lunedì, 20 Gennaio, 2020

Per il XX anniversario della morte di Bettino Craxi

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Oggi, a vent’anni dalla sua morte, celebriamo ad Hammamet, uniti sulla sua tomba, il più
glorioso dei nostri militanti, Bettino Craxi: il Partito e l’Italia furono la sua vita.
A proposito del Partito, Bettino diceva: “La questione centrale per il PSI, se vuole crescere nel consenso, e lo deve per poter sviluppare pienamente la sua politica, è la costruzione di un partito moderno; è la sua rinascita organizzativa, nonchè la ripresa di una forte iniziativa nella società e sui valori…”

“L’obiettivo deve essere quello di portare nel Partito il Paese vivo e, pertanto, c’è bisogno di consolidare nel Popolo la coscienza della propria dignità e del proprio valore…” “Un Partito del Popolo attivo, protagonista della propria storia, artefice dei processi di cambiamento e della modernizzazione…”
Lo sforzo di rinnovamento nel Partito e nella Società, in tal senso, fu il “Progetto” del 1978. Il tema fu ripreso e messo a punto nella Conferenza di Rimini del 1982, dove assurse a “biglietto da visita” per una candidatura socialista alla guida del Governo del Paese, obiettivo pienamente raggiunto nel 1983. La nostra non è una semplice “commemorazione”, ma un ricordo vitale dell’Uomo e dello Statista. Celebriamo infatti un nobile “Compagno” ed un grande “Statista”, che conquistò prestigio con la sua autorevolezza, con la sua virtuosa prova di governo, che vide convergere in essa antiche e nuove aspirazioni, buone possibilità di rinnovamento e di riforma della democrazia repubblicana nel riferimento non alla classe ma al popolo, riconoscendone la sovranità in assoluto, nella difesa strenua della libertà e della giustizia. La sua fu una politica di sostegno ideale e concreto alle cause di indipendenza, di liberazione, di giustizia, di riconoscimento dei diritti degli uomini in Italia e nel mondo, non attraverso le lotte di classe e di etnie, non con le rivoluzioni e le armi; ma con le riforme democratiche, con la diplomazia e con il dialogo. “Il dialogo è l’unico credibile ambasciatore di pace”, ripeteva spesso.

Certo una parte di questo difficile e complicato processo passò attraverso l’Internazionale
Socialista, a cui diede grande impulso insieme a Brandt, Mitterand e Gonzalez: dalla Commissione Disarmo al Bureau, al Presidium, al Sottocomitato dei partiti socialisti aderenti alla NATO. Tuttavia non si può negare che la presenza autorevole di Bettino ed il contributo costante, da lui offerto, resero più operativi ed efficaci questi organismi.

Il suo Socialismo liberaldemocratico e riformista trovò nell’antico cuore del socialismo passato la fonte di principi e di valori eterni ed universali a garanzia dei popoli e della democrazia, del progresso e del rinnovamento: così tornare al passato significò prepararsi al futuro.
Bettino guardò con particolare cura non più ai proletari (che non esistevano più ormai!), ma a quelle culture, a quegli strati sociali largamente pluralistici, rappresentanti di una maggioranza di cittadini che si configuravano e si proponevano come nuova ed interessante categoria sociale nel Paese. Questo significò ripensare e riorganizzare le tradizioni attraverso il cosiddetto “Illuminismo Riformista”.
“La sopravvivenza di memorie sane e gloriose”, sottolineava, “diventa sterile ed asfittica se non si sposa con le aspettative attuali, con i bisogni dell’oggi, con le esigenze del presente e con ciò che ci arriva dalle altre vite, dalle altre culture, dagli altri paesi democratici.”

Bettino Craxi fu aperto, disponibile all’ascolto di quelle voci che potessero concorrere alla realizzazione di un progetto politico il più possibile diretto a promuovere l’interesse pubblico, la crescita del Paese, la consapevolezza e la maturità dei cittadini.
Fu sempre pronto a sostenere le libertà individuali in una visione, come dire, “umanistica”, nel senso di vedere gli altri come opportunità di crescita e di progresso. Fu attento a salvaguardare “le responsabilità sociali” come vero strumento di difesa dei diritti e degli interessi dei cittadini contro la tirannide, le oligarchie e le demagogie. Pose come fine di ogni azione politica l’etica pubblica, la difesa della libertà e della democrazia da contrapporre “a tentativi di governo in nome del popolo, anziché eletto dal popolo”. La sua battaglia politica non fu di tipo tradizionale,
ma fu “un pensiero nuovo”:”la fiducia nella modernità”, intesa come dimensione in cui
convivono e competono cittadini liberi, popoli liberi, capaci di costruire “società aperte” non conflittuali, ma comunicanti tra loro nella costruzione dell’Avvenire di pace, di libertà, di giustizia e di benessere. Il suo si può definire un “Progetto Politico attenente alla libertà, alla parità, alla integrazione sociale, alla cultura delle regole”, che riguardano la vita, il lavoro, la giustizia, l’istruzione, la salute, la sicurezza, l’economia, il territorio e l’ambiente.

Ciò richiese il suo impegno personale nella lotta contro tutto ciò che ostacolasse tali possibilità. Fu protagonista indiscusso nella difesa dei diritti umani.
Ricordiamo il “Caso Moro”: contrariamente alla maggior parte dei dirigenti DC e PCI, nel 1978, Bettino Craxi propose “la trattativa” che conducesse ad una soluzione umanitaria per salvare a qualunque costo Aldo Moro, sequestrato dalle BR. Ma fu prontamente isolato dal resto della classe politica italiana, ad eccezione dei radicali e di una parte della sinistra non comunista.

La promozione e la difesa della pace in un quadro di sicurezza e di sviluppo mondiale costituì la direttrice principale della sua politica nazionale ed internazionale. Il governo Craxi s’impegnò nel rafforzamento delle condizioni di sicurezza in generale, sia nel consolidamento dei presupposti di quella nazionale attinenti più specificatamente alla collocazione geo-strategica dell’Italia.

− Ricordo, a tal proposito, il buono e fattivo apporto dato alla Alleanza Atlantica per il rilancio del negoziato sul disarmo al fine di favorire il dialogo e la distensione.
− Ricordo le “operazioni” per dare un crescente peso ai fattori politici ed economici nel realizzare “convergenze di interessi” tra i Paesi a diverso schieramento socio-politico: di qui gli scambi di visite, sin dal 1984, tra Italia e Ungheria, Rdt, Urss; i rapporti di buon vicinato con l’Austria e la Jugoslavia; l’intenso scambio di consultazioni con i paesi del Nord-Africa (Egitto, Algeria, Tunisia e Marocco) per coinvongerli nella lotta al terrorismo, nell’attuazione delle tensioni nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. In
particolare, nell’area mediterranea, l’Italia di Bettino si adoperò per la ricerca, con i paesi amici, di una migliore stabilità e della pace nella “regione”.

Al di là dell’azione svolta in seno all’Alleanza Atlantica, il Governo Craxi si preoccupò di far sentire la sua voce e di dare il suo contributo per un più stabile assetto degli equilibri politici mondiali.
− Mi riferisco alle “attività” in seno alle Nazioni Unite, ricandidando l’Italia a membro permanente nel Consiglio di Sicurezza; insistendo per una più equa assunzione di responsabilità di ciascuno dei paesi del Terzo Mondo. Così Bettino parlò a Parigi nel 1990: “Proponiamo ai paesi poveri del mondo un contratto di solidarietà, che rompa entro il 2020, il ciclo infernale della miseria e della fame”. Cosa si è fatto in trenta anni su questo fronte? Niente! il 2020 è arrivato e quei paesi sono disperati e affamati.
Craxi, nel suo discorso, ripercorse quelli che definì “i sentieri statistici della povertà, della fame e del sottosviluppo”: dall’America Latina all’Asia, dal Medio Oriente all’Africa subsahariana. Erano quattro per Bettino i nodi da affrontare che, ieri come oggi, turbano l’equilibrio ed il benessere della terra: le guerre, la povertà, il debito, il degrado ecologico ed ambientale. La ricetta proposta alle 150 delegazioni presenti fu “sviluppare una cooperazione con i paesi deboli sparsi nel mondo, per porre fine ai conflitti ed alleviare il debito, cominciando dai paesi che rispettavano i diritti umani.” La sua fu una scelta rivoluzionaria che evitava una migrazione disperata e proponeva una cooperazione tra Nord e Sud, tra Terzo Mondo e Paesi Sviluppati per una globalizzazione ben gestita.

Nel 1989 Craxi divenne Rappresentante del Segretario Generale delle N. U. e cominciò subito ad esplorare tutti i mezzi possibili per ridurre rapidamente il debito o, addirittura, ottenerne la cancellazione, approvata all’unanimità nel 1990 a New York nell’Assemblea delle N.U. Gli fu conferito, a questo punto, l’incarico di Consigliere Speciale per lo sviluppo, incarico che gli fu rinnovato nel 1992. Sappiamo bene quel che successe dopo!

Che cosa aveva intuito Bettino? Aveva capito che nel Mediterraneo l’Italia poteva giocare un’importante partita, poteva ottenere un ruolo primario, quello di “gestore politico ed economico”, realizzando una politica estera di pace e di sviluppo equilibrato in quell’area che egli definì “la cerniera del mondo”.
− Furono conclusi accordi-quadro di cooperazione economica, commerciale e tecnica per la promozione degli interessi del nostro Paese e dell’azione intrapresa dall’Italia per lo sviluppo con quasi tutti i paesi,dall’Est Europeo all’Asia, dall’America Latina all’Africa. Con alcuni paesi africani notevoli furono gli sforzi per incoraggiare gli imprenditori italiani ad investire in quei paesi. Si ottenne la “libera navigazione delle nostre navi nel Golfo Persico a tutela dei nostri interessi economici”. Notevole fu l’impegno di pace da
parte dell’Italia: attraverso la diplomazia si riuscì a far accettare la tregua ad Iran ed Iraq, favorita dal clima migliorato tra Usa e Urss. In ogni parte del mondo l’Italia di Bettino si mosse con prudenza ed equilibrio nella difesa dei diritti di libertà internazionalmente garantiti, adoperandosi per la distensione e la democrazia.
− In Cile, i socialisti italiani (in primo luogo Bettino Craxi), da sempre vicini ai democratici cileni, assicurarono ancora una volta il loro pieno appoggio e la loro solidarietà al popolo cileno verso il consolidamento del nuovo processo democratico in atto nel paese. Dopo le dimissioni del governo in carica, in vista delle elezioni presidenziali e parlamentari tra la fine del 1989 e l’inizio del 1990, in un clima di grande incertezza sugli esiti, l’unità delle forze democratiche e riformiste fu fondamentale per la buona riuscita di una difficilissima partita: isolare definitivamente il dittatore Pinochet.
− Non posso non accennare alla “Notte di Sigonella”, quando Craxi rese all’Italia “la sovranità”. Bettino, nella notte tra l’11 e il 12 ottobre del 1985, ordinò ai carabinieri di impedire con le armi (se fosse stato necessario!) che forze militari americane prelevassero quattro terroristi palestinesi da quella parte della base di Sigonella sottoposta alla giurisdizione italiana. La crisi iniziò con il sequestro della nave “A. Lauro” da parte di cinque terroristi palestinesi e con l’uccisione, da parte di costoro, di Leon Klinghoffer, un ebreo americano vecchio e disabile. La trattativa fu difficile e non impedì momenti di grande tensione, come quelli in cui gli Americani di Reagan intimarono all’Italia la consegna dei quattro terroristi (uno di loro era riuscito a dileguarsi) e di Abu Abbas, capo dell’FLP, coinvolto nella trattativa. Craxi rifiutò la consegna. La sua presa di posizione nel far valere la “sovranità” dell’Italia nel processare i terroristi, fu irremovibile: “…i reati sono stati commessi su una nave italiana, per cui spetta alla nostra giustizia italiana processarli”. I terroristi, infatti, verranno condannati all’ergastolo nel 1986 in Italia. Abu Abbas fuggi’ su un aereo di linea
jugoslavo da Fiumicino alla volta di Belgrado.

Reagan capì perfettamente le ragioni dell’Italia e di Craxi, tant’è che gli scrisse un’amichevole lettera, in cui ribadì la necessità di rinsaldare i rapporti di amicizia e di collaborazione tra i due paesi, al di là delle divergenze insorte, “visti i tempi”: l’Italia, infatti, era contesa tra Cia e Kgb. Craxi era convinto che l’Italia potesse conquistare un ruolo importante nei complessi equilibri in Medio Oriente e nell’Area Mediterranea. Furono anni difficili e complicati per la stabilità e la sicurezza nel Paese e per gli equilibri
internazionali. Oggi lo scenario del reale, attraversato dal rapido susseguirsi di scoperte scientifiche e
tecnologiche e da grandi sconvolgimenti politici, è molto mutato: da una parte si sono accumulati
rilevanti poteri economici, dall’altra sono emerse nuove esigenze sociali, nuove emarginazioni e
povertà, nuovi bisogni.Sono cresciuti il disaggio, la precarietà, l’insicurezza, la solitudine, la delinquenza organizzata su vasta scala. Scenario amaramente previsto da Bettino! Le “disuguaglianze”, a cui egli si oppose con forza, investono ancora oggi, marcatamente, il mondo intero, contrapponendo il Nord al Sud, l’Ovest all’Est, i ricchi ai poveri.
Il metodo da adottare per risolvere quella che egli definì la vera “questione sociale” è “la saldatura tra principio liberale della libertà individuale ed il principio socialista dell’uguaglianza. “Il metodo delle riforme”: la più grande rivoluzione pacifica dell’intera storia dell’umanità (secondo una bella definizione del sociologo e politologo tedesco Ralf Dahrendorf); il Socialismo Liberale di Eduard Bernstein, “al cui patrimonio di valori e di ispirazioni dobbiamo continuare ad attingere.” “Un patrimonio che ci permette di guardare avanti verso nuovi traguardi, verso una prospettiva d’avvenire”, affermava convinto.
La sua scommessa fu un ritorno alle radici dell’Italia moderna, cioè alle idee ed ai valori del Risorgimento e della Resistenza, donde si formò prima l’Italia una ed indipendente e poi, dal 1947, anche libera e repubblicana: “una specie di ritorno al futuro”.

L’Italia che “alza la testa”, che lotta per affermare e confermare la sua storia, la sua cultura, la sua
bellezza, la sua libertà, intelligenza e competenza non inferiori a nessuno; il suo diritto alla pari dignità nelle relazioni internazionali, nella difesa dei propri interessi politici ed economici;  “l’Italia Sovrana”.

Questo fu il “sovranismo” di Bettino Craxi, che io amo chiamare “amor patrio”, nel senso di devozione e fedeltà al proprio Paese. Bettino fu un italiano amante del suo paese; fu un “rivoluzionario” determinato e leale come tutti i veri socialisti e riformisti. Il Socialista che il 29 gennaio del 2000, a dieci gironi dalla sua morte, ricevette i ringraziamenti commossi, per il contributo dato alla causa della libertà della Grecia, del Portogallo, della Spagna e della Cecoslovacchia, dai dirigenti socialisti di questi paesi. Ricevette l’omaggio del rappresentante in Italia dell’OLP per lo straordinario contributo umanitario e democratico offerto alla battaglia per i “diritti dimenticati” del popolo palestinese, per il suo diritto all’esistenza. L’Uomo che riceve, in pellegrinaggio sulla sua tomba, l’omaggio di quegli italiani, nel cui cuore e nella cui memoria conserva un posto privilegiato. “Monsieur le President”, che i Tunisini accolsero e protessero amorevolmente, perennemente grati per tutto quanto Bettino, generosamente, elargì loro in termini di amicizia e di aiuti economici per lo sviluppo ed il progresso del loro paese.

Bettino fu un convinto democratico e non ebbe nulla da spartire con le destre liberiste e dittatoriali; come non ebbe niente in comune con la sinistra conservatrice. Da antico socialista interventista, dotato di profondo amor patrio, non avrebbe tollerato i secessionisti! L’idea di “unire i simili” nel rispetto delle loro peculiarità, cioè il Socialismo Riformista, il Cattolicesimo Democratico ed i Liberali, nell’interesse del Paese (sempre prioritario in lui), fu attuata al governo, ma sognata ed inseguita da lui in termini di partito, “Quell’idea non è stata ancora realizzata ne’si realizzerà mai senza una svolta ideologica vera, basata sul rispetto delle attualità emergenti, delle nuove consuetudini, delle nuove necessità, dei nuovi diritti delle
persone”: così egli, instancabilmente, scriveva dal suo esilio, dalla sua casa di Hammamet. Quanto ci suonano attuali quelle sue parole!

Dobbiamo riconoscere che Bettino, da analista eccezionale e lungimirante, aveva visto bene:”Il
Futuro si costruisce così”.

Francesca Frisano

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