martedì, 27 Ottobre, 2020

Pietro Nenni, l’uomo del novecento a quarant’anni dalla scomparsa

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Il 1 gennaio 1980 moriva Pietro Nenni, il leader del socialismo italiano per quasi sessant’anni.
Un fortunato volume di Antonio Scurati che può vantare un notevole successo di critica e di vendite s’intitola “M, il figlio del secolo”, dove la “M” sta, ovviamente, per Mussolini.
Ma un altro esponente politico, coevo del dittatore fascista, suo amico in gioventù e poi suo fiero e agguerrito avversario, merita senz’altro più di lui quest’appellativo: Pietro Nenni.
Nato ancora nell’800, la vita di Nenni ha attraversato quasi tutto il cosiddetto “secolo breve”: della storia del Novecento egli è stato uno dei protagonisti politici, in Italia e nel mondo.

Mussolini è stato l’uomo guidato solo dal proprio egotismo, dalla propria sete di potere che, partito da un socialismo massimalista e rivoluzionario, lo portò alla costruzione del fascismo, della dittatura, alla promulgazione delle leggi razziali, all’entrata in una guerra mondiale disastrosa e perduta, all’asservimento dell’Italia ad Hitler ed ai tedeschi invasori, la cui avventura si concluse nel 1945 con la sua esecuzione sulla base della condanna a morte deliberata dal CNLAI.
Dei leader dei tre principali partiti protagonisti della lotta di Liberazione e di elaborazione della Costituzione repubblicana (DC, PCI e PSI), Alcide De Gasperi è stato l’uomo legato alle gerarchie vaticane, protagonista della rinascita italiana dopo il fascismo, ma con una completa adesione alle strategie statunitensi, con l’estromissione delle sinistre dal governo nato dalla Resistenza, la discriminazione di socialisti e comunisti nei luoghi di lavoro, con l’ultimo “scivolone” del tentativo di emarginare le opposizioni con il varo della legge elettorale maggioritaria, la cosiddetta “legge truffa”, il cui fallimento determinò la sua uscita dalla vita politica un anno prima della sua morte, avvenuta nel 1954.
Palmiro Togliatti è stato l’uomo del Cremlino, legato fino alla morte al comunismo stalinista e sovietico, di cui assecondò tutte le posizioni, anche le più aberranti, come la dottrina del socialfascismo enunciata dalla Terza Internazionale comunista nel 1928 che assimilava i partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti al fascismo, l’accettazione dello scellerato patto Ribbentrop-Molotov del 1939 tra la Germania nazista e l’Unione Sovietica che diede il viatico all’inizio della seconda guerra mondiale, e, anche dopo la denuncia dello stalinismo al XX Congresso sovietico nel 1956, l’invito alla segreteria del CC del PCUS ad intervenire in Ungheria per destituire il governo comunista dissidente guidato da Imre Nagy, per la cui condanna a morte egli votò a favore nel 1957, con la cinica richiesta che la sua esecuzione fosse rinviata a dopo le elezioni politiche italiane, per non pregiudicare la campagna elettorale del PCI. Togliatti morì a Yalta, allora in URSS, nel 1964.
Nenni invece, grazie ad una longevità anagrafica e politica che gli ha consentito di vivere in prima persona lo scorrere della Storia, ha svolto un’azione determinante nella politica italiana dall’inizio del secolo sino almeno agli anni ’70 del Novecento, tentando sempre di difendere gli interessi dei lavoratori, degli ultimi, secondo la sua famosa massima che “il socialismo è portare avanti tutti quelli che sono nati indietro”.
E’ difficile sintetizzare questo suo incessante attivismo politico: l’estremismo barricadiero nelle file della sinistra repubblicana all’inizio del secolo con la partecipazione alla “settimana rossa” di Ancona; l’interventismo rivoluzionario nella prima guerra mondiale; dopo la fine della guerra l’adesione al massimalismo socialista, ma con il rigetto della fusione del PSI col partito comunista imposta da Mosca; dopo l’avvento del fascismo e la fuga a Parigi, la riconciliazione coi riformisti di Turati, Treves e Saragat; l’unità d’azione coi comunisti in Francia all’epoca del fronte popolare e la partecipazione alla guerra civile spagnola; l’arresto in Francia nel febbraio 1943 ed il rientro in Italia, inviato al confino di Ponza; la ricostituzione del partito socialista con la nascita del PSIUP con Lelio Basso; la partecipazione alla Resistenza nell’Italia occupata dai tedeschi e la presenza nei primi governi del CNL; la battaglia per la Repubblica e per il voto alle donne nel referendum del 1946 e l’impegno per la Costituente; il successo del PSI nelle prime elezioni libere e la scissione socialdemocratica di Saragat a Palazzo Barberini; la scelta del frontismo e della stretta alleanza con il PCI nelle elezioni del 1948 e l’adesione alla politica sovietica negli anni ’50; la svolta autonomista del 1956 a seguito dell’invasione dell’URSS in Ungheria; la scelta del centro-sinistra in alleanza con la DC ed i partiti laici, con la seguente partecipazione al governo a partire dal 1963; l’incontro con Saragat a Pralognan e la battaglia per l’unificazione del PSI coi socialdemocratici nel 1966; la sconfitta elettorale del partito unificato alle elezioni del 1968 e la nuova scissione socialdemocratica; l’abbandono della guida del PSI e il declino elettorale dei socialisti; nel 1974 la partecipazione alla campagna per il NO nel referendum sul divorzio; l’avallo dato all’avvento di Bettino Craxi alla segreteria del partito nel 1976 e il sostegno alla sua azione di rinnovamento del socialismo italiano.
Fedele al suo motto barricadero “politique d’abord”, la politica innanzitutto, Nenni ha gettato tutto se stesso in queste battaglie, trascinandovi il suo partito, passando attraverso scissioni, riunificazioni, vittorie esaltanti e sconfitte umilianti, praticando la politica in spirito di esaltante avventura. La sua azione non era frutto dell’adesione dottrinale a posizioni ideologiche, ma istintiva, legata alle sue origini di figlio di servitori di “padroni”, orfano di padre a soli cinque anni, costretto a vivere della pubblica beneficenza nelle tetre camerate dell’orfanotrofio di Faenza.
“Il matrimonio di Nenni con la dottrina – spiegava Angelo Tasca – è un matrimonio di interesse, quello con l’azione è un matrimonio d’amore”.

Non fu il mazzinianesimo a portarlo nelle file repubblicane, non fu il marxismo a convertirlo al socialismo. Delle dottrine politiche e economiche attinenti al socialismo era buon conoscitore, ma i motivi ispiratori della sua azione politica nascevano altrove, nella sfera profonda dei sentimenti ed erano cominciati precocemente a maturare negli anni dell’infanzia, quando nel 1898, a soli 7 anni, assistette ad una brutale carica di cavalleria contro lavoratori e donne che avevano assaltato i forni durante la rivolta per il pane.

Fu votato ad un solo ideale, la difesa e la promozione della classe lavoratrice, degli “umili”, di coloro che non avevano voce, l’unica scelta di campo che costituisce la sua vera, incontestabile “coerenza” nel corso di tutta la sua vita, personale e politica, indipendentemente dai collegamenti internazionali, dal mutare degli scenari politici ed economici, che lo portarono, di volta in volta, a mutare la sua azione politica.

Spesso vengono citate le sue famose ultime parole, scritte alla vigilia della morte, per l’Almanacco socialista del 1980: “tutto è in questione, tutto è posto di fronte all’alternativa di rinnovarsi o perire”. Possono sembrare un messaggio pessimistico, del vecchio leone che ormai si è arreso, ma che in realtà riprendono un concetto da lui espresso più volte, per cui “quando tutto sembra decadere e perire, quello è il momento di ricominciare tutto da capo”.

Per la sinistra del XXI secolo che deve confrontarsi con problemi epocali, come i mutamenti climatici con i conseguenti rischi di grandi migrazioni di popoli alla ricerca delle risorse per sopravvivere, l’innovazione tecnologica che muterà sempre più il lavoro e il modo di vivere delle persone, i rischi di proliferazione di guerre economiche che spesso degenerano in veri e propri conflitti armati, è questo l’insegnamento attuale di Nenni: l’invito a osare, a rimettersi in discussione, a elaborare nuove strategie per il futuro, avendo come come finalità irrinunciabile la lotta contro le ingiustizie sociali, le discriminazioni tra le persone, le compressioni della libertà e della democrazia.

Alfonso Maria Capriolo
Presidente del Circolo “Pietro Nenni” di Ancona

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