sabato, 4 Aprile, 2020

Piazze piene, urne vuote

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Ho pensato a lungo se scrivere questo articolo, perché rischiare di unirmi alla schiera dei soloni e dei vanitosi controcorrente, in un momento che necessita di grande unità d’azione, francamente non mi andava. Ho dunque aspettato, e il tempo ora è maturo, e mi ha consegnato qualche ragionamento utile in più, che sintetizzo nei seguenti punti.

La partecipazione politica è esigua. Partiamo da un dato che qualsiasi addetto ai lavori oggi soffre. I partiti di massa non esistono più: erano quelli che si poggiavano su una struttura burocratica diffusa, a fronte di una grandissima massa cosciente di militanti e iscritti. Oggi a queste caratteristiche si avvicina a malapena il PD. La Lega non ha classe dirigente sul territorio, ha raramente delle sezioni, e tutte le pratiche decisionali le seguono dei fedelissimi dal nazionale. Il M5S – malgrado i tentativi di darsi regole, struttura interna e migliore presenza dal vivo – è una piattaforma online che addirittura inizia ad essere desueta. Controcorrente Fratelli d’Italia, che invece si costruisce intelligentemente la propria struttura: sezioni, una valida giovanile, una classe dirigente e una galassia culturale…con loro avremo da fare per anni.

Eppure le piazze sono piene. Dopo lunga e scarsa frequentazione – salvo alcune eccezioni e i meriti degli unici corpi solidi rimasti, i sindacati – tornano ad essere arena politica. Prima con i Fridays For Future: scoperta di pochi mesi fa, ottimo lancio interazionale, la mobilitazione è già stanca; ha assorbito tutte le ragioni e le occasioni della mobilitazione studentesca – sempre viva e sempre debole – e oggi va avanti d’inerzia, attendendo una nuova ondata di entusiasmo generale. Il tempo che Greta Tumberg si riposi, il tempo di capire che COP25 di Madrid è stata un fallimento…

Ora ci sono le sardine. Movimento ancora più spontaneo dei FFF, nasce come evento Facebook a Bologna per manifestare contro il comizio di Salvini, e si espande in tutta Italia e ora anche in Europa. La loro forza mobilitatrice è diventata emblematica dopo la manifestazione di Roma. Piazza San Giovanni è sempre stata riempita al costo di centinaia di migliaia di euro: per pubblicità, pullman da tutta Italia, pranzo al sacco e gadget per tutti i partecipanti, megapalco e servizio d’ordine, e settimane di propaganda. Un costo che solo grandi imprese-partito si possono permettere. Loro l’hanno riempita sempre con un evento Facebook, un palco improvvisato, e qualche comunicato stampa sulla scia dell’attenzione mediatica.

Per questa grande carica mobilitatrice si sono attirati l’odio invidioso di molti – magari anche mascherato da post di approvazione sui social. Leggo le opinioni di alcuni, ad esempio. In Potere al Popolo, che ha una visione estremamente legata alla mobilitazione come strumento politico, si chiedono: siamo duri e puri, non siamo un partito ma un movimento dal basso, siamo per “il potere al popolo”, allora perchè il popolo non è con noi? La soluzione può solo essere nei motivi vacui della manifestazione delle sardine, che attira una massa popolare troppo abituata al vacuo e non da argomenti più politici. Su questa soluzione vedo che si muove anche il Partito Comunista, che però insinua anche la non spontaneità del movimento, il complotto-sardine (“appoggiate da Prodi e Monti”), e dunque accusa la presa in giro delle masse che invece devono diventare più coerentemente comuniste – dunque ecco partire i classici volantinaggi a margine delle manifestazioni. E cosa fa il Partito Democratico? Non gli serve fare niente per ora. Queste manifestazioni sono principalmente anti-Salvini, ed è naturale che il principale oppositore di Salvini ne è anche il principale beneficiatore. Il PD poi cercherà – con i soliti metodi dei tempi dall’antiberlusconismo – ad incamerare il movimento al suo interno, partendo col candidare qualche loro esponente.

Il problema principale di questo movimento è darsi una forma. Sono stati accusati di non essere propositivi, perché sono nati come un “contro”, e per loro non è facile condensare in proposte l’aria che si respira in quelle piazze. I punti lanciati a Roma sono effettivamente mediocri e dai contorni troppo indefiniti.
– Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a lavorare: che vuol dire? E’ solo un punto manifestatamente insinuante contro Salvini.
– Pretendiamo che chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente nei canali istituzionali: come sopra.
– Pretendiamo trasparenza dell’uso che la politica fa dei social network: la trasparenza di quanto i partiti ci spendono già esiste, cosa manca? Like comprati, account falsi, fake news… che cosa sia veramente “La Bestia” che usa Salvini…sono veri problemi, ma chiedere trasparenza – invece che norme stringenti contro gli abusi – è sbagliato: come si fa a pretendere che ogni partito indichi in modo trasparente le proprie strategie comunicative?
– Pretendiamo che il mondo dell’informazione traduca tutto questo nostro sforzo in messaggi fedeli ai fatti: cioè? Forse è un’allusione a notizie false nei loro confronti.
– Pretendiamo che la violenza venga esclusa dai toni della politica in ogni sua forma. La violenza verbale venga equiparata a quella fisica: a livello di diritto non possono essere equiparate (forse la cosa convincerebbe solo il mediocre Ministro della Giustizia Bonafede che sulla Prescrizione farà alla nostra civiltà un danno storico…), quindi? Penso che poi ci sia un problema di violenza, ma non tanto nei toni, quando nei contenuti: è più pericoloso chi con tranquillità afferma che vanno impediti i salvataggi in mare per “non stimolare le partenze”, che un “per me possono morire tutti!”. E’ sempre stata più pericolosa la banalità del male.
– Chiediamo che il decreto sicurezza venga abrogato: unico punto politico chiaro e preciso.

“Piazze piene urne vuote”: è la famosa frase di Pietro Nenni. La ebbe a dire nel 1948, quando socialisti e comunisti furono insieme in un’unica lista – il Fronte Democratico Popolare. Prima e ultima volta; una sconfitta della sinistra senza precedenti: solo il 30,98% per i due grandi partiti, a fonte di un complessivo 39,61% che PSI e PCI avevano avuto nel 1946 per la Costituente. Un risultato così basso per la sinistra fu eguagliato, e largamente superato, solo nel 2018.

I numeri, spietati, spezzarono con l’accetta gli umori euforici della campagna elettorale. Il Fronte Democratico Popolare era una macchina da guerra. Cosa mancava? Due grandi partiti di massa che avevano appena fatto la Resistenza, i soldi arrivavano a palate dalle sottoscrizioni e da Mosca, una rete capillare e un simbolo mitico: il Garibaldi, eroe del socialismo patriottico, su stella rossa – simbolo della Repubblica. Le piazze erano piene. Un’ondata di mastodontiche manifestazioni colpì l’Italia, tanto che erano paragonate agli ancora vivi ricordi della famosa “Settimana Rossa”. I sostenitori del Fonte erano veramente convinti di essere alla vigilia dell’Italia Sovietica.

Il resto è storia. Andò a finire che l’elettorato si spaventò: si era appena guadagnato la Repubblica e la pace, e non voleva un’altra Rivoluzione. Il punto fu questo: chi era convinto si dava ad un impegno esaltato, chi non lo era si prese paura. La cosiddetta maggioranza silenziosa si palesava per la prima volta nella storia della Repubblica.

Le sardine portano in piazza chi è già convinto. Non sono manifestazioni per gli indecisi, ma polarizzano il dibattito. Mentre la maggioranza silenziosa a Gennaio deciderà in Emilia-Romagna. È questa la cosa che mi preoccupa: dovevamo far di tutto per dimostrare che il voto alle regionali è appunto per la Regione e per un bravo Governatore – Stefano Bonaccini, e non un referendum su Salvini. Uso l’imperfetto perché temo non potremo farlo in maniera efficace, ed è anche una colpa involontaria delle sardine.

Il leader della Lega sin dall’inizio ha puntato molto su queste elezioni, e naturalmente si spende in prima persona: la gente non conosce la sua candidata – Lucia Borgonzoni – ma conosce lui. Sui manifesti c’è lui, che spera di beneficiare del suo consenso nazionale e colpire la sinistra nella sua regione storica; per fare, appunto, la storia. Il caso Bibbiano, del resto, è stato cavalcato principalmente per questo. E invece le sardine hanno il grande merito di essere riuscite ad attivare una contronarrazione a quella della Lega: da una parte Salvini, dall’altra le piazze piene. Mica male! Ma ora si parla solo di questo, in un momento in cui c’è tanto bisogno d’altro. Stando ai sondaggi destra e sinistra sono testa a testa, eppure alla domanda “Bonaccini ha governato bene?” la risposta è nettamente positiva. Non è un bel segnale. Significa che le persone hanno in mente il dibattito nazionale – come di carattere nazionale è diventata la manifestazione delle sardine – e non quello locale, dove le nostre ragioni sono nette. È il gioco della Lega.

Serve una grande partecipazione politica invece. Se la destra vince, è il colpo di grazia. È la dimostrazione che puoi avere la “regione rossa”, puoi aver governato bene, puoi avere le piazze piene, puoi avere tutte le ragioni del mondo, ma Salvini è onnipotente. E non è possibile! Su questo il Partito Socialista sta giocando la sua parte: per vincere occorrono più liste possibili, e ne occorre una con +Europa, PSI, PRI. Nella battaglia all’ultimo voto non ne va disperso neanche uno: di opinione o di preferenza che sia. Servono firme innanzitutto.
E poi serve fare campagna elettorale in maniera attiva e costante. Bene le piazze, bene le operazioni mediatiche, ma il campo che richiede le braccia è un altro. Questo è il mio consiglio disinteressato, perché va bene qualsiasi sigla: purché si vinca.

Questo è il mio appello alle sardine: la piazza è poco, la politica attiva è tutto.
E il voto in Emilia-Romagna è l’ultima trincea. È il nostro Piave.

Enrico Maria Pedrelli
Segretario Nazionale Federazione dei Giovani Socialisti

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1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    Le parole con cui si chiude questa nota, ossia “E’ l’ultima trincea. E’ il nostro Piave”, mi sembrano francamente un po’ eccessive, o comunque sproporzionate, vuoi per la chiamata in causa del “Fiume Sacro alla Patria” che evoca ben altri momenti, vuoi perché questa drammatizzazione, o “gridare al lupo”, lascia ormai il tempo che trova, se non produce l’effetto opposto, a mio modo di vedere, come paiono dirci anche le intenzioni di voto degli italiani (pur se i sondaggi non ci danno valori certi, ma seguono in ogni caso le elezioni europee e qualche indicazione pertanto la forniscono, della quale tener conto).

    Posso naturalmente sbagliarmi, ma io penso che l’antisalvinismo ideologico cui stiamo assistendo venga interpretato da più d’uno come l’unico strumento del far politica di una sinistra, intesa nelle sua varie espressioni, che tramite appunto l’antisalvinismo ideologico tenta di colmare il suo vuoto di proposta politica, riguardo alle risposte da dare ai problemi dei nostri tempi, quasi che fosse una sinistra “inceppata”, e nel chiudere mi viene da fare una considerazione per gli odierni antisalviniani: forse non si troverebbero oggi in questa situazione se a suo tempo, da sinistra, non si fosse osteggiato così duramente il Cav.

    Da riformista, non commetterei infine l’errore di scambiare per sovranismo, nazionalismo, fascismo, ecc…, il senso di identità che in parecchi stanno riscoprendo.

    Colgo l’occasione per i miei migliori Auguri.

    Paolo B. 18.12.2019

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