domenica, 7 Giugno, 2020

‘Permette?’. L’Albertone nazionale ieri, oggi, domani

0

Nei giorni in cui teatri e cinema sono chiusi, si torna a parlare di spettacolo, di chi lo ha amato e ha vissuto per esso. Dopo gli 80 anni di Mina, ecco che si torna a festeggiare un altro grande mito italiano: quello di Alberto Sordi, l’Albertone nazionale. Lo fa in “Permette? Alberto Sordi”; è il titolo del film, approdato in prima serata su Rai Uno dopo tre serate-evento al cinema. La regia è quella di Luca Manfredi, che ci aveva già raccontato la vita del padre.
“Permette? Alberto Sordi”, ha raccolto molte critiche e polemiche, come del resto l’attore italiano, che nella sua vita visse notevoli alti e bassi, passando da momenti di gloria ad altri di biasimo persino e viceversa. Nell’arte quanto nel privato.

Il film ci racconta un uomo testardo, orgoglioso, mammone, ma anche solare. Voleva ridere e far ridere, amava sorridere e regalare un sorriso, sdrammatizzare sempre, e voleva fare della comicità il suo cavallo di battaglia. Eppure non fu facile. Fu espulso ai primi provini all’Accademia di recitazione dei Filodrammatici a Milano per il suo ‘forte’ accento romano. Poi anche da quelli a Cinecittà. Per lui fu una ‘batosta’ enorme, come se gli fosse crollato davvero il soffitto della sala prove in testa. Eppure era l’unica cosa che desiderava e non mollò. Importante fu anche il sostegno dei genitori: “bisogna sempre studiare” perché devi diventare “il più bravo di tutti” non uno qualunque fu il monito della madre (interpretata da Paola Tiziani Cruciani); “bisogna sempre specializzarsi”, fu l’esortazione invece del padre (di cui veste i panni Giorgio Colangeli). Anche in punto di morte entrambi gli chiesero che regalasse loro un film, quello che tanto desiderava fare. Avrebbero voluto vederlo realizzato. E questo è un insegnamento universale e sempre attuale, che ci piace riportare, al di là della querelle e delle critiche sulle vicende biografiche, in cui non vogliamo entrare troppo. In un momento in cui il futuro è incerto, la fruizione dell’arte e della cultura circoscritta al web e alla dimensione ‘a distanza’, è fondamentale ricordare un uomo che ha lottato per diventare un attore, un cabarettista completo, perché per lui contava solo cantare, recitare, ballare. Qualsiasi cosa a qualunque costo.

Questo ci ricorda la portata della cultura e dell’arte, la sua importanza e soprattutto la centralità di non mollare mai. Una sera, a cena un amico gli disse: “bisogna saper aspettare che arrivi il momento giusto”, quando lui si lamentava di essere sempre escluso. E lui controbatté: “sì, ma quando arriva questo momento?”; “Quando è il momento giusto appunto”, replicò l’altro, spiegandosi poi meglio: come quando devi scolare la pasta, non puoi scolarla prima, altrimenti è cruda o al dente, né troppo dopo altrimenti è scotta. Già, bisogna saper aspettare, ma quanto è dura l’attesa. Lui, però, si dette sempre da fare, in vari ambiti e le provò davvero tutte.
Questo è il maggiore esempio che ci viene dal film. In questo il titolo rispecchia bene questo lato della personalità di Sordi: permette? Lui chiese sempre, bussò a varie porte, provò tante e innumerevoli volte, alcune con discrezione e titubanza, altre con più spavalderia e ostinazione, tanto da disturbare persino per l’insistenza. Non si tirò mai indietro però. Questo invio va rivolto a tutti in questo difficile momento. L’immagine che il film restituisce di più è proprio di lui che replica: chiudo? Chiudendosi la porta alle spalle, andandosene in punta di piedi quasi, un po’ umiliato, ma pronto a ripartire. Magari con una battuta o un sorriso. Non voleva credere di fallire e non riuscire. Questa la sua testardaggine e il suo punto di forza.

Anche con le donne. Conquistò l’attrice Andreina Pagnani (Pia Lanciotti), andando controcorrente, contro la disapprovazione della madre e dei preconcetti dell’epoca: donna attrice, vedova, di 15 anni più grande di lui. Uno scandalo. Ma fu l’unica donna che potesse mai amare e sposare, che perse per un paio di belle gambe (tradendola per una ‘bravatella’ di una notte, forse sull’onda dell’esaltazione del successo del suo spettacolo, acclamato per la prima volta: il suo talento di attore era stato riconosciuto ed era arrivato). Un errore imperdonabile, che non si perdonò appunto mai: “che imbecille!” si colpevolizzò.

Eppure proprio il suo rapporto con le donne e con Andreina ci mostra l’ambivalenza con cui veniva visto e trattato: si passava da “infantile” a “coraggioso e impulsivo”. E di sicuro istintivo lo fu. Lo stesso istinto che metteva nella vita e nel parlato: sempre con la battuta pronta, ma non fu mai pronto alla morte della madre soprattutto, ma neppure del padre. Seguì sempre il loro esempio e rispettò sempre la loro educazione e i loro insegnamenti: come quando la mamma lo scongiurò di darsi da fare per diventare attore, più che pensare all’amore e lasciò persino la sua prima fidanzata Iole.
Questo, più che suscitare una critica o un giudizio, ci fa comprendere quanto il successo spessa sia legato a delle rinunce anche dure, a dei momenti difficili da superare, non certo né facili, né brevi.
Ma se si hanno affianco le persone giuste si arriva: non quelle delle raccomandazioni che poi ti voltano le spalle, ma quelle a noi ‘care’: i parenti, gli amici; i genitori e i fratelli e le sorelle. Oppure gli amici speciali che sono come fratelli: come fu per lui Federico Fellini (interpretato da Alberto Paradossi), a cui fu sempre legato. Ed in questo il finale ci sembra ben riuscito, facendo vedere i due dieci anni dopo, nello stesso posto dove tutto era cominciato, per fare vedere dove erano arrivati. Insieme. Chi lo avrebbe mai detto? Chi avrebbe mai sperato e pensato a tanto?

Questo ci sembra la cosa migliore che sia arrivata del film: più che il mito, l’attore, il ‘comico’, un uomo che aveva un sogno che ha inseguito tutta la vita, a cui non ha mai rinunciato, in cui ha creduto e che ha persistito a inseguire finché non è riuscito ed arrivato. Senza, però, che siano mancate delle cadute anche pesanti.

Questo è il messaggio di speranza da infondere adesso. Ora che si chiede: quando arriverà il momento di poter ripartire? Quando sarà il momento giusto! Bisogna saper aspettare! Intanto, come si fa in streaming con i film, rivediamoci le scene di lui che in “Un americano a Roma” si gusta un piatto enorme di spaghetti, alla faccia della sua origine americana.

Così ci piace ricordarlo, ricordando la nostra italianità e la nostra origine. Il nostro Paese fatto di quelle famiglie unite, all’antica, ma in cui il legame era davvero forte ed autentico, che hanno fatto la storia del nostro Stato e contraddistinto l’Italia anche all’estero, come quegli americani cui prestò il suo volto e il suo sorriso Alberto Sordi, il nostro Albertone nazionale.
E ci piace, infine, ricordarlo con una delle più celebri citazioni, riportate ovunque, di un grande regista Ettore Scola, che lo ha definito e descritto come: “l’uomo che non ci ha mai permesso di essere tristi”.

Allora anche noi invitiamo a non essere tristi in questa fase storica epocale quanto drammatica. A cercare di sorridere sempre anche in mezzo al dolore più profondo, all’amarezza più acerba, alla delusione più grande, alla demoralizzazione imperante. Come faceva Sordi col suo faccione e i suoi occhioni. Lui che ricevette tante porte chiuse in faccia, le aprì tutte per tutti. Lui che fu respinto da tutti all’inizio nel mondo del cinema, nel finale fu ricercato dai più grandi e celebri registi, come Stefano Vanzina. Fu il suo riscatto, la sua vendetta pacifica. Si risollevò, come si risolleverà l’Italia, che ha da sempre rappresentato e che ha contribuito a far conoscere e diffondere nel mondo, con quell’italianità fatta di quella espressività e mimica che tutti ci invidiano perché tipica e peculiare nostrana. Sua, di Alberto Sordi in primis. Non era nessuno forse, ma voleva essere importante e diventò davvero qualcuno. Famoso per la sua umanità bonaria in particolare. Come l’Italia deve e sta dando l’esempio di forza, vigore, coraggio, ostinazione, tenacia, forza di volontà e di essere un grande Paese capace. Unito soprattutto. Nonostante gli errori e le crisi che possono essere appuntati e rilevati e che ci possono venir fatti notare all’estero.

Questo è ben evidente anche nelle parole di incoraggiamento racchiuse all’interno del discorso del premier Conte. L’immagine che si potrebbe associare è quella di un detto letto tempo fa: mai svegliare una tigre sopita. Un po’ come Sordi col piatto di spaghetti: pasta mi hai provocato ed adesso mi ti mangio! Se si sfida l’Italia o un italiano, per quanto la guerra possa essere difficile e dura come in questo momento, la accetterà e lotterà sino all’ultimo, sino alla fine. L’italiano non è fatto per le rinunce e/o le sottomissioni e neppure per i compromessi. Combattere e non mollare è il suo motto, quasi parte integrante del suo dna. Permette(te)? A parte la battuta, quando si parla di umanità non c’è mai da chiedere permesso, ma si è sempre ben accetti e ammessi senza preclusioni alcune.

Sapersi reinventare. La forza dell’Italia, come ha fatto notare Alberto Angela, viene dalla sua antica e lunga storia pluricentenaria di grande rilievo, che ha e che sta facendo la differenza. In questo la foto che gira più diffusamente ora è quella di un’infermiera che culla e tiene tra le braccia con calore e affetto l’Italia. Così come quella di Alberto Sordi che, nel film, volle abbracciare ancora una volta, ancora un altro po’ la madre per stare ancora qualche attimo più a lungo con lei.
Per questo il film “Permette? Alberto Sordi” ci ricorda l’importanza della cultura, dell’arte, del sapersi risollevare e di non mollare mai, ma anche cosa significhi essere italiani. Lui sapeva chi era, da dove veniva e, soprattutto, dove voleva arrivare e chi voleva diventare. Questo non va mai dimenticato: chi vogliamo essere per il futuro. A questo dobbiamo sempre pensare. Anche e soprattutto ora. E con questo…chiudo!!?? Sì! Come nel film. La comicità, l’ilarità, non è né superficialità, né spensieratezza, ma forse sensibilità nell’affrontare le cose in modo differente. E ci vuole anche questo adesso.

Barbara Conti

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply