lunedì, 13 Luglio, 2020

CHIACCHIERE E PENSIONI

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Inps

Le pensioni sono stati uno dei punti centrali della campagna elettorale della Lega che ha giurato di smantellare punto per punto la legge Fornero colpevole, a detta di Salvini, di ogni male. Al suo posto sta prendendo piede l’ipotesi della cosiddetta quota 100. Si va in pensione quanto la somma tra l’età anagrafica e quella contributiva arriva a 100. Le perplessità in merito all’introduzione di questa soluzione sono tante. E non solo per la platea di lavoratori che potrà accedere all’assegno pensionistico, secondo il piano programmatico dell’esecutivo, ma anche per l’importo della pensione stessa che ciascun lavoratore andrà a percepire. E proprio qui nascono le perplessità in merito all’introduzione della nuova quota 100 per tutti. La quota 100 non sarebbe infatti conveniente per le nuove generazioni che, come purtroppo ben sappiamo, sono costrette ad affrontare i problemi relativi alle loro carriere discontinue. Inoltre, l’introduzione della quota 100 per tutti andrebbe a ribassare l’importo mensile della pensione spettante al lavoratore.

Contrario alla quota 100 il segretario della Uil Carmelo Barbagallo che ha parlato di “rischio boomerang” nei confronti delle nuove generazioni, le quali devono convivere con lunghi periodi di inattività, un ingresso tardivo nel mondo del lavoro e carriere discontinue, dove vige la regola non scritta dell’alternanza lavoro-disoccupazione. Durante la campagna elettorale, sia il Movimento 5 Stelle che la Lega Nord hanno parlato di abolizione della legge Fornero come punto dirimente. La posizione di entrambe le forze politiche, oggi al governo, si è ammorbidita, anche se Salvini è solito usare spesso il concetto di “smantellare pezzo per pezzo” l’attuale riforma previdenziale.

Carmelo Barbagallo, fa alcuni conti e immagina come punto di riferimento la spesa da 70 miliardi che il governo dovrebbe affrontare qualora realmente si scegliesse la strada della cancellazione della Fornero. La linea di pensiero della Uil può essere così riassunta: sì a modifiche alla legge Fornero, no ad un suo taglio netto. La misura cardine che la Uil continua a difendere come sindacato è l’introduzione della pensione anticipata una volta raggiunti i 63 anni di età, la stessa età (salvo adeguamenti automatici dell’aspettativa di vita) richiesta oggi per accedere all’Ape social e all’Ape volontaria, due misure – quest’ultime – in bilico con il nuovo governo. Il problema è che le riforme costano. E quando si parla di pensioni costano anche molto. La legge Forneno è entrata in vigore in un momento particolare della storia repubblicana, per evitare il collasso del Paese dopo 4 anni di governo Berlusconi. Il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Di Maio ha la sua ricetta per trovare i soldi. Il taglio dei vitalizzi e la revisione  delle pensioni d’oro.  ”È pronto un provvedimento – dice Di Maio – per creare un fondo in cui far confluire i tagli ai vitalizi e alle pensioni d’oro da destinare ai pensionati minimi”. È sempre facile fare propaganda. I soldi che si ricaverebbero dai vitalizi sono evidentemente poca cosa rispetto alla mole di risorse necessarie per le promesse elettori di Salvini e company. Soldi a cui si sommano alle risorse necessarie per le altre “priorità” lanciate nel Contratto come reddito di cittadinanza e flat tax.

Luigi Grassi

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