domenica, 25 Ottobre, 2020

Perché pretendiamo di entrare al governo

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Francamente non mi è dato sapere se ci sarà il cosiddetto rimpasto. Ad ascoltare le frasi che Renzi dedica a Letta quest’oggi c’è da stare poco allegri. Altro che rimpasto o rimpastino. Renzi sostiene che tra lui Alfano e Letta non c’è niente in comune. Passi per Alfano, che però è suo alleato di governo. Ma che con Letta, che non è solo presidente del Consiglio, ma anche autorevole esponente del Pd, Renzi non senta alcuna affinità è davvero sorprendente. La motivazione è che Letta sarebbe stato nominato ministro qualche tempo fa da D’Alema. E quando si pronuncia quel cognome ormai nel Pd renziano è solo per disprezzo. Se le parole hanno un senso quella che doveva essere una smentita delle affermazioni di Faraone, giovane guerrigliero della nuova segreteria, sono diventate peggio che una conferma. Governo sempre più traballante, dunque.

Letta farà bene a mettere le cose in chiaro e a chiedere un pronunciamento del suo partito sulla necessità o meno di continuare questa esperienza, perché un percorso costellato di logoranti polemiche porta diritti nel burrone. E a me pare che questa sia la via scelta da Renzi e dal suo éntourage. Non chiedere mai apertamente la crisi e non pretendere che il governo vada a casa, sia per non assumersi questa gravosa responsabilità, sia perché senza legge elettorale è folle pensare alle elezioni. Quel che interessa a Renzi è mostrare la sua diversità nei confronti di questo esecutivo. Renzi è l’uomo della nuova Italia che non può confondersi con la vecchia. E l’Italia di Renzi è fatta di bipolarismo, meglio se bipartitico, di due candidati che si contrappongono con programmi e uomini, i suoi giovani e pimpanti.

Si compone di un’idea della politica di stampo esclusivamente leaderistico, e concilia l’antipolitica grillina e la soppressione dei partiti, che peraltro è in gran parte già avvenuta, con una riforma del mercato del lavoro di stampo tedesco. Queste promesse vengono rinviate a dopo il suo avvento e non possono essere sciupate oggi. Noi osserviamo e prendiamo nota. Ma abbiamo una semplice considerazione da fare. Il nostro piccolo partito, di stampo identitario, dispone oggi di sette parlamentari, di cui tre senatori. Non ha alcuna rappresentanza governativa, eppure al Senato i tre valgono trenta, visto che la maggioranza è piuttosto risicata. Si vada o no verso il rimpasto, alcune caselle, dopo il ritiro della delegazione di Forza Italia, sono rimaste vuote. O si vorrà tenere presente la nostra legittima, anzi ovvia, esigenza di qualche rappresentanza nell’esecutivo, oppure anche il Psi che, diversamente da Renzi, considera di aver molte cose in comune con Letta, dovrà ripensare al suo atteggiamento nei confronti del governo.

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