mercoledì, 8 Aprile, 2020

Perché condivido l’obiezione della Camusso

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Dunque il governo Renzi si appresta a tagliare l’Irpef per i redditi inferiori ai 1200-1500 euro mensili. Dopo un tira e molla sulla opportunità di tagliare l’Irpef o l’Irap il governo avrebbe optato per la prima. Ancora non è chiaro da dove ricavare i dieci miliardi che vengono ritenuti necessari. Si dice dalla spending review e dalla lotta all’evasione. Vedremo. Intanto la Cgil annuncia battaglia. Perché, in sostanza, sostiene la Camusso, tagliare l’Irpef e non le solo tasse sul lavoro dipendente, visto che in Italia esiste un’area di evasione fiscale ampia che porta a dichiarazioni dei redditi al di sotto dei 1500 euro anche di chi guadagna ben di più, è assurdo e iniquo. Tornano alla memoria, a tale proposito, i casi di imprenditori che dichiarano meno dei loro dipendenti, di gioiellieri che sostengono di guadagnare meno dei loro commessi, di dentisti alla fame, di avvocati senza un soldo. Ma anche di lavoratori dipendenti col doppio lavoro e dovremmo premiare anche costoro? Insomma censire la povertà attraverso i redditi denunciati in Italia pare impossibile. Sia per il lavoro autonomo, sia per quello dipendente. E questo per la verità è anche discutibile perché la priorità è oggi non dare più soldi a chi ha un lavoro, ma dare un lavoro a chi non ce l’ha.

Ho pensato alle tante battaglie che i socialisti riformisti hanno condotto anche senza l’appoggio della Cgil. A volte anche contro la Cgil, una su tutte quelle del referendum sulla scala mobile. Ho pensato anche all’ideologismo col quale una forte componente della Cgil come la Fiom, conduce la battaglia sulla rappresentanza sindacale, come se fosse la cosa più importante del mondo, molto più importante del salario dei lavoratori. Ho pensato anche all’assurda intransigenza con la quale è stato combattuto il piano Biagi, prima e quello di Ichino poi. E mi sono detto che l’affermazione di Renzi sulla negazione del diritto di veto ricorda proprio quella di Craxi sul decreto di San Valentino. Ma stavolta, devo scriverlo, mi pare che l’obiezione della Camusso sia sostanzialmente condivisibile.

Non si può tagliare l’Irpef agli evasori. In un Paese in cui l’evasione fiscale è ancora ai massimi termini porsi come obiettivo l’Irpef significa fondare il riferimento della povertà a un punto davvero contraddittorio. È mai possibile che si continui da un lato a sostenere che l’evasione fiscale è ampia e nello stesso tempo ritenere l’Irpef alla stregua dell’oracolo di Delfo? E se non lo è, è mai possibile che un governo l’assuma come indiscutibile spartiacque? È proprio vero che i lavoratori dipendenti sono gli unici sui quali la denuncia dei redditi non può mentire, perché le tasse le pagano a monte? La Camusso su questo deve porsi qualche interrogativo. Certo è vero che la crisi oggi porta anche gli imprenditori, gli artigiani, i commercianti a dichiarare purtroppo redditi minimi quando non assolutamente azzerati. Resta anche nelle categorie autonome e produttive l’esigenza che la Camusso non coglie. La crisi ha spesso posto imprenditori e lavoratori insieme, nuova alleanza anti marxista, al muro di una drammatica estinzione, a volte anche fisica. Bisognerebbe però selezionare, evitando che il bisogno si confonda con l’abuso. E che il reato non si tramuti in premio. E soprattutto che la priorità del lavoro, che forse un taglio dell’Irap avrebbe meglio consentito, non si traduca in indifferenza.

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