venerdì, 13 Dicembre, 2019

Perché la legge sulla prescrizione è un ‘ergastolo processuale’

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La legge che ha abolito la prescrizione dei reati dopo il primo grado di giudizio, voluta dal Ministro Bonafede, rischia di produrre effetti devastanti. Vengono lesi princìpi coessenziali al diritto penale: da una parte, la possibile celebrazione del processo a distanza di un tempo distante dai fatti impedirà all’imputato di difendersi come ne avrebbe diritto, essendosi intanto perduta la memoria dei fatti nel ricordo dei testimoni; dall’altra parte, giudicare definitivamente un imputato a distanza di un tempo indefinito significherà eseguire la pena nei confronti di una persona del tutto diversa da quella che aveva commesso il reato, anche se di minimo significato.

Il rischio è che un cittadino imputato, persino se prosciolto, dopo la sentenza di primo grado potrà restare ostaggio – per quanto tempo? – delle inefficienze delle macchine giudiziarie che, in Italia, hanno radici molto antiche. E hanno, in troppi casi, cambiato la vita di intere famiglie.

La riforma è così carente – incarna una concezione dello Stato e del diritto che scommette sull’imputato colpevole, caldeggiando il processo eterno – che persino la stessa maggioranza parlamentare che l’ha promossa aveva stabilito un’entrata in vigore differita, per darsi tempo di approvare una riforma del processo penale capace di tagliarne i tempi e di restituirgli efficacia.

È passato un anno, l’entrata in vigore è prossima – 1 gennaio 2020 – ma di quella riforma non vi è alcuna traccia.

Contro la riforma non si sono espressi soltanto i socialisti, presentando una mozione per chiedere al governo di adottare tutti i provvedimenti necessari per scongiurare gli effetti negativi che l’applicazione della legge comporterà a partire dall’inizio dell’anno prossimo. Si è espressa all’unanimità l’intera comunità dei giuristi: il CSM, l’Accademia, attraverso la voce dei 150 professori di diritto e di procedura penale che hanno sottoscritto un appello al Presidente della Repubblica, sottolineandone i profili di illegittimità costituzionale e l’avvocatura tutta, penale e civile.

La prescrizione è un fenomeno che dipende dall’efficienza nell’organizzazione degli uffici. L’eccessiva durata dei processi – causa a sua volta della prescrizione di una parte dei reati – non è affatto un destino inevitabile, ma l’effetto di disfunzioni, spesso locali, nell’organizzazione della Giustizia. Bisogna prendere provvedimenti e subito. La richiesta di giustizia da parte di un cittadino è un diritto sacrosanto che il nostro Stato deve rispettare perché sancito dalla Costituzione. Altra cosa è ‘condannare’ un cittadino all’’ergastolo processuale’. Senza diritto di appello.

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