venerdì, 23 Ottobre, 2020

Piove, Italia, non solo Genova, sott’acqua…

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Il Bisagno, il fiumiciattolo che imperversa furibondo su Genova, è ormai esondato più volte di quante Andreotti non abbia cavalcato ministeri nella Prima Repubblica. Eppure ogni volta siamo costretti a sentire le solite litanie. Sono rimasto francamente sconcertato dalla dichiarazione del sindaco Doria, che ha raccontato il balletto lugubre della burocrazia italiana. I soldi c’erano ed erano stati appalti i lavori, poi un ricorso al Tar, che ha dato ragione e un altro al Consiglio di Stato che ha dato torto, un altro ricorso al Tar del Lazip che si deve pronunciare, e siccome tra un ricorso e la sentenza passano sei, otto mesi, da tre anni, praticamente dal quel 2011 così disastroso, penultima esondazione bisagniana, nulla si è fatto.

È incredibile come il sindaco narri la vicenda, citando l’assurdo percorso di Tar e contro Tar, come fosse la favola di Cappuccetto rosso. Perché non ha gettato i pugni sul tavolo, perché non ha promosso conferenze stampa per accusare i fautori delle lungaggini di volere altre stragi? Perché non ha coinvolto il governo? E questi signori più o meno in ermellino non si sentono colpevoli solo perché la legge autorizza loro a procedure incompatibili con le emergenze ambientali? Non esiste una frattura ancora troppo grave tra la velocità delle procedure e la tutela dei dirotti di tutti? Ma il primo diritto non è quello dei cittadini genovesi di vivere tranquilli e senza il continuo assillo di morire affogati? Che fare per i commercianti, gli artigiani, tutte le attività travolte dalla furia del fiume? Che fare per i cittadini che hanno perso la casa, l’ufficio, i mobili. Lo stato si muova subito.

Mancano pale? Manca acqua da bere? Mancano viveri per i meravigliosi giovani provenienti mezza Italia come ai tempi dell’alluvione di Firenze del 1966? Si provveda subito, anzi si provveda ieri. Poi il governo stanzi subito una cifra da distribuire tra tutti i cittadini danneggiati. Immediatamente, in modo che possano provvedere alle loro necessità. Poi stanzi le centinai di milioni che servono per mettere in sicurezza questo corso d’acqua maledetto che, come è stato ricordato, ha fatto spendere con le sue esondazioni cinque volte di più di quello che sarebbe servito per evitarle. Ma i morti in Toscana ci ricordano che l’emergenza ambientale italiana non è riservata alla sola Genova.

Grillo crede di cavarsela andando in giubbotto nella sua città a sorbendosi pure i fischi e le contestazioni dei suoi concittadini. Vanno bene le pale e i secchielli. Ma in Italia occorrono fondi per realizzare un piano integrato di interventi per la tutela dell’ambiente. Siamo un paese a rischio. E questo speso lo dobbiamo alla nostra dabbenaggine. Alla nostra superficialità. Al fatto che abbiano costruito là dove non si poteva. Esistono intere città edificate senza autorizzazione. Basta recarsi in alcune zone del sud. E le nostre periferie, basti pensare a Roma, sono scandali belli e buoni. Si è costruito sui fiumi, a due passi da burroni e frane, si è costruito presso paludi e zone inquinate. Si è massacrato l’ambiente seppellendo rifiuti tossici, i fiumi sono spesso cloache a cielo aperto dove si scarica di tutto. Cosa ci aspettavamo? Il futuro se non si interviene, sarà ancora più tragico. I veri responsabili siamo noi. Oltre ai Tar….
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