lunedì, 17 Giugno, 2019

Philippe Gilbert si prende la Parigi Roubaix

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Sei milioni di pietre per vincerne una sola. E’ stato stimato che siano oltre 6 milioni le pietre irregolari della Parigi Roubaix. I corridori se le sono fatte tutte e Philippe Gilbert è il vainqueur 2019. E’ lui che ha innalzato al cielo la pietra trofeo di quasi quindici chili, fissata sbilenca su una base di metallo. Una volta sul podio avrebbe ricevuto solo una medaglietta. Fu Francesco Moser il primo ad avere “la pietra”, quando nel 1980 vinse la sua terza Roubaix.
Si parte al freddo. A Compiègne ci sono quattro gradi ma almeno non piove. C’è un vento dispettoso sul percorso. Sul percorso ci sarà polvere, tanta polvere, come da qualche anno a questa parte. I meccanici hanno gonfiato i tubolari meno del solito: 4,5/5 atmosfere anziché 6,5/7. Le biciclette hanno tutte i freni a disco meno le Colnago della UAE Emirates di Kristoff. La Deceunink Quick Step e la Bora Hansgrohe montano anche degli speciali ammortizzatori. Fin dai primi chilometri in molti provano ad andare in fuga ma il gruppo non lo permette fino a quando non riescono ad andarsene in ventitre, con Lampaert e Trentin tra gli altri. Dopo poco meno di cento chilometri arriva il pavé e si presentano i primi guasti meccanici e le prime forature. Trentin fora la ruota posteriore e viene risucchiato dal gruppo. Poco dopo stessa sorte per gli altri, i primi esploratori sulle pietre di questa centodiciassettesima edizione. Davanti non c’è più una fuga da tenere tranquillamente sotto controllo e quindi tra i dannati della Roubaix c’è tensione, nervosismo, disarmonia. Prima di Aremberg il gruppo si spezza in due, Sagan e Naesen sono dietro e mettono i propri opliti a tirare. Van Avermaet fa la stessa cosa con i propri compagni, ma lo fa nel gruppo davanti, dove ci sono anche Stybar e Langenveld. Gruppo ancora compatto all’ingresso di Aremberg dove i corridori entrano a quasi 70 all’ora. Spingono, spingono. I migliori galleggiano sulle pietre appuntite e volano avanti, i più arrancano e quasi affondano, le pietre non hanno pietà. La malasorte se la prende soprattutto con Van Aert, che rompe la bici e poi rientra, che cade e poi rientra ancora, che risorge per ben due volte con fredda determinazione. Davanti si avvantaggia il gruppo di 70 corridori che porta già in grembo il vincitore odierno. Scaramucce fino a quando Sagan e Van Aert danno fuoco alle polveri e si scatenano. Gli rimangono attaccati Vanmarcke, Lampaert, Gilbert e Politt. I sei collaborano e tutti gli altri, dietro, capiscono che per loro la Roubaix sta finendo, iniziano ad andare alla deriva, Van Avermaet e gli altri annaspano, armeggiano sul cambio, alla fine brancolano nella polvere. Il distacco resta sul filo del minuto. Un minuto alla Roubaix è interminabile. Ai meno ventitre scatta Gilbert. Sagan e Politt reagiscono e gli si attaccano alla ruota. Van Aert scoppia e si stacca. Il fantasma del Carrefour de l’Arbre si avvicina. Lampaert non si ricorda di vestire la stessa maglietta di Gilbert e riporta sui tre anche Vanmarcke. Il pavè del Carrefour de l’Arbre sputa sull’asfalto il quintetto ma subito dopo è Nils Politt che scatta ed il solo Gilbert che gli resiste. Cinque secondi, poi dieci, quindici ………. fino a quasi quaranta secondi. Albert Einstein diceva “il tempo è un illusione” ma i due di testa lo trasformano in cruda realtà per chi li deve inseguire. All’ingresso del velodromo il solito boato che toglie il fiato. I due si studiamo, guardano indietro, forse parlottano. Suona la campana degli ultimi 500 metri. Gilbert parte da dietro come fanno i pistard. Politt reagisce ma quasi subito si rende conto che non c’è storia. Vince uno dei wolfpack, vince Gilbert, per una volta un belga di vallonia e non di fiandra.

1 – Philippe Gilbert
1 – Nils Politt
3 – Yves Lampaert
4 – Sep Vanmarcke
5 – Peter Sagan

Marco Burchi

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