martedì, 10 Dicembre, 2019

Pensioni, una su cinque in pagamento da oltre 20 anni

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Inps e Telefono Rosa
INSIEME CONTRO LA VIOLENA SULLE DONNE
Lo scorso 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è stato sottoscritto l’Accordo di collaborazione tra Inps, rappresentato dal Presidente Pasquale Tridico, e l’Associazione di volontarie Telefono Rosa, rappresentata dalla Presidente Maria Gabriella Carnieri Moscatelli. L’obiettivo dichiarato dell’Accordo, siglato a Roma, presso Palazzo Wedekind, è quello di offrire consulenza alle donne vittime di violenza di genere.
L’iniziativa, che rientra nell’ambito del progetto “Inps per tutti”, prevede dei punti di consulenza, inizialmente a Roma, Napoli e Torino. In questi info point, tramite l’Associazione Telefono Rosa, le donne vittime di violenza saranno raggiunte da funzionarie dell’Istituto per la valutazione di eventuali diritti a prestazioni.
L’Accordo, inoltre, prevede la formazione del personale Inps da parte dell’Associazione Telefono Rosa, sia per la sensibilizzazione dell’accoglienza delle donne in difficoltà sia per la gestione dell’aggressività di genere da parte dell’utenza.

Pensioni
UNA SU CINQUE IN PAGAMENTO DA OTRE 20 ANNI
Tra i numerosi dati che più colpiscono del settimo Rapporto sul Bilancio del sistema previdenziale italiano curato da Itinerari Previdenziali c’è sicuramente quello che riguarda la longevità dei nostri pensionati. A fine 2018, infatti, risultavano in pagamento da oltre 38 anni più di 653mila trattamenti previdenziali. Mentre erano circa 3,5 milioni le pensioni in pagamento da più di 26 anni. Una su cinque è in pagamento da oltre 20 anni. È il mondo dei tantissimi baby pensionati – riporta il Sole 24 ore – usciti con meno di vent’anni di contributi, o degli oltre 500mila prepensionati del settore privato che hanno guadagnato l’assegno Inps grazie alle tante crisi aziendali di fine secolo e prima che la raffica di riforme adottate dal 1992 in avanti mettesse qualche freno alla diligenza in corsa. Ma chi è salito su quella diligenza ha compiuto un viaggio lunghissimo che continua a percorrere ancora, grazie a una longevità senza pari in Occidente.
Sale il rapporto tra lavoratori e pensionati
Se le pensioni, storiche, gravano come un enorme masso sulla tenuta complessiva del sistema, due dati positivi registrati sempre a fine 2018 fanno invece un poco sperare. Il primo: il numero dei pensionati rilevato è risultato il più basso degli ultimi 22 anni: 16.004.503, mentre il numero dei lavoratori attivi regolari che versano i contributi e le imposte è stato il più alto di sempre con 23.214.949, superiore anche al record del 2008, ultimo anno positivo prima della grande crisi. Secondo dato positivo: il nevralgico rapporto tra lavoratori attivi e pensionati si porta a 1,435, in pratica la migliore performance degli ultimi 22 anni. Tutto bene quindi? Non proprio, atteso che molti degli attivi hanno contratti precari, redditi bassi e carriere discontinue. E, malgrado ciò, con i loro contributi finanziano prestazioni di quiescenza in molti casi più congrue di quanto un sano equilibrio attuariale vorrebbe.
Senza assistenza il sistema tiene
Al riguardo, gli analisti di Itinerari previdenziali vanno però oltre. Se dal numero di 16.004.503 pensionati – scrivono – si sottraggono i titolari di assegni e pensioni sociali, pensioni di guerra e percettori di prestazioni di invalidità e indennità di accompagnamento per un totale di 3.723.945 pensionati totalmente o parzialmente assistiti e circa 280.000 delle 716.213 pensioni indennitarie, per un totale di 4 milioni, il rapporto attivi pensionati vero, cioè pensionati previdenziali su lavoratori attivi che versano i contributi, passa da 1,435 a 1,94. Un dato che lecitamente autorizza a parlare di “tenuta del sistema”.

Da gennaio 2020
CAF: IN ARRIVO UNA VALANGA DI DICHIARAZIONI
A gennaio si rischia un vero e proprio assalto ai Caf che potrebbe metterne a rischio la regolare attività. Si stimano afflussi pari a tre volte la media registrata negli anni passati per compilare la dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) necessaria per la richiesta dell’Isee che servirà ai precettori del reddito e della pensione di cittadinanza, al rinnovo dei bonus sociali (energia, gas e idrico), del bonus per gli asili nido e – se ci sarà la riedizione – del saldo e stralcio dei debiti. Con l’aggiunta di quanti si recheranno agli sportelli dei centri di assistenza fiscale per chiedere informazioni per il debutto dell’Isee precompilato.
Più di 2 milioni le Dsu attese
La Consulta dei Caf si attende richieste per circa 2,2 milioni di Dsu, rispetto alle circa 700mila degli anni precedenti, dato che considerando i 22 giorni lavorativi sarebbe pari ad un flusso giornaliero medio di 100mila dichiarazioni. I percettori del RdC/PdC devono tramettere una nuova Dsu a gennaio, in quanto l’Inps per il calcolo dell’importo di febbraio dovrà verificare l’esistenza di un Isee aggiornato, senza il quale il sussidio verrà sospeso: al 31 ottobre risultavano 978mila nuclei che beneficiano del sussidio.
A ciò va sommato il rinnovo delle domande di bonus per energia, gas e servizio idrico che terminano l’agevolazione al 31 dicembre 2019, una platea di oltre 1 milione di utenti. Essendo le scadenze spalmate nei dodici mesi, la Consulta dei Caf valuta che a gennaio 2020, per non interrompere l’agevolazione, a presentare una nuova Dsu saranno in circa 90mila.
Il bonus asilo nido
C’è poi il bonus asilo nido: in questo caso si stima che oltre la metà dei possibili beneficiari inoltrerà la Dsu a gennaio (200mila). E la possibile riedizione del “saldo e stralcio” dei debiti per chi è in difficoltà economica, a condizione che l’Isee del nucleo familiare non superi i 20mila euro. In questa fattispecie si ipotizza, a fronte dell’ultimo invio di comunicazioni di ottobre dell’Agenzia delle Entrate per oltre 700mila posizioni, un incremento delle presentazioni delle Dsu a gennaio per oltre 200mila utenti. Questo bacino di utenza in parte andrà ad aggiungersi e in parte a sovrapporsi agli oltre 700mila che tradizionalmente a gennaio si rivolgono agli sportelli dei Caf, senza dimenticare quanti si recheranno per avere informazioni sull’Isee precompilato.
Allarme della Consulta dei Caf per il rischio ingorgo
“Confermiamo l’impegno dei Caf ad assicurare l’assistenza ai cittadini, ma il rischio è che a gennaio non saremo nelle condizioni di svolgere i servizi, di fronte a una simile ondata di afflussi” hanno di recente dichiarato i coordinatori della Consulta, Massimo Bagnoli e Mauro Soldini.
Le richieste avanzate
Due le richieste avanzate dai Caf. La prima è di ordine economico: per il 2019 la convenzione con l’Inps ha assegnato 82 milioni per gestire l’Isee e dai risparmi di gestione dell’Istituto sono stati reperiti ulteriori 11 milioni circa, mentre 35 milioni sono stati stanziati dalla scorsa legge di Bilancio anche per far fronte alle incombenze legate al reddito di cittadinanza. “Per il 2020 nella manovra non c’è alcuno stanziamento per consentire ai Caf di proseguire l’attività – hanno evidenziato i due coordinatori – e ciò è molto rischioso, perché se non ci saranno finanziamenti certi a partire dal 2020 per importi anche superiori a quelli del 2019, non avremo le risorse per svolgere le prestazioni per i cittadini”. In questo contesto dalla Consulta dei Caf arriva la proposta “per un avvio morbido dei nuovi adempimenti previsti per gennaio, concedendo ai cittadini una moratoria per chi non presenterà l’Isee aggiornato nei termini previsti”.

Per la prima volta
IL MENTAL COACH ENTRA NEL WELFARE AZIENDALE
Per la prima volta il mental coach per la crescita personale entra nel mondo del welfare aziendale. Merito dell’accordo recentemente stretto fra Up Day, presente da più di trent’anni nel mercato dei buoni pasto e tra i principali provider di servizi di welfare aziendale, e il Gruppo Hrd, la società fondata da Roberto Re che dal 1992 si occupa di corsi di formazione a più livelli.
In virtù di questa partnership, sono entrati a far parte del catalogo di corsi offerti dalla piattaforma ‘Day welfare’ anche i seminari sulla gestione delle emozioni, sulla leadership, sull’orientamento ai risultati e su molti altri aspetti della crescita personale. Un programma formativo che ha già riscosso un enorme successo in aula: sono oltre 350.000 i partecipanti ai corsi di Roberto Re dalla fondazione a oggi.
“Alla base di quello che insegno nei miei seminari e nei miei corsi – ha detto all’Adnkronos Re – c’è il concetto dell’equilibrio, poiché da quello deriva in gran parte la qualità della propria vita. Conciliare sfera professionale e personale oggi è un obiettivo che quasi tutti si pongono comprese le aziende che mirano a creare un ambiente sempre più confortevole per i propri dipendenti”, ha commentato Roberto Re, fondatore del Gruppo Hrd e capostipite dei mental coach in Italia.
“Il welfare aziendale – ha proseguito – rappresenta una spinta significativa al raggiungimento di questo obiettivo, sul modello di quanto già accade nei Paesi scandinavi, da sempre attenti al benessere di impiegati e famiglie. L’accordo con Up Day oggi ci permette di offrire l’accesso a una serie di corsi e videocorsi con cui migliorare il proprio rendimento, i risultati e il proprio ‘wellness’ in generale”.
“Siamo orgogliosi – ha da parte sua affermato Paolo Gardenghi, responsabile Area Welfare di Up Day – di poter includere nella nostra proposta di welfare aziendale i corsi di formazione del Gruppo Hrd e di Roberto Re: tra le esigenze riscontrate dai beneficiari del nostro servizio, infatti, abbiamo rilevato una forte richiesta di sviluppo formativo personale”.
“Il welfare può e deve servire anche per la propria crescita, al fine di una maggiore consapevolezza delle proprie possibilità e per affrontare meglio le sfide che il mondo lavorativo ci pone davanti. Poter offrire la competenza di alto profilo di Roberto Re e del suo team è un’opportunità da cogliere al volo”, ha concluso.

Carlo Pareto

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