martedì, 7 Aprile, 2020

Personalismi e politica

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Il “personalismo” è un filone di pensiero, anche filosofico, che si incentra sul valore assoluto della persona, la quale è la centralità di tale impostazione. Premessa fondamentale e inderogabile è che la persona sia libera e creatrice nella sua esistenza quotidiana. In tal senso, nel tempo si sono potute identificare sul tema una corrente laica e una cattolica. Pongo questo incipit alla mia riflessione, in quanto lo ritengo non solo importante, ma pure in parte da me condivisibile. Oggigiorno, invece, chi parla di personalismo lo fa quasi sempre in termini totalmente negativi. La filosofia ci spiega, peraltro, che significa porre al centro la personalità di ognuno di noi, meglio ancora se questa è forte, libera e creatrice.

Il filosofo francese Emmanuel Mounier, il primo che ad inizio del Novecento parlò e scrisse del personalismo, ci ricorda che “il personalismo è un’aspirazione, prima ancora che una dottrina filosofica”. Aggiungendo che “il personalismo si contrappone a tutto ciò che impedisce la realizzazione dei compiti della persona, in primis è contro ogni ideologia, la quale è solo la controfigura dialettica della persona “. Siamo vicini al personalismo kantiano, alla sua morale esistenziale.

E in politica, come viene identificato il “personalismo“? Se condividiamo il fatto che la persona è un tessuto di relazioni sociali e politiche e ogni comunità è un insieme di relazioni, ne consegue che se la persona è fine a sé stessa nella società, ciò sarebbe la fine della società stessa. Ne consegue che il bene della persona si identifica col bene della città politica. Per dirla con Aristotele, la concezione personalistica priva la società politica di una finalità propria, che trascende il bene dei suoi membri, che sono le persone.
A questo punto, mi viene istintiva un’operazione che forse potrà apparire, questa sì, assai presuntuosa. Ovvero unire la visione di Mounier, che chiede alla persona capacità e forza intellettuale e morale molto significative, con quella di Aristotele e di altri, per i quali vale più il fatto che una forte personalità individuale sia posta al servizio di un bene superiore, ovvero del bene comune. Tento questo in quanto ritengo che la politica ha avuto bisogno sempre, e a maggior ragione abbisogna oggi, di persone non solo brave, capaci e disponibili, ma pure determinate, coraggiose, affidabili, in sintesi dalla forte personalità. Tutto questo, ben s’intende, nel pieno rispetto delle leggi, dei regolamenti e degli usi costituenti la democrazia.

Quindi, non un uomo solo o una donna sola al comando, ma una squadra di uomini e di donne ben coesa nel determinare il benessere e nel salvaguardare la pace di una comunità.
E qui i “personalismi” forti, liberi e creatori sono i benvenuti. Nel rispetto reciproco, sia beninteso, ma agli individui chiamati a governare deve essere riconosciuta la piena dignità personale. E’ l’unica strada da percorrere per alzare necessariamente e responsabilmente l’asticella della qualità della politica propria di ogni comunità, piccola o grande che sia. Se invece ci accontenteremo dello status quo, se ci faremo vincere dalla pigrizia, se ci mancherà la dovuta aspirazione, se ignoreremo il piacere della decisione, non potremo certo aspettarci di veder migliorata la situazione. Sarà una sconfitta sociale, politica e morale.

Paolo Farinati

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