venerdì, 23 Agosto, 2019

Per un’Italia ardita

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Il fascismo si affermò soprattutto mediante provocazioni strumentali, prima della guerra in senso opportunisticamente interventista, da parte di chi aveva già manifestato intenti pacifisti durante la guerra in Libia, dopo la guerra, contro chi era convinto che fosse stato un errore, a Fiume contro chi veniva tacciato di inutile velleitarismo, salvo poi adottare tutti gli slogan e la gestualità fiumana, durante lo squadrismo, quando si andava a cercare l’imboscato e il traditore della Patria la quale ovviamente doveva essere solo ed unicamente fascista, durante il regime contro chi non aveva la stessa concezione dello Stato che il fascismo pretendeva di avere, e anche durante il suo tragico epilogo, quando chi voleva una Patria diversa, basata su un concetto di Stato che fosse innanzitutto giusto e libero, veniva invece considerato un assassino della Patria stessa.
Ora invocare un passato di oramai più di settantanni fa, per focalizzare il presente, diciamolo con chiarezza, è un errore colossale. Oggi non ci sono fascisti, così come durante il fascismo non c’erano più né crispini né garibaldini. Può andar bene per il folklore, la nostalgia o la rievocazione storica, ma non per la politica

Però smascherare un metodo che può ripetersi in una storia che, tuttavia, non è mai la stessa, non solo è possibile, ma oltretutto necessario.
Il metodo della provocazione serve da sempre per suscitare una reazione e, giocando su di essa, con opportuno “vittimismo”, convogliare su di sé il consenso e il successo. Se valeva allora, nel primo dopoguerra con i reduci del confitto, vale tuttora quando si paragona un leader politico come Salvini a Mussolini o al fascismo. Si fa solo il suo gioco, che è quello di alzare i toni, suscitare reazioni sgangherate che evocano dittature fascistoidi, per poi reagire con il vittimismo e dire alla gente..vedete io sono tutt’altro che un fascista…sono uno di voi.
Chi scrive lo ha fatto notare più volte, dare del fascista a Salvini significa quasi “nobilitarlo” e, si badi, non perché il fascismo avesse qualcosa di nobile, tutt’altro, fece sprofondare l’Italia nell’abisso di una guerra fratricida, non solo nella ultima fase tragica del secondo conflitto mondiale, ma già dalla fine del primo, esso però aveva il senso dello Stato e dell’imprescindibile unità nazionale, che però veniva orrendamente identificata con un regime liberticida.

Salvini grida “prima gli italiani!”, ma vuole una Italia divisa da una autonomia differenziata che è l’anticamera del secessionismo. Lui la giustifica con il fatto che, in tal modo, verrebbero incentivati i meriti di ciascuna regione, favorendo il ricambio di potere e la fine delle clientele politiche, in nome di risultati basati su una maggiore efficienza, ma in realtà, la sostanza delle autonomie, che verrebbero riconosciute innanzitutto alle regioni del Nord, sarebbe quella di sottrarre nell’immediato risorse economiche al Sud, c’è chi ha quantizzato questa operazione in circa 40 miliardi. Esse, inevitabilmente, spingerebbero il Sud a reclamare, a sua volta, una sorta di autonomia basata sulla ricerca spasmodica di risorse aggiuntive che, nell’immediato, non potrebbero che provenire da fonti illecite o da incentivi da chi vuole mantenere basi militari strategiche in quella zona cruciale del Mediterraneo. Nella prospettiva di una decina di anni, tutto ciò porterebbe, con una propaganda incentivata da un sistema scolastico asservito alle direttive regionali, allo sfascio di un intero Paese la cui unità è costata sangue, sudore e sacrifici inenarrabili, le tombe dei martiri della Patria si scoperchierebbero e le anime di coloro che hanno dato la vita per l’Italia ci toglierebbero sonno e respiro.
Salvini ha fatto saltare il banco governativo in maniera mirata, non lo ha fatto quando non ha ottenuto le autonomie che voleva a tutti i costi, per non far credere che questa fosse la sua ragione fondamentale, dato che sa benissimo che la sua campagna elettorale ha il Sud come principale referente, lo ha fatto dopo il no sulla TAV che però ha seguito l’altro no sulle autonomie solo di poco..

Ha sfidato e sfida tuttora i suoi avversari per una immediata competizione elettorale, alzando progressivamente i toni delle sue provocazioni e contando proprio che i suoi avversari ci caschino.
Prima ancora che venisse fuori anche una sola ipotesi di governo almeno a tempo, alternativo, per dilazionare il voto, ha gridato all’inciucio, aspettandosi ovviamente che gli altri negassero sdegnosamente questa ipotesi.
Perché il suo obiettivo di pifferaio magico è proprio quello di portare tutti alle elezioni, far saltare il banco, ottenere il premierato e con quello sfidare anche l’Europa, facendo saltare pure il banco europeo, con effetti imprevedibili i quali, sommandosi alla crisi economica in atto, potrebbero persino rimettere all’ordine del giorno non solo conflitti economici, ma, nella fine dell’Europa Unita, addirittura scontri bellici.
C’è già il Papa che giustamente associa il sovranismo alle guerre, perché il sovranismo è l’equivalente del nazionalismo, il quale è tutt’altro che il patriottismo e ha già causato due guerre mondiali.

Fateci caso, Salvini non dice mai di essere un patriota, mai! Lui dice prima gli italiani, ma è perfettamente convinto come Klemens Von Metternich, che l’Italia sia solo una espressione geografica, sa benissimo che le risorse per il suo programma magari in Italia ci sono, ma solo per le regioni settentrionali, e non attende altro che creare sistemi scolastici, sanitari, amministrativi e magari anche fiscali differenziati tra Nord e Sud, per poter dire a chi non ha le risorse..vedete non le avete perché non siete capaci di crearle! Arrangiatevi!
E’ davvero incredibile che Zingaretti o Di Maio possano dire ora…non ce lo facciamo ripetere, noi corriamo alle elezioni! Incredibile, irresponsabile e davvero meschino di fronte ad un intero Paese che si aspetta invece stabilità, responsabilità, concretezza ed efficienza. Tutti scappano dagli esami della manovra di bilancio, sapendo benissimo che, quando si scappa dagli esami, si viene sonoramente bocciati! E non c’è appello che tenga!
Andando alle elezioni avremo un esercizio provvisorio di bilancio sgangheratissimo, l’aumento dell’IVA e con ogni probabilità anche sanzioni europee, tutto ciò si tradurrà nell’incendio del patrimonio privato degli italiani, in maggiori tasse, altri tagli inesorabili, forse persino di nuovo la tassa sulla prima casa, insomma nel costringere gli italiani a svendere i loro gioielli di famiglia.
Non vi è nulla di più antitaliano di tutto ciò, è una situazione di fronte alla quale sarebbe anche legittima una insurrezione nazionale, questa sì in nome di una Patria basata sulla Giustizia e sulla Libertà. Torna in auge il motto “Insorgere è Risorgere” che fu di GL e anche di Fiume di cui, guarda caso, ricorre proprio in questi tempi il centenario, con una Italia non molto meno sfasciata di quella di allora.

Le forze sane e responsabili del Paese devono unirsi per amore della Patria che è la madre santa degli italiani e che non esiste evocata da dittatori o pifferai ma, come diceva Mazzini, vive dove c’è democrazia, lavoro ed un sistema educativo uguale per tutti e aperto ad ognuno.
Questa Patria oggi ci chiama alla sacra responsabilità e ai sacri doveri di cittadini italiani, non alla corsa elettorale e nemmeno tanto alla rincorsa della riduzione dei parlamentari, ma soprattutto alla difesa dei beni comuni ed individuali degli Italiani, e a quella suprema del bene comune di tutti: l’Italia! Per un governo di responsabilità nazionale sotto l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica, supremo garante dell’Unità della Patria, e che duri almeno due anni.
Si formi dunque uno schieramento di patrioti, che non siano fuorviati dalle lusinghe dello scontro tra destra e sinistra, ma siano sensibili al bene comune della Patria comune, con quella giustizia che è paziente, operosa e tenace, che non vuole saltimbanchi né sfascismi, che sa commisurare con attenta consapevolezza e parsimonia i sacrifici a quei miglioramenti che possono consolidarsi nel tempo, soprattutto in campo fiscale, sanitario, educativo e commerciale.
L’Italia non ha bisogno né di pifferai né di topi che corrono loro dietro con livorosa impazienza, pronti a cadere nell’abisso delle provocazioni, l’Italia non ha nemmeno bisogno dei “sorci verdi” per i suoi cittadini, evocati dagli ennesimi tecnici messi a creare toppe improvvisate per vestiti più che logori, con l’unico risultato di sbrindellarli ulteriormente.
L’Italia ha necessità di autentici patrioti, duri, inflessibili, che non cedono alle illusioni ma che sanno unirsi in coorte, in schiera compatta, per difendere l’onore dell’Italia e dei cittadini italiani non solo davanti all’Europa ma in faccia a tutto il mondo con il loro orgoglio operoso. E quando la lotta si fa dura, è ora che i duri scendano in campo.

Cento anni fa gli Arditi che, prima di dividersi a causa della provocazione e strumentalizzazione fascista, furono compatti sia nell’assalto alle trincee nemiche fino alla vittoria, sia nella straordinaria impresa fiumana, cantavano.. “siam l’orgoglio mutato in coorte, per difender d’Italia l’onor”
Ecco, abbiamo bisogno oggi di una Italia Ardita! Che accenda la fiamma della Giustizia e l’ardore della Libertà. Avanti!

Carlo Felici

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