lunedì, 13 Luglio, 2020

Pil, ad aprile tracollo senza precedenti

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Un tracollo che non sorprende, ma i dati ormai parlano chiaro. Secondo l’Ufficio Studi della Confcommercio, dopo un 2019 chiuso in forte rallentamento, il 2020 è iniziato con un calo tendenziale del Pil del 4,8% nel primo trimestre e con veri e propri crolli ad aprile e maggio stimati, rispettivamente, in un -24% e -16%. Il dato emerge dal rapporto annuale Confcommercio-Censis su fiducia, consumi e impatto del Covid-19.
Nel rapporto si legge: “La crisi da Covid-19 si è abbattuta su un’economia già fortemente debilitata: tra il 2007 e il 2019, infatti, ciascun italiano ha perso oltre 21.600 euro di ricchezza. Un conto molto salato, prevalentemente a causa delle forti perdite di ricchezza immobiliare e finanziaria, alla cui cifra complessiva contribuisce anche una significativa contrazione di consumi pari a circa 900 euro procapite”.

Per le vacanze estive, oltre la metà delle famiglie non ha fatto programmi e il 30% ha già deciso che resterà a casa; solo il 9,4% ci andrà ma con durata e budget ridotti. Focalizzando l’analisi sul tema delle vacanze estive, a regnare è l’incertezza: oltre la metà delle famiglie non avrebbe programmato nulla e circa il 30% rimarrebbe a casa non avendo la disponibilità economica. Percentuale, quest’ultima, che salirebbe al 57% per i livelli socio economici bassi. Solo il 9,4% delle famiglie si permetterà il lusso di partire ma con una riduzione di budget e di durata.
Durante la fase di lockdown alcune attività specifiche sono state impedite e questo ha determinato, tra chi le aveva previste, la rinuncia ad alcune spese: circa la metà delle famiglie ha dovuto rinunciare definitivamente a periodi di vacanza già programmati e il 23% all’acquisto di beni durevoli, come mobili, elettrodomestici, auto. Per molte famiglie invece non si è trattato di una rinuncia definitiva ma di un rinvio alla fine dell’emergenza.
Sempre dal rapporto emerge che le famiglie vedono ‘nero’ per il proprio futuro e quello del Paese. A causa della crisi sanitaria e del conseguente lockdown, il 42,3% delle famiglie ha visto ridursi l’attività lavorativa e il reddito, il 25,8% ha dovuto sospendere del tutto l’attività, il 23,4% è finito in Cig; quasi 6 famiglie su 10 nutrono il timore di perdere il posto di lavoro.
Nel rapporto si legge anche: “Resta molto ampia la fascia di chi, dopo la riapertura del Paese, vede il futuro con pessimismo: il 52,8% vede nero per la propria famiglia, ma la percentuale sale al 67,5% con riferimento alle prospettive del Paese”.

L’impatto sulla fiducia delle famiglie è stato piuttosto pesante: dopo 6 anni, infatti, il saldo tra ottimisti e pessimisti torna a registrare valori negativi di entità mai raggiunta prima. Gli ottimisti, in aumento dal 2013, si dimezzano scendendo al 22,4%, mentre aumenta la quota di pessimisti che si attesta al 52,8%, più del doppio rispetto al 2019.
L’ondata di sconforto connessa all’emergenza Covid e alle sue conseguenze economiche sembra aver ridotto l’ampia forbice che ha sempre separato le prospettive della propria famiglia (tendenzialmente improntate ad un maggior ottimismo) da quelle più generali dell’Italia. Infatti, la percentuale dei pessimisti rispetto alla situazione del Paese è pari al 67,5%.
Ma è anche diminuita ulteriormente la credibilità della classe politica e della classe dirigente del Paese.

Soltanto un Partito socialista forte potrebbe essere in grado di dare nuove speranze alle famiglie ed al Paese. Oltre agli investimenti dello Stato nelle opere pubbliche, ed all’intervento dello Stato a sostegno delle imprese, ormai accettato da tutti i Paesi dell’Unione europea, è necessaria una vera politica riformista. In tal senso, si potrebbe iniziare proponendo la realizzazione della democrazia economica prevista dall’art. 46 della Costituzione, cioè la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, finora scarsamente attuata e non prevista da una legge apposita.
Invece, gli interventi messi in atto dal Governo a sostegno di imprese e famiglie, a seguito dell’emergenza pandemica, vengono dispensate con la logica dell’elemosiniere per alleviare le sofferenze dei poveri senza curare i mali. Sembrerebbe quasi che lo Stato si stia sostituendo al nobile compito, una volta svolto e forse svolto tutt’ora dalle ‘Dame di San Vincenzo’. Ben poca cosa dunque, poiché governare uno Stato significa riuscire a creare occupazione offrendo la possibilità di lavoro duraturo e dare le prospettive di benessere per il futuro delle nuove generazioni.

Salvatore Rondello

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