domenica, 15 Settembre, 2019

Istat, stime di crescita al ribasso. Pil inchiodato a zero

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L’anno meraviglioso è trascorso per metà ma di meraviglioso ancora non si vede molto. Anzi gli ultimi dati del Pil vanno in senso opposto. Infatti il Pil italiano nel primo trimestre del 2019 è salito dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti mentre è calato dello 0,1% su base annua. Sono i numeri diffusi dall’Istat rivedendo al ribasso le stime diffuse a fine aprile, quando il Prodotto interno lordo era previsto in aumento dello 0,2% in termini congiunturali e dello 0,1% a livello tendenziale.

Ad influire in negativo questa volta è stata la diminuzione del fatturato dei servizi. A conti fatti, la crescita del Pil acquisita per il 2019 (quella che si otterrebbe se i restanti trimestri dell’anno si chiudessero con una variazione nulla del prodotto interno lordo) è pari a zero. L’andamento della nostra economia viene definito “stagnante” viene confermata però e questa è l’unica notizia positiva, la fine della recessione dovuta ai due cali consecutivi registrasti negli ultimi due trimestri del 2018, entrambi chiusi a -0,1%. Infatti il Prodotto interno lordo del primo trimestre in termini congiunturali risulta comunque positivo (+0,1%). Un dato che fa esultare Conte “L’economia non arranca. Resta certificato che siamo fuori dalla recessione. Rimangono assolutamente plausibili le nostre previsioni per i dati del 2019″ ha affermato il presidente del Consiglio. Intanto risale lo spread, che non si fa influenzare dagli ottimismi fuori luogo di Conte, arrivando fino a quota 293 punti arrivando ai massimi da dicembre scorso.

Anche il governatore di Bankitalia è intervenuto sui dati economici dell’Istat invitando il governo a non perdere di vista la stella polare europea: senza l’Europa – avverte il governatore della Banca d’Italia – saremmo più poveri. Il numero uno di Bankitalia non risparmia critiche alla mancata evoluzione del progetto di costruzione europea, fino a parlare di “inadeguatezza della governance economica dell’area dell’euro”, emersa in occasione della crisi dei debiti sovrani. Eppure, “la debolezza della crescita dell’Italia negli ultimi vent’anni non è dipesa né dall’Ue né dall’euro”, anche perché “tutti gli altri Stati membri hanno fatto meglio di noi”. “Col deficit – ha aggiunto Visco – non si cresce, spazio non a sussidi ma a stimoli produttivi”. “Limitarsi alla ricerca di un sollievo congiunturale mediante l’aumento del disavanzo pubblico può rivelarsi poco efficace, addirittura controproducente qualora determini un peggioramento delle condizioni finanziarie e della fiducia delle famiglie e delle imprese”.

Infine Visco ha lanciato l’allarme spesa pubblica. “Aumenti della spesa pubblica o riduzioni di entrate – secondo il Governatore di Bankitalia – vanno inseriti in un quadro che ne garantisca la sostenibilità finanziaria e ne precisi intenti, priorità e fonti di finanziamento”. E precisa: “Affinché il bilancio pubblico possa contribuire a un aumento duraturo del tasso di crescita del prodotto servono interventi profondi sulla composizione della spesa e delle entrate”. Un vero e proprio monito alle politiche economiche del Governo basate fino ad oggi solamente sul reddito di cittadinanza e quota cento mentre il capitolo investimenti è ancora tutto da vedere.

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