sabato, 5 Dicembre, 2020

PIÙ FIDUCIA MA MENO CONSUMI

0

I dati sulla fiducia delle imprese e dei consumatori per il mese di giugno evidenziano i primi segnali di ripresa dopo il crollo record registrato nei mesi precedenti. Le stime effettuate con i dati raccolti a giugno 2020 indicano un miglioramento, rispetto al mese di maggio 2020, sia dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 94,3 a 100,6) sia dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese (da 52,7 a 65,4). Lo ha reso noto l’Istat. Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono in crescita, seppur con intensità diverse. L’aumento è marcato per il clima economico (da 72,9 a 87,2) e per il clima futuro (l’indice passa da 93,1 a 105,6) mentre il clima personale e quello corrente registrano incrementi più contenuti (da 100,9 a 104,5 e da 95,0 a 96,4, rispettivamente). Sul fronte delle imprese, le stime evidenziano un aumento della fiducia diffuso a tutti i settori anche se i livelli rimangono depressi. In particolare, nell’industria l’indice di fiducia del settore manifatturiero sale da 71,5 a 79,8 e nelle costruzioni aumenta da 108,4 a 124,0. Per il comparto dei servizi, si evidenzia una risalita dell’indice sia nei servizi di mercato (da 38,9 a 51,7) sia nel commercio al dettaglio (l’indice passa da 68,0 a 79,1).

Quanto alle componenti dell’indice di fiducia, nell’industria manifatturiera migliorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese di produzione. Le scorte di prodotti finiti sono giudicate in lieve accumulo rispetto al mese scorso. Per le costruzioni, l’aumento dell’indice è determinato da un deciso miglioramento dei giudizi sugli ordini a cui si unisce un aumento delle aspettative sull’occupazione presso l’impresa. Nei servizi di mercato, l’incremento dell’indice è determinato da un forte aumento delle attese sugli ordini il cui saldo rimane però ancora negativo; i giudizi sia sugli ordini sia sull’andamento generale dell’azienda registrano un lieve miglioramento. Per il commercio al dettaglio, recuperano decisamente le aspettative sulle vendite future il cui saldo torna positivo per la prima volta dall’inizio degli effetti della pandemia. Infine, le scorte di magazzino sono giudicate in decumulo e si registra un lieve peggioramento dei giudizi sulle vendite. Il miglioramento della fiducia è diffuso sia alla grande distribuzione sia a quella tradizionale.

Dall’alto lato però l’Istat ha registrato un crollo record dei consumi e un balzo dei risparmi. Le misure del governo, spiega l’istituto di statistica, “hanno limitato in misura significativa la caduta” del reddito disponibile, sceso dell’1,6% rispetto agli ultimi tre mesi del 2019, e del potere d’acquisto, che ha segnato un calo dell’1,7%, ma gli italiani hanno preferito non esporsi e, complice anche il lockdown, hanno scelto di mettere i soldi da parte per affrontare il periodo con minor preoccupazione. La spesa delle famiglie consumatrici è così crollata del 6,4% rispetto all’ultimo trimestre dell’anno scorso, il tonfo più ampio mai segnato dall’inizio della serie storica. La propensione al risparmio si è invece attestata al 12,5%, come non accadeva dal 2005, in aumento di 4,6 punti percentuali.

Il sostegno offerto a famiglie e imprese ha avuto inevitabilmente riflessi pesanti sui conti pubblici. Il rapporto tra deficit e Pil, nel primo trimestre, si è attestato al 10,8%, a fronte del 7,1% segnato nello stesso periodo del 2019. Il saldo corrente e il saldo primario sono risultati negativi, entrambi con un’incidenza sul Pil del -7,8% (rispettivamente, -4,1% e -4,2% nel primo trimestre del 2019). La pressione fiscale è stata pari al 37,1%, in crescita di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply