venerdì, 4 Dicembre, 2020

Pil in caduta libera. CGIA, il peggio ancora deve venire

0

Secondo una valutazione della Cgia di Mestre, la pandemia di coronavirus rischia di ‘bruciare’ 160 miliardi di ricchezza. Quest’anno, nelle più rosee previsioni, il Pil italiano calerebbe di circa il 10%.
La confederazione artigiana ha affermato: “Per dare l’idea della dimensione della contrazione, è come se il Veneto fosse stato in lockdown per tutto l’anno”.
Paolo Zabeo, il coordinatore dell’Ufficio studi di Cgia, ha detto: “La gravità della situazione emerge in maniera ancor più evidente se paragoniamo l’attuale situazione economica con quanto accaduto nel 2009, ‘annus horribilis’ dell’economia italiana del dopoguerra. Allora, il Pil scese del 5,5 per cento e il tasso di disoccupazione, nel giro di 2 anni, passò dal 6 al 12 per cento. Quest’anno, invece, se le cose andranno bene, il Pil diminuirà del 10 per cento circa. Con un crollo quasi doppio rispetto a quello registrato 11 anni fa, è evidente che una caduta verticale del genere avrà degli effetti molto negativi sul mercato del lavoro. Per questo diciamo no a qualsiasi chiusura generalizzata che aggraverebbe ancor più la situazione. Anche perché il peggio deve ancora arrivare. Quando verrà meno il blocco dei licenziamenti, infatti, correremo il rischio di vedere aumentare a dismisura il numero dei disoccupati”.
La Cgia ha ricordato: “Secondo la Nadef i consumi delle famiglie, che costituiscono la componente più importante del Pil nazionale (circa il 60 per cento del totale), subiranno quest’anno un vero e proprio tracollo. Ogni famiglia italiana ridurrà la spesa di circa 3.700 euro per 96 miliardi complessivi. Altrettanto rovinosa sarà la riduzione degli investimenti pubblici e privati: sempre secondo il documento messo a punto dal governo, nel 2020 subiranno una riduzione del 13 per cento che in termini assoluti corrisponde a 42 miliardi di euro”.
Da quanto ha rilevato la Cgia: “Con poca liquidità e consumi e investimenti in caduta verticale, il Paese sta scivolando pericolosamente verso la deflazione. Dallo scorso mese di maggio l’indice dei prezzi al consumo è sempre negativo. Nonostante i prezzi diminuiscano, le famiglie non acquistano, poiché, a causa delle minori disponibilità economiche e delle aspettative negative, quel poco che viene venduto comporta, per i dettaglianti, margini di guadagno sempre più risicati. La merce, rimanendo negli scaffali e nelle vetrine dei negozi determina una situazione di difficoltà per i commercianti, ma anche per le imprese manifatturiere che, a fronte di tanto invenduto, sono costrette a ridurre la produzione. Tutto questo inizialmente dà luogo a un aumento del ricorso alla cassa integrazione che poi sfocia in una forte impennata dei licenziamenti”.
La situazione non è allegra, ma neanche l’azione del governo dà speranze in termini occupazionali o di una manovra economica idonea ed efficace a risollevare il Paese dalla crisi. Con certezza il governo Conte sta caricando di oneri le generazioni future e si sta distinguendo per una novità: l’emissione di decreti con la clausola strampalata ‘salvo intese’.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply