venerdì, 20 Settembre, 2019

Perché è urgente l’Assemblea Costituente

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In via prioritaria bisogna disinnescare la riforma costituzionale della riduzione dei parlamentari. E’ prevedibile che da parte di Di Maio e company l’ultimo passaggio parlamentare venga richiesto come prioritario nell’intesa di governo con il PD. Questa misura di snellimento dei quadri parlamentari risale a prima dei risultati delle europee e presta il fianco ad imboscate parlamentari da più parti. Normalmente una misura come questa viene ritenuta pari alla stregua di una richiesta di consenso da parte dei capponi perché sia anticipato il fatale sacrificio a Natale. Nel nostro caso sarebbe una beffa ancora maggiore perché si sommerebbe alla riduzione la pressoché certa decurtazione del consenso popolare.

D’altra parte una riforma unicamente attivata per il taglio dei parlamentari sarebbe intollerabile per il PD perché all’insegna di quell’odio contro la casta pericolosamente imparentato con tentazioni illiberali contro la democrazia rappresentativa. Basterà ricordare le previsioni di un Casaleggio di prossima fine del Parlamento per passare a forme di democrazia diretta in realtà eterodiretta, a cui si riconnette l’ossessione de due mandati formulata per sbarazzarsi di un personale rappresentativo ormai formato e perciò pericoloso per l’oligarchia dei partiti. Sottrarre il numero degli eletti ai parlamentari in carica evita una forma di autolesionismo con reazioni imprevedibili per gli equilibri politici in campo tanto più che i membri dell’Assemblea costituente è necessario che siano incompatibili con gli incarichi parlamentari e quelli di governo o sottogoverno.

La strada maestra di un’Assemblea a termine fisso e delimitata nella materia sarebbe un’apertura all’apporto di tutte le forze parlamentari, sottratta perciò alla commistione diretta con gli equilibri parlamentari specie di Governo. Mi preme citare tra le riforme parlamentari almeno due che sono nelle corde del PD. La prima che da atto alla lungimiranza dell’operato della gestione Renzi quando allinea la riforma istituzionale a quelle di tutti gli altri Paesi europei mettendo fine alle imboscate del bicameralismo perfetto velocizzando il procedimento decisionale con il rapporto legittimante del Governo con una sola Camera.

Un altro punto di sblocco che mi sta a cuore è quello che sopprime una vera e propria barriera istituzionale per favorire l’osmosi di classe dirigente dal basso verso l’alto grazie all’introduzione della sfiducia costruttiva a tutti i livelli di rappresentanza, oggi bloccati nella crescita dallo scioglimento delle assemblee quando i vertici, sindaci o presidenti, per un qualunque motivo debbono lasciare, una sfiducia costruttiva per ovviare alle imboscate parlamentari senza una maggioranza alternativa.

Roca

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1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    Se non ho inteso male il senso della parte finale, qui si auspicherebbe, da un lato, il rafforzamento dell’Esecutivo attraverso il meccanismo della sfiducia costruttiva, mentre dall’altro si vorrebbe il superamento del bicameralismo paritario.

    Vedo anch’io con favore un irrobustimento dell’Esecutivo, sino ad arrivare financo al Premierato forte o al Presidenzialismo, ma ritengo nel contempo necessario un sistema di contrappesi, quale è per l’appunto il bicameralismo paritario.

    Credo del resto che il bicameralismo paritario viga negli USA, vuoi a livello centrale vuoi nei singoli Stati con una sola eccezione, e mi sembra che non ne soffrano affatto i processi decisionali, o ne siano in qualche modo rallentati.

    Riguardo alla Assemblea Costituente, può essere in effetti un ottimo strumento per affrontare il tema delle riforme costituzionali, ma io credo che il primo passo debba essere quello di far preventivamente conoscere le rispettive posizioni al riguardo.

    Ogni forza politica dovrebbe cioè “mettere sul tavolo” la Riforma che vorrebbe veder attuata, perché col rinviare il tutto alla Assemblea Costituente si corre il rischio di giungere ad un nulla di fatto, aggravando così il sentimento di sfiducia verso la politica.

    Mi viene ad esempio in mente la revisione costituzionale del Centrodestra, che fu respinta dal Referendum del 2006, ma in ogni caso, condivisibile o meno, dava comunque l’idea di un “disegno” complessivo della architettura istituzionale (ancorché potesse non piacere).

    Paolo B. 23.08.2019

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