sabato, 23 Gennaio, 2021

Per i socialisti la sfida deve essere il bene del Paese, non dei litigiosi leader

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Se non usciremo presto dalla strettoia delle tifoserie, per ritornare sulla strada della politica, il focolaio nordamericano protagonista della scena mediatica mondiale negli ultimi giorni finirà per trovare terreno fertile anche da noi.

E’ questa in sintesi la risposta immediata che consegno a Mauro Del Bue che con il suo editoriale di ieri sull’Avanti On Line ci interroga sul particolare e contingente attivismo di Matteo Renzi di queste ultime settimane e sulla conta dei suoi autogoal.

A parte i tifosi nessuno ha voglia di riflettere sull’essere contro o d’accordo con Renzi. Ciò su cui ci interroghiamo tutti è su come al meglio interpreteremo questa fase tanto complessa quanto inedita.

Poco senso ha il ragionamento sui miliardi di euro suddivisi tra le varie “missioni”, se siano pochi o tanti; affermare a priori che 18 miliardi per la sanità sia un peso adeguato, cui aggiungere i 36 del MES rispetto alla cifra di 9 miliardi, non ha alcun significato se non capiamo cosa vogliamo fare della sanità italiana.

Non è la quantità o la fonte di provenienza del finanziamento ma la qualità della sua destinazione che conta e, per dirla tutta, sulla materia della sanità penso che Renzi e il suo Governo non siano proprio al top della ideale classifica dei più attendibili per esprimere opinioni sulla materia, considerato che la debolezza del sistema sanitario italiano ha ricevuto l’ultima sonora stangata proprio con due suoi provvedimenti: il DM 70 del 2015 e la legge finanziaria 2016 con la quale è stato introdotto l’inconcepibile vincolo ragionieristico del pareggio di bilancio per ogni più piccolo presidio ospedaliero del Paese.

Solo Salvini e Berlusconi sono riusciti a fare peggio.

La conseguenza di quei provvedimenti i cittadini la conoscono bene: la chiusura di numerosi presidi ospedalieri in tutte le Regioni italiane, a partire dalla Lombardia.

 

Oggi ci serve tutt’altra visione e capacità.

Il cruccio strategico principale in questa fase deve essere il ritorno in campo della politica, quella che Mauro Del Bue, nella sua ultima opera editoriale “L’Unità”, non riconosce a chi interpreta erroneamente il suo ruolo “vivendo di sfide”. Come fare a non essere d’accordo con il Del Bue pensiero di pagina 246 del suo libro, dove afferma che: “…generalmente quando i più grandi perdono è per sempre. Non c’è rivincita”.

Oggi il Paese ha bisogno di sentirsi avvolto in un tessuto politico capace di proteggerlo dalle intemperie di una crisi socio-economica profonda, anziché continuare a vivere l’ansia di chi poi alla fine si “appatta” comunque.

Per i socialisti è la sfida dell’Italia che interessa, non certo quella dei suoi pretendenti leader!

 

Livio Valvano

Portavoce Psi

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