martedì, 7 Aprile, 2020

PIL in Europa, l’Italia cresce meno di tutti

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Pil-Italia-calo“Il peggio è passato ma la crisi ancora non è finita”, l’agenzia internazionale S&P ritiene che si sia aperta una “nuova fase” della crisi dell’Eurozona. L’Italia, più di tutte, arranca ancora, il debito pubblico nostrano è salito al 133,8% del Pil nel secondo trimestre del 2014, attestandosi a 2.168,855 miliardi di euro. Un balzo indietro, come rileva Eurostat, rispetto al 130,7% del Pil (ovvero 2.120,488 miliardi) registrato alla fine del marzo scorso.
Eurostat rileva che, al netto dei dati non disponibili come quello della Grecia, il dato italiano è comunque il più alto della Ue, infatti nello stesso periodo nell’intera Unione Europea il rapporto è salito all’87,0% dall’85,1%, mentre nella zona euro è salito al 92,7% dal 91,7%. I dati italiani restano così sconfortanti anche alla luce delle riprese degli “ultimi della lista”: Grecia, Portogallo e Spagna.

Dopo sei anni di recessione e quattro di durissimi aggiustamenti dei bilanci, la Grecia ha presentato una finanziaria che conferma una stima di crescita dello 0,6% per quest’anno e addirittura del 2,9 % per il 2015. Ad agosto il Portogallo ha registrato nel secondo trimestre una crescita del Pil dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti (+0,8% su anno), oltre ogni attesa e infine la Spagna poche ore fa ha registrato i primi dati della ripresa: non solo l’aumento dell’occupazione, ma la Banca Centrale Iberica prevede per il terzo trimestre una crescita del PIL dello 0,5% dopo il +0,6% dei tre mesi precedenti, con un risultato complessivo per il 2014 del +1,3% che dovrebbe diventare il 2% l’anno prossimo.

Insomma l’Italia sconta i peggiori momenti dopo aver passato gli ultimi mesi (o anni) a sperare nella ripresa. Tanto che Moritz Kraemer, analista di S&P, spiega che rispetto a un anno fa, quando un rapporto dell’agenzia aveva concluso che la crisi dell’Eurozona non era ancora passata, la situazione non è molto migliorata. “I recenti avvenimenti – precisa Kraemer – suggeriscono che la nostra valutazione di un anno fa resta valida e che i problemi dell’area euro restano irrisolti”.

Ad ogni modo se si fa riferimento allo scorso anno di questo periodo, risulta che il Paese era stato “promosso” (anche se rimandato), dagli stessi Istituti e Agenzie di rating che lo hanno declassato successivamente: Moody’s e Ocse prevedevano che nel 2014 il nostro Paese sarebbe tornato a crescere.

E invece ancora oggi l’Italia non solo non cresce, ma si contrae. A fare eco alle rilevazioni di S&P ed Eurostat, anche Bankitalia. Secondo la Banca Centrale di via Nazionale, che oggi ha diffuso il suo bollettino economico, “nel terzo trimestre il Pil avrebbe segnato una nuova, lieve flessione”. Una conseguenza, spiegano gli analisti di Bankitalia, del “protrarsi della caduta degli investimenti e, in misura minore, dell’effetto dell’andamento sfavorevole del commercio internazionale sulle nostre esportazioni”.

Dopo una sostanziale stabilizzazione nella seconda parte del 2013, spiega il bollettino, la nostra economia è tornata a indebolirsi.
Inoltre, “rimane elevato il rischio che un periodo prolungato di bassa inflazione, se non di calo dei prezzi, metta a repentaglio l’ancoraggio delle aspettative; ne scaturirebbero effetti sfavorevoli sul livello dei tassi di interesse reali e sull’andamento del debito in rapporto al PIL”.

Per la Banca Centrale, il prolungato stato di recessione dell’economia motiva anche la revisione al rialzo del deficit 2015 a 2,9% dal 2,2%, come indicato nella nota di aggiornamento del Def.
Anche Bankitalia, infine, chiede “un’azione di riforma ad ampio spettro, con tempi ed esiti certi”, ma per la ripresa, in ogni caso, è essenziale il contributo delle politiche di bilancio europee.

Maria Teresa Olivieri

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