e leggibile la legislazione sul lavoro di fonte nazionale. L’obiettivo è quello di costruire una vera e propria proposta bipartisan, anche grazie all’apporto di chi come imprenditori, lavoratori, manager, consulenti, ricercatori possa e voglia dare un contributo in termini di idee e osservazioni.

Chi avesse infatti voluto contribuire a questo lavoro, poteva inviare una mail a tiraboschi@unimore.it entro il 2 dicembre scorso. Semplificare le norme e gli adempimenti formali in materia di lavoro: è una delle richieste più pressanti che arriva dal mondo produttivo, che sconta anche in termini di perdita di competitività sul mercato internazionale l’eccessiva frammentazione legislativa sul lavoro. Insieme al lavoro quindi due orientamenti diversi ma adesso convergenti per semplificare le norme sul lavoro, anche se in passato sono stati promotori di proposte, anche radicalmente contrapposte di semplificazione delle regole sul lavoro. Michele Tiraboschi e Pietro Ichino, hanno virtuosamente unito le forze per arrivare a una proposta bipartisan.

“I testi su cui abbiamo lavorato io e Ichino in questi ultimi dieci anni – ha spiegato a Labitalia Michele Tiraboschi – hanno molte differenze tecniche e tuttavia si basano sullo stesso spirito di modernizzazione del quadro legale. E’ davvero paradossale che le leggi del lavoro non piacciano più tanto alle imprese quanto ai lavoratori, sintomo di una stagione superata e di un radicale mutamento dei modi di lavorare e produrre che deve trovare ora una nuova disciplina legale. Su questi siamo entrambi impegnati da anni con una progettualità che si è consolidata e che poco alla volta sta aggregando consenso e interesse”. Un fenomeno interessante, soprattutto se si considera, ha osservato il giuslavorista che insegna all’Università di Modena e Reggio Emilia, il “contesto culturale di conservazione del nostro sistema di relazioni industriali”.

C’è anche un altro aspetto che accomuna il lavoro di ricerca dei due studiosi: “Sia io che Ichino – ha aggiunto Tiraboschi – crediamo che le tutele vadano costruite sul mercato del lavoro e non nel solo contratto, dando luogo a efficienti servizi al lavoro, a una formazione di qualità pensata in termini di esiti dei percorsi e non di formalismi, ad ammortizzatori sociali generosi ma legati a severe regole di erogazione tra cui l’impegno del percettore a percorsi formativi e alla accettazione di offerte di lavoro congrue. In terzo luogo – ha puntualizzato – ci accomuna una cultura riformista che vede nella autonomia privata del lavoratore moderno un valore e non disvalore”.

Dall’appello lanciato dai due giuslavoristi a collaborare alla stesura della semplificazioni, sta già emergendo “un risultato per certi versi inaspettato, non solo in termini di largo consenso circa il progetto ma anche di disponibilità a cooperare e concorrere al lavoro, questo da parte non solo di colleghi, esperti e cultori della materia, ma anche e principalmente di operatori, consulenti, uomini e donne di imprese a cui si sono uniti i soci di Adapt che rappresentano le parti sociali e imprese qualificate e rappresentative dei diversi settori e del tessuto produttivo italiano. In meno di una settimana sono difatte arrivate oltre 200 adesioni qualificate a livello individuale a cui si sono associati i dottorandi della Scuola di Adapt”.

A dividere, anche con una certa vis polemica, Tiraboschi e Ichino, è stata invece la proposta avanzata da Matteo Renzi di contenere in soli 60-70 gli articoli del codice del lavoro. “Questo è un punto che ci ha visto divisi – ha riferito Tiraboschi – e su cui dovremo lavorare molto nei prossimi cento giorni. Semplificazione non significa banalizzazione e non significa neppure negazione della complessità e dei corpi intermedi quanto maggiore libertà di azione per lavoratori e imprese nell’ambito di un nucleo di diritto fondamentali e indisponibili di derivazione costituzionale ed europea. Oltre alla legge occorre una nuova cultura del lavoro in chiave cooperativa e partecipativa con robusti sistemi bilaterale di confronto tra le parti sociali”, ha concluso.

Carlo Pareto

                                            

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply