mercoledì, 30 Settembre, 2020

Perché secretare quei documenti?

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Diamo merito alla Fondazione Einaudi di avere ottenuto una sentenza del Tar favorevole alla desecretazione dei verbali del Comitato tecnico scientifico. Si tratta dei cinque documenti richiesti e che risalgono alle sedute di marzo e aprile del Comitato, alla pubblicazione dei quali il governo si era, in un primo momento, fermamente opposto anche ricorrendo al Consiglio di stato che ne aveva sospeso la divulgazione.Poi una svolta e il governo ha consegnato al presidente della Onlus Einaudi Giuseppe Benedetto i verbali richiesti. Prima considerazione. Perché la secretazione? Possono essere coperti dal segreto di stato documenti scottanti che mettono in discussione la sicurezza nazionale, secondo le normative costituzionali e di legge, e ancora attendiamo con una certa impazienza che, dopo oltre quarant’anni, venga tolto il segreto da tutto quello che potrebbe emergere sui veri misteri italiani, le stragi e il terrorismo, coperti dopo l’89 anche grazie all’esplosione di tangentopoli, l’ennesimo diversivo all’italiana. Ma avvolgere con un un discutibile velo di segretezza verbali di un comitato tecnico-scientifico creato per l’emergenza dal governo stesso che senso aveva? Adesso ne comprendiamo i motivi. Che sono essenzialmente due. Uno riferito al verbale del comitato in data 7 marzo. In quella seduta i professionisti scelti dal governo, tra i quali molti medici ed epidemiologi, consigliavano il governo di praticare un lockdown differenziato per territori. E in particolare creando due maxi aree per il nord e per il centro-sud. Nella prima i divieti dovevano essere rigidi e globali, nella seconda più flessibili. Nella riunione del ministero, che si tenne nella notte tra l’8 e il 9 marzo, l’esecutivo di Giuseppe Conte scelse invece il lockdown generale, per tutta la penisola. Cosa si era modificato in quel giorno? Perché non si è tenuto conto del parere di coloro che avevano la più profonda conoscenza dell’andamento dell’epidemia e anche delle sue conseguenze sul tessuto sociale ed economico? Sia ben chiaro, il potere politico ha tutto il diritto di tenere o meno in considerazione il parere dei tecnici. Ma perché questo é avvenuto in quella circostanza e perché in quei due mesi sono stati emanati, fondandoli tutti sull’emergenza nazionale, quattro dpcm, di carattere assolutamente straordinario, attribuendo agli stessi non già la funzione meramente organizzativa originaria e costituzionale, ma quella straordinaria e di legiferazione d’urgenza, svuotando cosi il Parlamento della sua funzione? E poi la storia di Alzano e Nembro. In questo caso i documenti non sono stati consegnati semplicemente perché non sono stati richiesti, ma almeno si poteva chiarire di chi fosse la responsabilità della mancata concessione ai due comuni della zona rossa a febbraio quando era già stata definita tale quella di Codogno. Un’anticipazione recentemente resa pubblica proverebbe che il Comitato in realtà la zona rossa la propose, ma il governo disse no. In generale non abbiamo intenzione di cavalcare la tigre dello scandalo e ci atteniamo a porre semplici interrogativi. Da ultimo sui dati giornalieri del Covid. Resta tutto ancora avvolto nel mistero. Quelli comunicati sono dati che non dicono nulla della malattia. Ammettiamo che sia vera la proporzione fatta dall’Istat sui risultati dei 65mila sottoposti a screening. Secondo questa proporzione alquanto avventata (64mila su quasi 60milioni) sarebbero dunque un milione e mezzo gli italiani che in qualche forma sono venuti a contatto col virus. Quelli accertati ammontano invece a solo 250mila, dunque a un sesto. Scoprire dati nuovi che significato assume? Tanto più se non vengono comunicati quanti di loro sono sintomatici e quanti no (solo l’Emilia-Romagna lo fa), quando i morti di giornata si sono ammalati e se avevano altre malattie, quanti dei nuovi contagiati sintomatici finiscono all’ospedale a quanti in terapia intensiva. Si sa solo che gli ospedalizzati sono in continuo calo, anche ieri a fronte di oltre 400 casi giornalieri comunicati, e le terapie intensive ridotte a una manciata di degenti. Si potrebbe, se fossimo dietrologi, immaginare che si é scelta la strada del lockdown per governare con metodi straordinari l’emergenza e si continui a governare l’emergenza nascondendo la realtà. Ma non arriviamo a tanto.

 

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

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