sabato, 24 Ottobre, 2020

Perché diciamo No

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Stavolta può essere complicato spiegare il No al referendum sulla legge costituzionale per la riduzione dei parlamentari. Ma é giusto. Anche le posizioni popolari possono essere sbagliate e perfino pericolose. Siamo per dire No per tre motivi di fondo. Ridurre drasticamente il numero dei parlamentari non produce alcun beneficio economico. Non taglia i cosiddetti costi della politica se non di un nonnulla (neanche 100 milioni l’anno). Risponde solo a quella folle e improduttiva lotta alla cosiddetta casta, oltretutto sbagliando casta. Che, se mai esiste, non va certo individuata nel Parlamento repubblicano, istituzione democratica e rappresentativa della volontà popolare. Secondo motivo. Non la si inquadra in alcun processo di riforma istituzionale, non mette in discussione, come faceva la riforma di Renzi, il bicameralismo perfetto, vera causa della lentezza del processo legislativo. E’ solo un taglio per il taglio, senza progetto alcuno. Oltretutto non viene inserita in un nuovo disegno di tecnica elettorale capace di ridare la parola ai cittadini che la faccia finita con la regola dei nominati. Terzo: inficia il mandato popolare. La costituzione é stata mutata agli articoli 56 e 57, che stabiliscono i criteri della composizione della Camera dei deputati e del Senato, tre volte. Il numero fissato in Costituzione per la Camera era di un eletto ogni 80mila abitanti, poi corretto con la modifica costituzionale del 1963 nel numero di 630 e con la successiva modifica costituzionale recente che attribuiva 12 seggi (tra i 630) per gli italiani all’estero. Per quanto riguarda il Senato il testo del 1948 prevedeva l’elezione di un senatore ogni 200mila abitanti, poi corretto con la modifica costituzionale del 1963 nel numero di 315, dei quali 6 eletti all’estero grazie alla riforma più recente. In rapporto alla popolazione, oggi vi è un deputato ogni 96mila abitanti e un senatore ogni 189mila abitanti. Dunque si tratta di un numero anche lievemente minore rispetto a quello fissato dai padri costituenti. Con questa legge i deputati passano da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200 e il rapporto con la popolazione si allontana ancora di più dal criterio stabilito dai costituenti: diventa di un deputato ogni circa 150mila abitanti e di un senatore ogni circa 330mila abitanti. Meno saranno i parlamentari e più ampi saranno i collegi e meno stretta la dipendenza dell’eletto dall’elettorato. Con questa sciagurata riforma l’Italia che é tuttora 22esima per il rapporto tra parlamentari e popolazione (dietro Gran Bretagna e poco avanti Francia, Spagna e Germania) si collocherebbe al penultimo posto. Penultimo posto in fatto di rappresentatività e democrazia. La pigrizia e l’ipocrisia di tutti i partiti, solo interessati o a concludere patti di governo o ad affermare il populismo strumentale, hanno impedito perfino un’adeguato approfondimento sul tema. I tanti difensori della Costituzione repubblicana, che si sono stracciate le vesti recentemente a proposito del referendum sulla riforma costituzionale dei poteri di Camera e Senato, dove sono? Dov’é Zagrebelsky?  E anche televisioni e giornali per ora chiudono la porta al confronto di posizioni. Attendiamo con fiducia.

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

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