mercoledì, 17 Luglio, 2019

Pil, ancora prospettive negative per l’economia

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Ancora prospettive negative per l’economia italiana che riflette un trend che coinvolge tutto il continente. Purtroppo però il nostro Paese va più piano degli altri e si trova ancora una volta a rincorrere. Le nuove stime negative arrivano da Standard & Poor’s che ha deciso di tagliare le previsioni di crescita nel 2019, fermando la lancetta del Pil su un modestissimo +0,1%. Solo pochi mesi fa le previsioni per l’Italia indicavano un +0,7%. In percentuale un calo notevole, soprattutto tenendo conto della brevità del tempo preso in considerazione. Anche per il 2020 le cose non vanno meglio. Si stima infatti un aumento dello 0,6%, contro il precedente +0,9%. Le previsioni sono contenute in un rapporto dedicato all’Eurozona, per cui pure si rivede al ribasso la crescita dall’1,6% precedente al +1,1%, a causa del rallentamento di Italia e Germania.

Numeri che ovviamente hanno avuto effetto immediato sullo spread subito alzato oltre quota 260. Il titolo del report “l’economia europea sta avanzando, ma nella corsia lenta” sintetizza il problema in cui in cui si dibatte l’eurozona, alle prese con una crescita che resta anemica, anche se in fase di ripresa, con il 2020 e il 2021 che vedranno un miglioramento delle prospettive (+1,4% nel biennio).

“L’economia dell’eurozona – si legge nel report di S&P – si sta scuotendo di dosso la debolezza dovuta a un calo della domanda esterna e ad effetti one-off domestici sul finire del 2018”, come le proteste dei gilet gialli in Francia e il brusco calo della produzione di auto in Germania legata ai nuovi test sulle emissioni. “Se gli investitori e i mercati finanziari hanno calmato i loro nervi” dopo l’impennata di volatilità di fine anno “pensiamo che sia parzialmente dovuto al fatto che la debolezza economica sia stata temporanea e ora sia alle spalle”. Così le prospettive per il 2019 “sono in qualche modo migliorate”, con l’attesa stabilizzazione della crescita in Cina, secondo partner commerciale dell’eurozona, mentre difficoltà che colpiscono alcun mercati emergenti, come la Turchia, sarebbero “meno negative per la crescita dell’export”.

“Detto ciò, ci aspettiamo che la domanda esterna resti modesta e perciò che l’economia tedesca e italiana, i più grandi hub industriali dell’Europa, abbiano una perfomance significativamente peggiore di quella dell’eurozona quest’anno”. La Germania, il cui pil dovrebbe salire nel 2019 dello 0,5%, è il Paese che crescerà meno dopo l’Italia. Per S&P l’economia domestica resta il “motore della crescita” del Vecchio Continente e, tra le note positive, l’agenzia di rating nota che “il mercato del lavoro non ha perso le forze nonostante il rallentamento dell’attività”, con il tasso di disoccupazione sceso al 7,9%, ai minimi dal 2008, e il livello di partecipazione al mercato del lavoro ai massimi.

L’Eurozona potrà inoltre godere del sostegno della Bce, “che ha rinviato la normalizzazione della politica monetaria”, escludendo aumenti dei tassi per il 2019 e annunciando un nuovo round di prestiti agevolati Tltro alle banche. “Questo aiuterà Paesi come l’Italia, dove i costi di raccolta sul mercato sono saliti per effetto dell’aumento del premio al rischio sui titoli di Stato”.

Paolo D’Aleo

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