mercoledì, 11 Dicembre, 2019

Pil, la Ue gela l’Italia, drastico taglio alle stime di crescita

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Altre nuvole nere in direzione dell’Italia. Sono quelle delle previsioni sul Pil Italiano che, questa volta, arrivano direttamente da Bruxelles. Nonostante il governo confidi in una crescita più alta del previsto grazie a una maggiore disponibilità economica che porteranno reddito di cittadinanza e quota 100, la Commissione Ue si prepara a rivedere al ribasso le stime del Pil italiano. Insomma, il 2019 non sarà così bello come solo pochi giorni fa aveva annunciato, in un momento di euforico ottimismo, il premier Giuseppe Conte.

I numeri li rivela l’agenzia Ansa che ha anticipato il report sulle previsioni economiche invernali che sarà pubblicato domani e che prevede un drastico taglio alle stime. Si passa dall’1,2% che la stessa Commissione aveva immaginato a novembre allo 0,2%. Nella legge di Bilancio il governo Conte aveva invece stabilito una crescita dell’1%. Fonti europee precisano, tra l’altro, che il dato odierno tiene in considerazione anche gli effetti della manovra varata a dicembre

“I numeri che trapelano da Bruxelles sul PIL italiano rendono inevitabile una manovra bis (del cambiamento, certo). Preparatevi a imbarazzate smentite e mani avanti e unghie su vetro” commenta su Twitter Filippo Sensi, deputato Pd ed ex portavoce dei premier Matteo Renzi e Paolo Gentiloni.

Sarebbe un taglio clamoroso che arriva dopo una serie di aggiornamenti, tutti al ribasso, che in questi ultimi giorni hanno più volte ridotto le stime del governo. Infatti prima Bankitalia, l’Istat e poi il Fondo Monetario. avevano sollevato pensati dubbi sulla validità delle previsioni dell’esecutivo. Infatti i numeri prodotti dalle tre istituzioni prevedono una crescita più modesta di quella del governo.

Secondo l’Ufficio parlamentare di Bilancio, il Pil italiano aumenterà dello 0,4 per cento nel 2019, mentre nel 2020 salirà dello 0,8 per cento, stima che non incorpora l’attivazione delle clausole Iva. “Sulle previsioni – puntualizza però l’Upb – pesano rischi al ribasso”.

Il Fmi è intervenuto anche su quota 100 e reddito di cittadinanza sottolineando che anche se i benefit previsti hanno nel mirino i più poveri, il reddito penalizza le famiglie più numerose. La sua attuazione e i controlli sono “essenziali”. Il reddito di cittadinanza però rischia di essere un “disincentivo al lavoro” o di creare “dipendenza dal welfare”. Quanto a “Quota 100” per il Fmi, le regole per il pensionamento anticipato sono state “allentate notevolmente. Questo potrebbe aumentare il numero dei pensionati, ridurre la partecipazione al mercato del lavoro e la crescita potenziale, e aumentare i già elevati costi pensionistici”. L’Fmi ha anche evidenziato che il tasso di povertà in Italia “non solo è più alto della media europea ma è soprattutto fra le famiglie più giovani. I redditi reali dei dipendenti restano sotto i livelli per accesso all’euro”.

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