lunedì, 26 Ottobre, 2020

Pil, piccoli segnali di ripresa economica

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Dopo il crollo per il lockdown, il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, parla di risveglio dell’economia affermando: “Ripresa in corso in Italia con un rimbalzo che porterebbe il Pil a livelli peggiori, ma vicini al -8% indicato dal governo”.
In linea con le attese del titolare del Mef, l’Istat che per i mesi di luglio e agosto parla di proseguimento della ripresa.
Segnali importanti, poiché prima di arrivare alla legge di Bilancio di ottobre, si gioca la partita della riforma fiscale invocata da tempo. La riforma del fisco ha visto un primo tassello con il taglio del cuneo fiscale dal primo luglio, ma si attende un prosieguo dei lavori ‘congelati’ a causa dell’emergenza Covid. Il tutto verrebbe finanziato con lo sfoltimento delle tax expenditures e la lotta all’evasione e non con i fondi Ue.

Gualtieri, intervenendo alla trasmissione ‘Agorà’ su Rai3, ha affermato: “Stimiamo che la ripresa sia in corso, stimiamo nel terzo trimestre un forte rimbalzo del Pil”. Per il ministro dell’Economia, i dati negativi del secondo trimestre registrano il crollo di aprile per effetto del lockdown, ma già maggio e giugno la produzione industriale ha segnato una ripresa. Gualtieri ha aggiunto: “Il forte rimbalzo atteso servirà ad avvicinarci alla previsione del -8% del Def, quel -8 è stato stimato prima che si sapesse quanto sarebbe durato il lockdown, che è durato più del previsto, giustamente, quindi poi tutti i previsori internazionali hanno proposto stime lontanissimi, molto, molto peggiore -11, -12, chi ha detto -13 e noi abbiamo sempre detto sarà peggio del -8 ma non così tanto. Adesso, ci sembra che tutti questi previsori dicono che Italia sta facendo un pò meglio del previsto, ma non va sopravvalutato perché ora la vera sfida dell’Italia sarà quella del rilancio, usando nel miglior modo possibile le risorse del Recovery fund Ue”.
Anche l’Istat confermerebbe un trimestre che promette meglio del precedente.

 

Roberto Monducci, direttore del Dipartimento per la produzione statistica dell’Istat, nel corso di un’audizione in Commissione Bilancio a Montecitorio, ha affermato: “Le informazioni disponibili per i mesi di luglio e agosto, seppure ancora parziali, suggeriscono il proseguimento della fase di ripresa. Il clima di fiducia delle imprese è aumentato in entrambi i mesi in tutti i settori economici anche se i livelli degli indicatori sono ancora inferiori a quelli precedenti la crisi, soprattutto nei servizi di mercato. Ulteriori segnali positivi si rilevano a luglio quando, rispetto al mese precedente, si osservano aumenti nei dati dei consumi elettrici e della fatturazione elettronica. A luglio, inoltre, stime preliminari sui flussi commerciali con i paesi extra-Ue indicano la prosecuzione della fase di risalita delle vendite all’estero, con un dimezzamento del calo tendenziale dell’export osservato a giugno. Il livello di produzione industriale registrato a giugno, seppure ancora inferiore del 12,8% rispetto a febbraio, determinerebbe una crescita media del terzo trimestre rispetto al secondo del 16,4%, nell’ipotesi che l’indice restasse invariato nei mesi estivi. Il passaggio da un rimbalzo alla ripresa richiede tuttavia il mantenimento di un sentiero di crescita della produzione industriale positivo anche nei mesi estivi, seppure a tassi mensili più moderati di quelli dei due mesi precedenti”.

 

La produttività del lavoro e gli investimenti sono invece tra le criticità del sistema italiano. Monducci ha sottolineato: “L’evoluzione del sistema produttivo italiano è caratterizzata da una fase prolungata di bassa crescita della produttività, con conseguenze rilevanti sugli attuali livelli di sviluppo economico e sulle prospettive future. Sebbene la fase di bassa produttività italiana si estenda a partire dagli anni novanta, dalla crisi del 2009 ad oggi il divario di crescita della produttività italiana rispetto ai principali paesi europei, misurato dal valore del Pil per ora lavorata, si è ulteriormente ampliato. Nel 2019, la produttività del lavoro italiana ha registrato un incremento pari a 1,2 punti percentuali rispetto al valore del 2010, a fronte di un incremento medio di circa 8 punti percentuali di Germania, Francia e Spagna. Per quanto riguarda invece la spesa per investimenti ha presentato nel corso dell’ultimo decennio uno sviluppo poco favorevole con un andamento, grosso modo, analogo a quello generale dell’attività economica. Dopo essersi fortemente ridotti per effetto della crisi nel biennio 2008-09, gli investimenti hanno segnato una nuova profonda caduta nella successiva recessione e la risalita degli anni seguenti è stata lenta, con un recupero complessivo meno ampio di quello registrato nel resto dell’Uem. Nel 2019, in Italia, la quota degli investimenti totali sul Pil (misurati a prezzi correnti) è risultata del 18,1%, ben inferiore a quella media dei paesi dell’area euro (pari al 22,0%). Questa incidenza aveva toccato nel nostro Paese un massimo del 21,3% nel 2008 e un minimo del 16,7% nel 2014. Considerando gli altri tre maggiori paesi membri dell’Uem, si osserva che quello con la propensione all’investimento più elevata è la Francia, dove la discesa dell’inizio del decennio è stata limitata e la quota sul Pil è poi salita dal 21,5% del 2015 al 23,6% dello scorso anno. In Germania, l’incidenza degli investimenti è scesa poco nella prima metà del decennio ed è aumentata nella fase di espansione, salendo dal 20% del 2015 al 21,6% dello scorso anno. Infine, la Spagna ha registrato un andamento più simile a quello italiano, con un calo piuttosto marcato nella prima parte del periodo, seguito però da un robusto recupero negli anni recenti, che ha riportato la quota di accumulazione al 20% nel 2019”.

 

Le nuove stime del governo sono attese per fine mese con la Nota di aggiornamento al Def, mentre entro metà ottobre arriverà la Legge di Bilancio. In quella sede il governo potrebbe dare seguito agli ulteriori passi della riforma dopo la riduzione delle tasse sul lavoro scattata lo scorso primo luglio.
Il recovery plan dovrà finanziare progetti per la crescita del Paese e non tagli delle tasse.
Il ministro Gualtieri ha spiegato: “Noi siamo tra quelli che vogliono correre di più ed avere per ottobre le linee di fondo. I primi soldi arriveranno concretamente nei primi mesi poi con cadenza probabilmente due volte l’anno, man mano che verranno realizzate le tappe dei vari progetti”.
Nei prossimi giorni sicuramente si registreranno altri segnali di miglioramento sui dati immediatamente precedenti, ma continuerà ad esserci un forte scostamento negativo rispetto ai valori del 2019.

 

Salvatore Rondello

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