sabato, 26 Settembre, 2020

Ustica, polemica infondata. Bonazzi e Farinelli rispondono

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Pubblichiamo un intervento dell’ing Oscar  Cipressi in polemica con un recente articolo sulle vicende di  Ustica del nostro collaboratore professor Salvatore Sechi. Per non assecondare la campagna di insulti del Cipressi abbiamo chiesto una replica (in rosso) a due esperti come Franco Bonazzi e Francesco Farinelli (autori del volume,  Ustica. I fatti e le fake news, Firenze, Logisma 2019)

 


Egr. Direttore Mauro Del Bue,

le scrivo perché sono indignato che una testata come l’Avanti, giornale che per oltre un secolo ha rappresentato l’espressione più chiara delle ideologie Socialiste, sempre attento alle ingiustizie perpetrate dai Poteri Economici nei confronti delle popolazioni indifese, accolga tra le proprie pagine un articolo così infame, scorretto, impreciso, menzognero, come quello in oggetto, che difende in maniera preconcetta una Banda di Felloni di Stato, che hanno operato i più biechi delitti in nome di una Distorta Ragion di Stato, che ha difeso gli interessi di una Potenza Straniera, sacrificando le vite di 81 Cittadini Italiani innocenti e probabilmente anche quelle dei suoi Militari, indignati dal comportamento dei Vertici Militari e Politici del tempo:
*”Le stragi di Ustica e di Bologna si popolano di missili, bombe e guerre aeree solo di fronte ai risarcimenti (legittimamente) richiesti?”.* *Salvatore Sechi*
E dico sacrificando le vite degli 81 Cittadini perchè il loro Aereo, il DC-9 I-TIGI dell’ITAVIA, quaranta minuti prima della sua caduta si sarebbe ancora potuto salvare. Sarebbe stato sufficiente avvertire il Comandante Gatti che aveva un “Problema” e raccomandargli di atterrare immediatamente a Firenze Peretola, visto che alle 20.23, un Allarme Generale NATO corse per tutti i Centri Radar della catena NADGE arrivando fino al RARDE di Bruxelles.

 

Questa storia che il disastro del DC9 lo si sarebbe potuto evitare ben 40 minuti prima che accadesse è una pura invenzione di Cipressi. Nessun radar, né i due civili, né i 5 militari, ha “visto” niente che potesse anche minimamente far pensare che il volo del DC9 Itavia fosse in pericolo. Tutti il traffico aereo si stava svolgendo regolarmente. L’idea di fare atterrare il DC9 a Firenze è un altro prodotto della fervida fantasia di Cipressi. È un’ipotesi che non figura da nessuna parte dell’inchiesta.

Circa quello che Cipressi chiama con tono drammatico “Allarme Generale NATO”, si trattava più precisamente dell’emissione di una battuta del codice 73 del trasponder, destinato, alle 20:08 al radar di Villafranca e alle 20:26 al radar di Grosseto, per consentire una rapida identificazione della posizione dell’aereo. L’evento, utilizzato in modo tendenzioso da Priore, fu ampiamente chiarito in sede dibattimentale: può diventare un segnale di emergenza “generica”, non generale, se permane inserito ed è seguito dalla comunicazione via radio di quale emergenza si tratti.

Se Cipressi dispone di informazioni certe, non supposizioni o illazioni, le mostri. Per sua informazione, il NADGE era un sistema integrato dei radar della difesa aerea della Nato che consentiva a tutti i centri radar di “vedere” ciò che accadeva negli altri centri. Ovviamente, anche gli altri radar “videro” il 73 emesso in Italia ma nessuno lo interpretò come il fantomatico “Allarme Generale NATO”, peraltro inesistente come procedura.

Magari Cipressi potrebbe aggiornare le sue conoscenze prendendo nota che RARDE non c’entra nulla con la Nato e con Bruxelles e che si trattava invece di un ente inglese di ricerca (Royal Armament Research and Development Establishment).

 

Ma il Comandante Gatti NON fu avvertito e fu lasciato andare incontro al suo Destino, così come i suoi innocenti Passeggeri. E il Destino dei nostri Concittadini fu deciso da una Potenza Straniera nota per agire con irruenza e scarsa sensibilità per gli “Effetti Collaterali” delle sue azioni.
Non ha importanza infatti se anche Uomini, Donne e Bambini periscono, l’importante è che l’Obbiettivo Tattico o Strategico sia raggiunto…. L’Importante è che l’Obbiettivo di una Potenza Plutocratica ed Imperialista sia raggiunto!
E l’Avanti difende in modo vergognoso gli interessi e le menzogne di un pugno di Felloni Traditori venduti ad uno Stato Straniero e Imperialista.

Perché Cipressi non dice chiaramente a chi si riferisce? Ha forse in mente l’Aeronautica Militare e i suoi ufficiali e sottufficiali? Sono loro i “Felloni Traditori”? Sia più chiaro.

Non perderò altro tempo a contestare tutti i punti menzogneri del vostro articolo, perchè sarebbe fatica sprecata, infatti: TUTTE LE TESI RIPORTATE SONO FALSE!
A quali tesi false contenute nell’articolo di Sechi si riferisce Cipressi? Viene il dubbio che l’articolo non l’abbia mica letto o, se l’ha letto, non l’ha certo capito! Quando si parla di esplosione interna si citano i pareri di niente po’ po’ di meno dei PM al procedimento penale!
La prima evidenza: “Sul DC-9 I-TIGI NON CI SONO TRACCE DI ALCUNA ESPLOSIONE!” dunque di NESSUNA BOMBA A BORDO, come dimostrato dalla chiarissima Relazione Frattometallografica del Prof Firrao del 1999 e allegata all’Inchiesta Priore.
FALSO. Le evidenze ci sono e precisamente nelle schegge repertare con codice 64 M2 e 52 1M. In questi campioni ci sono i segni tipici di esplosione ma non si tratta di campioni raccolti da Donato Firrao e dalla sua équipe. Furono raccolti e analizzati precedentemente dal RARDE – Royal Armament Research and Development Establishment (attuale DRA) una delle massime autorità mondiali nel campo delle esplosioni e sono ovviamente agli atti del processo. Firrao non ha trovato segni di esplosione nei campioni da esso analizzati. Ma ciò non significa che si possa negare l’esistenza di questi pezzi che oggettivamente recano segni di esplosione.
Si può anche aggiungere che durante il dibattimento presso la Corte di Assise, Udienza del 24.09.2002, il prof. Firrao ha dichiarato davanti ai magistrati di avere accettato le conclusioni del RARDE (p.157) e ha inoltre specificato che i micro-segni da sovrappressione o sovratemperatura si producono solo nelle immediate vicinanze dell’esplosione, ma sappiamo che i reperti più vicini sono proprio quelli non recuperati perché polverizzati. Dall’esame dei reperti recuperati che si trovavano un po’ più distanti (es. il lavello) neanche Firrao ha potuto escludere un’esplosione. È un fatto che quei periti (pochi) che non hanno sposato la tesi dell’esplosione interna non si sono minimamente sforzati di stabilire quale altra causa avrebbe potuto determinare la tipologia dei danni realmente accertati.

 

E il Professor Firrao non è UNO QUALUNQUE ma è il Tecnico che nel 2002 risolse IL CASO MATTEI, rilevando dall’analisi della fede e dell’orologio dell’Ing. Mattei, in quel caso, l’esplosione della bomba a bordo del Morane Saulnier pilotato da Imerio Bertuzzi.
Nessuno vuole qui mettere in dubbio le capacità professionali del Prof Firrao, chiamate in causa dal Cipressi col riferimento all’incidente Mattei del 1962, ma troverei legittima qualche perplessità sull’attribuzione certa della causa dell’incidente all’esplosione di un ordigno dietro al cruscotto degli strumenti esaminando, più di trent’anni dopo, un anello dell’ing. Mattei e uno strumento con relativo involucro recuperato e conservato da un dipendente ENI. La causa più probabile accertata dalla commissione d’inchiesta fu la perdita di controllo dell’aereo con l’entrata in spirale o in vite favorite dalla tipologia di aereo, dalle condizioni meteorologiche (temporale in corso) notturne. Un’esplosione in volo avrebbe provocato un’ampia dispersione dei relitti sul terreno, mentre fu accertata la caduta quasi verticale dell’aereo integro con la creazione nel terreno molle di un cratere profondo e ridotta dispersione dei rottami sul terreno circostante.
Inoltre le altre Tesi dell’articolo sono in contrapposizione evidenti con:
– L’INCHIESTA ISTRUTTORIA DEL GIUDICE PRIORE
– I PROCESSI CIVILI DI PALERMO DEL 2013
– LE CONFERME DI TALI PROCESSI IN CORTE DI CASSAZIONE.
Perchè questi sono i progressi Giuridici che sono costati lacrime e sangue e possiamo ben definirli come la Verità Giuridica che oggi abbiamo a disposizione.
Questa è una vera e propria assurdità. L’inchiesta istruttoria del giudice Priore non ha provato alcuno degli scenari in essa suggeriti. Al contrario, essa ha ricevuto una clamorosa bocciatura dalla Corte di Assise di Roma in tema di battaglia aerea, definita come degna di un romanzo o di fantapolitica ma non certamente di un pronunciamento giudiziario. Quanto ai processi civili, si tratta di conclusioni in gran parte dettate dal differente grado di prova, dalla lacunosa documentazione da essi acquisita e dall’emergere di alcuni giudicati interni dovuti sia a ritardi nella consegna dei documenti da parte dell’avvocatura di stato sia dal fatto che la prima sentenza civile arriva quando erano ancora in corso i processi penali in Corte di Assise. Il giudice civile inoltre, come noto, non è tenuto a dar conto degli argomenti contrari alle conclusioni alle quali perviene. Il Cipressi, temo, ignora il significato di “verità giuridica” che pure non si risparmia di utilizzare. Un approfondimento di tali problematiche è contenuto nel libro “Ustica, i Fatti e le Fake News” di Franco Bonazzi e Francesco Farinelli (Logisma, 2019).

 

Non è tutto, non è il 100% , manca ancora la conferma dei Veri Assassini, ma questa Verità Giuridica ha permesso almeno di Risarcire la Famiglie, anche se in maniera insufficiente e con anni di vergognoso ritardo. Inoltre, si sono stabiliti dei Fatti:
– C’ERA UNA SITUAZIONE DI GUERRA AEREA E I PROTAGONISTI SONO BEN CHIARI.
Sono congetture del Cipressi, teorie cospirative prive di evidenza probatoria. Ci dica chiaramente chi sono questi “chiari protagonisti”.

– IL NOSTRO AEREO NON E’ STATO PROTETTO PER 40 MINUTI QUANDO CI SAREBBE STATO TUTTO IL TEMPO PER FARLO ATTERRARE E TOGLIERLO DALLA SITUAZIONE DI GUERRA.
– DOPO L’INCIDENTE, NELL’AMBITO DELL’AERONAUTICA E DEI SERVIZI MILITARI, CI SONO STATI GRAVI DEPISTAGGI PER PROTEGGERE, CON UN DISTORTO SENSO DEL DOVERE, NON I CITTADINI ITALIANI MA GLI ALLEATI NATO, RESPONSABILI DELLO STATO DI GUERRA.
Questa affermazione meriterebbe querela. Come già detto, l’ordinanza-sentenza del giudice istruttore Rosario Priore non ha provato alcunché. Ha solo provveduto al rinvio a giudizio di alcuni ufficiali dell’Aeronautica militare i quali, dopo tre gradi di giudizio in Corte di Assise, sono stati assolti con pronuncia totalmente liberatoria “perché il fatto non sussiste”. Si tratta dell’ennesima diffamazione nei confronti di persone innocenti e nei confronti della Corte di Assise di Roma la quale ha scritto a chiare lettere: «Il dibattimento ha d’altra parte dimostrato l’infondatezza dell’ipotesi del G.I. sulla battaglia aerea, ecc.». La Corte di Assise di appello ha avuto poi la bontà di rispondere a quanti tentavano di manipolare la verità processuale del caso Ustica: “[…] a fronte di commettere un’ingiustizia […], andare contro l’opinione pubblica non costituisce un ostacolo. In quel caso, allora, si sarebbe trattato di una vergogna perché si sarebbero condannati o ritenuti responsabili di un reato persone nei cui confronti vi era un difetto assoluto di prove”. Le parole del Cipressi sono vergognose.

Ora, stabilite queste Pietre Miliari,
Sono pietre funebri quelle del Cipressi. Morte della verità, dell’oggettività e della professionalità.

non si può più consentire al primo Depistatore colluso, Mentitore prezzolato o semplicemente ultimo Incompetente senza Coscienza, di ignorarle per propagandare Menzogne, Depistaggi, Disinformazione o semplice Confusione, tutte cose che avvantaggiano solo i Veri Colpevoli…
Il Cipressi si sta accusando da solo?
Il Giovanardi di turno non può, oggi a valle delle sentenze Civili, uscire sui Media e propagandare impunemente la Bomba a Bordo del DC-9, dopo che le Sentenze hanno stabilito che si trattò di ben altro. Perché questo Signore non viene Arrestato per diffusione al Pubblico di Notizie False?
Per fortuna la giustizia non è amministrata dal Cipressi. Altrimenti correrebbe seri rischi lui stesso a divulgare falsità non disponendo di alcuna evidenza materiale di ciò che afferma.
Ebbene, lo stesso principio vale per chiunque di Noi.
Sembra non valere per il Cipressi però.
Perché qualcuno si sente libero di scrivere qualunque evidente menzogna o insulsa teoria, che nega le Sentenze dello Stato, confermate dalla Cassazione, insultando la Memoria dei Morti e i Ricordi dei Sopravvissuti? Noi ci siamo fatti sempre scrupolo di non fare del male a qualcuno mentre scriviamo su questa infinita Tragedia e stiamo attenti ad uscire da ciò che è scritto nell’Inchiesta e nelle Sentenze Civili. Perché altri, questa autocritica non la fanno?
A proposito di questo basterebbe leggere il romanzo “La guerra di Ponza” di cui il Cipressi è autore insieme a Marco De Montis. Un romanzo che sembra farsi scudo della dimensione finzionale che appartiene a ogni racconto d’immaginazione per disseminare false notizie e teorie cospirative sul caso Ustica. Infatti, gli autori asseriscono coraggiosamente che la parte centrale del loro libro è «una vera e propria ricostruzione tecnico-storica». Dalla bibliografia, però, risulta che, oltre all’ordinanza-sentenza di Priore, gli autori abbiano attinto ad alcuni libri notoriamente di parte nonché ad opere teatrali e cinematografiche la cui attendibilità dal punto di vista tecnico è alquanto dubbia. Purtroppo, a meno che ciò non sia stato fatto di proposito, non vi è alcun riferimento, non dico ai documenti peritali della difesa, ma neppure a quelli dei collegi ufficiali del giudice tanto meno a quanto emerso nel corso delle 273 udienze, con escussione di oltre 400 testi, nel processo di primo grado durante le quali la maggior parte delle “certezze” di Priore si sono rivelate inconsistenti ed i periti del giudice hanno sostanzialmente ritrattato affermazioni riportate nelle loro perizie. Se il libro ha fatto riferimento solo all’impianto accusatorio viene da domandarsi che cosa ci siano stati a fare un dibattimento processuale e tre gradi di giudizio. Le conseguenze, sul piano della scrittura del libro sono fin troppo evidenti. Gli autori propongono una carrellata di errori, di false notizie e di conoscenze e di mistificazione dei dati davvero impressionante. Se di interesse, disponiamo di due analisi del loro lavoro che riportano tutte le inesattezze e gli errori marchiani narrati nel libro.

Fino a quando dovremo sopportare questi incompetenti che uccidono due volte coloro che sono già morti innocenti?
Dovrebbe chiederselo allo specchio.
Stia tranquillo Egr. Direttore dell’AVANTI, per quello che potremo, continueremo a demolire i Giovanardi, i Guzzanti e la loro banda di Massoni così come i Gatti, i Lannes, e gli altri Giornalettisti da strapazzo non degni della professione che vorrebbero aver intrapreso.
Perchè NOI RICORDIAMO…male… ricordate molto, molto male.
Ramon Cipressi.

PS: a compensazione di un articolo menzognero le chiedo, Egr. Direttore, la pubblicazione di questa Lettera Aperta, già pubblicata a beneficio di Giovanardi, che da amico dei Felloni, propugna ancora la tesi della Bomba a Bordo, approfittando della sua posizione mediatica privilegiata, ma immeritata, consentitagli dalla sua condizione di politico.
Non mi deluda… Non vorrei diffondere ulteriormente il vostro articolo con le dovute, corrette considerazioni…
Wow, che paura… 


“Lettera aperta all’Onorevole esperto di bombe
Non so proprio cosa c’entri questa “lettera aperta”, che fa supporre si riferisca all’ex Senatore Giovanardi, con l’argomento in discussione, visto che non viene neppure citato nell’articolo.
Caro “Onorevole esperto di bombe”, senza mettere in dubbio la sua competenza in fatto di esplosioni, ha mai sentito parlare del Professor Firrao?
Donato Firrao, oltre ad essere Professore Ordinario di Metallurgia, Titolare di Tecnologia dei Materiali Metallici, nonché Preside della Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Torino, è l’uomo che nel 2002 risolse il caso Mattei, dopo 40 anni di menzogne di Stato.
Il Professor Firrao dimostrò che dietro il pannello strumenti del Morane Saulnier dell’Ingegner Enrico Mattei, pilotato dal Comandante Imerio Bertuzzi, furono collocati 100 grammi di Compound B, definito comunemente Tritolo, fatti esplodere quando il pilota, in finale di atterraggio, azionò la leva del carrello.
Per 40 anni, la caduta di quell’aereo fu definita, dalle inchieste ufficiali, un “errore del pilota”.
Oggi, invece, esiste la certezza che, così come aveva fatto tante volte contro le navi inglesi con il suo silurante, il Comandante Pilota Imerio Bertuzzi, eroe di guerra, non fallì la sua missione, ma fu vigliaccamente ucciso insieme all’Ing. Mattei.
Firrao, durante l’ultima inchiesta Mattei, ebbe a disposizione solo pochi elementi, giusto la fede e l’orologio del Presidente dell’Eni, nonchè qualche strumento dell’avionica del Morane Saulnier, eppure risolse il caso brillantemente nonostante fossero passati 40 anni ed un infinità di menzogne.
Pertanto, il Prof Firrao, esperto metallofrattografico è la persona più adatta in Italia a trovare tracce di ordigni esplosi.
Stiamo discutendo della vicenda Ustica o dell’incidente Mattei? Come già detto, nessuno mette in dubbio la professionalità del prof. Firrao, ma, nell’inchiesta sulle cause della caduta del DC9 Itavia, Firrao non è stato certo l’unico a fare prove e analizzare il relitto e i suoi compiti erano circoscritti agli aspetti metallografici e frattografici. La vera e propria commissione peritale incaricata di determinare le cause dell’incidente era la Misiti che ha operato ad ampio respiro e, tenendo conto anche delle considerazioni di Firrao, ha concluso che l’unica causa tecnicamente sostenibile era l’esplosione di un ordigno collocato nella zona della toilette posteriore destra. Nessuno è stato in grado di dimostrare su basi tecniche realistiche che i danneggiamenti rilevati avrebbero potuto essere provocati da nient’altro che una bomba.
Come scrisse la Corte d’appello, “Tutto il resto è fantapolitica o romanzo che potrebbero anche risultare interessanti se non vi fossero coinvolte ottantuno vittime innocenti. […] Tutto il resto, non essendo provato, è solo frutto della stampa che si è sbizzarrita a trovare scenari di guerra, calda o fredda, un intervento della Libia, la presenza sul posto del suo leader Gheddafi e così via fino a cercare di escogitare un (falso) collegamento con la caduta di un aereo MiG di nazionalità libica avvenuto in data successiva”
Non c’è altro da aggiungere…!

Ebbene, nel caso dell’Itavia, dove i componenti a disposizione erano circa il 70% dei pezzi del carlinga del Dc9, la sua analisi accurata, non rilevò la benché minima traccia di esplosione interna, e per la verità nemmeno esterna.
In particolare, su nessuno delle centinaia di rottami dell’I-TIGI si trovò traccia di rolling edges e washing, gli inequivocabili marcatori dei metalli esposti alle schegge ed al calore di un’esplosione.
La Perizia Metallografica Firrao, ultima anche in senso cronologico tra quelle eseguite durante l’inchiesta del giudice Priore, è naturalmente agli atti e quindi a disposizione dei cittadini (si veda www.stragi80.it).
Pertanto “Onorevole, esperto di bombe”, le sue reiterate affermazioni relative all’esplosione di una bomba a bordo dello sfortunato I-TIGI destano forti sospetti di imparzialità, dopo tutti questi anni di analisi e nonostante che siano a disposizione studi dettagliati e relative sentenze che dicono il contrario.
Forse “Onorevole, esperto di Bombe” avrebbe bisogno di un breve ripasso (si consoli, è in buona compagnia): Dall’analisi dei dati tecnici a disposizione, è ormai appurato che il Dc9 Itavia, per azione di una “forza impulsiva” applicata sul lato destro della sua fusoliera (e senza alcuna esplosione a bordo), imbardò a sinistra e si spezzò, a cominciare dall’ordinata 642, per uscita dall’inviluppo consentito di volo, in perfetto accordo con i dati dei limiti progettuali previsti dalla casa costruttrice Douglas, perdendo in sequenza il motore destro, il motore sinistro ed infine il tronco di coda, per poi precipitare in mare, non prima di aver seminato in cielo il suo carico di vite umane.
C’è da ritenere che non di un breve, bensì di un consistente ripasso ne abbia bisogno Cipressi che parla a vanvera di questioni aeronautiche nonostante la sua qualifica di ingegnere per di più aeronautico. Magari dando un nome a questa misteriosa “forza impulsiva” potrebbe facilitare la comprensione della sua ipotesi e illustrarci lo scenario completo, purché non sia come quello del romanzo “La guerra di Ponza” che già è ritenuto irrealistico da tutti i punti di vista.
Se ormai ci sono certezze sulla sequenza di destrutturazione, resta eventualmente da provare in che modo fu generato l’improvviso ed inaspettato impulso destabilizzante di un aeromobile in volo rettilineo a 7.200 metri, il cui equipaggio aveva appena comunicato tranquillamente l’inizio della discesa verso l’aeroporto di Palermo.
L’analisi dei tracciati del radar di Ciampino (si ricorda? Quelli che erano stati presentati incompleti nella prima fase istruttoria, mancanti dei famosi plot, che nella versione finale sono apparsi magicamente), nella loro versione definitiva, non può più nascondere un movimento di velivoli che attraversava la rotta del Dc9 ad alta velocità e proprio nello stesso istante in cui l’aereo civile si destrutturava.
Sottolineo, non un attimo prima o un attimo dopo, ma nello stesso istante in cui la rotta dell’aeromobile civile è attraversata da una sequenza di velivoli certamente militari. “Una combinazione è un indizio ma due combinazioni sono una prova”, così recitava Sherlock Holmes.
Nel caso di Ustica le “combinazioni” sono numerose, la logica e il buon senso aggiungono poi la parte necessaria a concludere il tragico mosaico, le cui tessere sono state confuse, strappate e nascoste da uomini senza onore e senza bandiera. Dorma pure tranquillo, se ci riesce, “Onorevole, esperto di Bombe”, perché ormai non serve più agitarsi. Gli italiani se la sono già fatta un’idea precisa, sugli eventi sciagurati di quella notte, a dispetto delle menzogne e dei menzogneri di Stato, così come gli stessi cittadini, avevano già l’idea ben precisa, sul fatto che Mattei fosse stato vittima di un assassinio e non di un incidente.
Come vede, “Onorevole, esperto di bombe”, a dispetto della loro indole mite, i cittadini italiani sono meno stolti di quanto i loro uomini di Governo ritengano solo che, ancor più che le perizie, gli stessi cittadini dovrebbero valutare con maggiore rigore la buona fede dei loro rappresentanti.
Le porgo, per l’occasione, i miei più lubrici saluti.

Ramon Cipressi, Ing. Aeronautico (non esperto di bombe)”

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