venerdì, 15 Gennaio, 2021

Polli: “Trump inquietante e divisivo, ha inoculato il virus del trumpismo”

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Quel che è accaduto a Washington, con l’assalto degli esagitati sostenitori trumpiani al Congresso, riunito per la certificazione dei risultati elettorali del 4 novembre, è «una ferita aperta, uno shock per la democrazia». Non si è «mai visto un presidente degli Stati Uniti d’America non rispettare i giornalisti e la stampa».

Donald Trump ha voluto « dividere l’America e non essere il presidente di tutti ». E ancora: molto «grave avere incoraggiato gruppi pericolosi, razzisti e suprematisti». Il presidente uscente ha «inoculato un altro virus, il trumpismo».
Così, tra l’altro, Stefano Polli, vice direttore dell’agenzia Ansa, in una intervista all’Avanti! on line. Polli, giornalista esperto di politica internazionale, e già inviato speciale, è stato responsabile del servizio diplomatico, capo della redazione Esteri e capo redattore centrale dell’Ansa.

 

Stefano Polli

Stefano Polli, registriamo una situazione inedita a Washington. I timori sull’imprevedibilità delle mosse del presidente Trump e sulla non accettazione del risultato elettorale, che lo ha visto perdente a novembre, si sono avverati e nel più inimmaginabile dei modi. L’assalto violentissimo dei suoi sostenitori e l’irruzione nel Congresso, con senatori e deputati riuniti, con il sistema e le regole democratiche contestate dallo stesso fulcro del potere esecutivo, che ha aizzato i manifestanti. Devastazioni, cinque morti e due ordigni nelle sedi dei partiti avversari. La tua valutazione?

Sicuramente è una ferita aperta, uno shock, un trauma per il popolo e la democrazia americana. Stiamo parlando di un paese che è stato considerato un esempio, un modello per la democrazia. E che, in più, ha la Costituzione più antica del mondo, nata nel 1787 a Filadelfia. E questo accade negli Stati Uniti, un paese che ha sempre fatto della democrazia e della libertà i propri punti di riferimento.
Trump ha sicuramente violato tutte le regole scritte e, soprattutto, quelle non scritte. E in particolar modo, la regola che dice che il presidente battuto alle elezioni deve concedere la vittoria all’avversario. Questo è un modo elegante che hanno le istituzioni americane per il passaggio del testimone da un capo dello Stato all’altro. E’ la prima volta che accade in cui un presidente non lo fa, e si tratta di un precedente molto inquietante, davvero pericoloso. Però, dopo le prime ore di sgomento e di angoscia per quello che è avvenuto al Congresso, mi sembra che la democrazia americana stia riprendendo in mano la situazione.

 

Il presidente Trump ha preteso di portare alla Casa Bianca un’altra America, quella degli esclusi, non più rappresentata nelle stanze del potere dai Democratici, e poco o nulla raccontata, secondo lui, dai mass media. Ha quindi inaugurato una narrazione dei fatti “alternativa”, assieme alla contestazione permanente della stampa e dei giornalisti, anche irridendo colleghi con orientamento di destra o moderato e persino togliendo loro l’accredito in diretta tv. E, saltando ogni mediazione, ha parlato direttamente al popolo o ai capi di Stato con i tweet, oltre che con le note ufficiali.

Quando parlo della violazione delle regole scritte e delle regole non scritte mi riferisco proprio a questo. Anche al rapporto con la stampa, cui hai fatto cenno: non si era mai visto un presidente degli Stati Uniti d’America non rispettare i giornalisti e la stampa.

I giornali, la libertà di espressione sono capisaldi della democrazia, invece con questo presidente è saltato anche questo.

Sì, Trump si è permesso di togliere l’accredito ad alcuni giornalisti ed anche togliendo loro la parola. C’è una violenza generale nell’atteggiamento di Trump nei confronti della stampa e anche questo è un fatto senza precedenti.

Secondo me, la cosa più grave di questa presidenza, che sta finendo o forse potrebbe finire con qualche giorno d’anticipo, è che Trump è stato il primo presidente americano che ha voluto dividere l’America.

Quando sono eletti i presidenti americani hanno detto e dicono la frase classica «sarò il presidente di tutti gli americani». Ecco, Trump è il primo presidente statunitense che non ha voluto esserlo. E non lo è affatto stato.

 

Trump ha polarizzato come non mai gli animi e le opzioni politiche in campo con una presidenza “militante” ed argomenti mai usati prima, utilizzando la tribuna della Casa Bianca per una agitazione permanente.

E’ stato grandemente divisivo. Ha diviso l’America in due e lo ha fatto con violenza e con aggressività ed anche non dicendo sempre la verità.
E’ vero che siamo nell’era delle fake news, e sicuramente siamo nell’era della “post-verità”, ma dall’uomo più potente del mondo ci si attende una linea di rigore e di serietà che, invece, con lui sono totalmente mancate.

Trump ha spesso piegato e “girato” la verità sui suoi interessi, ha presentato la “sua” verità, che non aveva alcuna aderenza ai fatti e questo ha portato alla divisione profonda del paese. Il presidente uscente ha sobillato e incitato alcune delle frange più povere e più dimenticate degli Stati Uniti, suscitando anche la violenza di alcuni settori. Questo è l’errore più grande che ha fatto Trump e che, chiaramente, non può essere perdonato.

 

Una divisione e una narrazione “altra”, eccitate dalla stessa presidenza Usa, che ben oltre la tradizionale base elettorale conservatrice, ha apprezzato, incoraggiato e legittimato gruppi estremisti, sovranisti di ultra destra, e non solo Qanon e i folkloristici seguaci della cospirazione globale come Jake Angeli. Qualcosa di mai visto. Peraltro, Trump ha ricevuto sostegno e voti da costoro.

Ci sono stati molti presidenti negli Stati Uniti, repubblicani, di destra e anche molto di destra che, però, hanno sempre lavorato, e in buona fede, nell’interesse e per il bene del paese.

Con Trump questo non è successo. Anzi, egli, tra l’altro, ha incoraggiato ulteriormente questi gruppi di estrema destra, che sono dei gruppi pericolosi – lo affermano gli stessi servizi di intelligence statunitensi -, razzisti, ariani, suprematisti bianchi, fino ai Proud Boys.

Non dimentichiamoci che in un comizio, durante la campagna elettorale, si rivolse direttamente a questi Proud Boys, dicendo loro: «Per ora state calmi, ma siate pronti!».
Quella frase «siate pronti!» detta a questi gruppi è stato soltanto l’inizio di quello che poi è accaduto, con il vergognoso assalto al Congresso.

E’ stato Trump a sdoganare questi gruppi. Nessun presidente repubblicano, anche molto orientato a destra, mai si sarebbe sognato di fare una cosa del genere.

 

Adesso Trump lascerà, ma il trumpismo resterà pienamente in campo, con tutto il suo estremismo verbale e non, il travisamento dei fatti, la irrisione e la contumelia, per un quadriennio autorizzati al più alto livello.

Quel che tu dici è vero. Trump probabilmente andrà via, ma il trumpismo rimane. Certo, sarà da vedere se e in che modo egli resterà in politica.
Ma è ormai sdoganato questo modo di fare politica, cioè la possibilità di farla attraverso fake news, attraverso notizie non verificate e non confermate, alle quali un certo tipo di cittadino, e non solo in America, può credere.

E qui è saltata la responsabilità che deve avere un politico e più che mai un politico importante: deve dire comunque la verità ai propri cittadini. Invece con Trump tutto questo è saltato.
Sono gravissimi gli errori che ha fatto il presidente: aver diviso il paese ed aver inoculato un altro virus, il trumpismo, che sarà difficile da eliminare.

 

Biden si è mostrato da subito presidenziale, autorevole. Adesso, lui e la sua vice Kamala Harris dovranno lavorare molto sui temi che li hanno portati al successo: nuovo welfare, economia e lavoro in tempo di crisi, la lotta alla pandemia e, quindi, ricucire le due Americhe. Il loro, un compito improbo per il dopo Trump?

Hai fatto bene a sottolineare la Harris con Biden, perché Biden sarà il presidente per solo quattro anni. È difficile prevedere che potrà presentarsi per un secondo mandato, semplicemente per un fatto anagrafico. Quindi, la sua vice, la Harris, è probabilmente destinata a prenderne il testimone e presentarsi come aspirante presidente nel 2024.

Biden dovrà andare molto di corsa, perché dovrà davvero ricostruire e unire il paese: il Coronavirus è fuori controllo, ci sono molti cittadini che non credono ai vaccini, e si trova davanti un paese malato e diviso.
Biden dovrà davvero essere il presidente di tutti gli americani. Dovrà essere convincente e avrà molto lavoro da fare sul fronte della politica interna, per le cure e la prevenzione del virus e dovrà fare tutto molto velocemente. E tutto quello che non ha fatto fino ad ora il presidente uscente.
Soprattutto, poi, il nuovo presidente dovrà rilanciare l’immagine degli Stati Uniti nel mondo, un’immagine che esce molto offuscata, se non deteriorata dopo il periodo trumpiano.

 

Sul fronte internazionale, il nuovo leader Joe Biden è antico amico e conoscitore del Vecchio Continente, con un’altra visione, multilaterale, dialogante e pro Alleanza Atlantica, ma molti dossier con tutti i problemi resteranno ancora aperti.

Biden vorrà e dovrà sicuramente ricucire e riallacciare il dialogo con l’Europa. Ma questo non vuol dire che cambieranno drasticamente tutte le politiche degli Stati Uniti.

Trump, pur non essendo stato un grande presidente, e non c’è dubbio su questo, in qualche modo ed in alcuni settori, però, ha fatto gli interessi degli Stati Uniti.
Non siamo più all’epoca di Obama o di Clinton e l’Europa dovrà imparare a camminare sulle proprie gambe.

Biden dialogherà, ma ciò non significa che gli Stati Uniti saranno a sempre pronti a togliere le castagne dal fuoco al Vecchio Continente.
Restano aperte per l’Europa, infatti, le questioni della sicurezza, della partecipazione alla Nato, da trattare adesso in maniera molto più concreta, saranno necessari investimenti in denaro molto più importanti di quelli fatti finora.

 

Altro fronte caldo è anche la questione dei rapporti commerciali, specie con Pechino, ma non solo.

Sì, con Biden sarà più facile parlare, ma non del tutto. C’è proprio un altro punto cui prestare particolare attenzione, il settore del commercio: l’Europa pochi giorni fa ha annunciato un nuovo accordo commerciale con la Cina. Jake Sullivan, nuovo consigliere per la sicurezza nazionale di Biden, però aveva chiesto all’Unione Europea di attendere. Invece, la Ue ha siglato ugualmente l’intesa con Pechino.
Questo può anche andar bene, perché si rivendica da sempre una autonoma politica estera europea, ma sicuramente non è un gran biglietto da visita per Biden. Quindi, le relazioni Usa-Ue saranno migliori rispetto agli anni di Trump, ma ci sarà molto da lavorare in questo senso.

 

Stefano Polli, dopo quel che è accaduto a Capitol Hill, e nonostante Trump abbia finalmente affermato che favorirà una transizione «ordinata», si invoca da settori dell’Asinello Dem, ma anche da autorevoli quotidiani, le sue dimissioni, il 25° emendamento della Costituzione o l’impeachment per Donald Trump. C’è adesso agitazione e abbandoni repentini nel Gop e nel governo, come nello stesso staff trumpiano. Cosa prevedi realisticamente, per quanto sia possibile fare previsioni, per questi giorni convulsi?

Questi giorni saranno decisivi. Applicare il 25° emendamento non è facile perché bisogna che il vice presidente e almeno metà del governo dicano esplicitamente che il presidente non è in grado di ricoprire la carica. Infatti, la norma prevede che il vice presidente possa sostituire il capo della Casa Bianca in caso di morte, dimissioni o quando venga giudicato non più in grado di fare il proprio dovere. È successo soltanto una volta, ai tempi dello scandalo Watergate con Nixon.
Devo dire che in queste ore il vice presidente Pence, anche se fuori tempo massimo, ha fatto un certo dietrofront, mettendosi di traverso rispetto al suo leader, ma non spingendosi fino a questo punto.

Bisogna anche fare un calcolo politico: i Repubblicani dovranno decidere se vogliono separare o meno il loro destino da quello di Trump. E dovranno valutare attentamente se decideranno di tornare ad essere il vecchio partito repubblicano più moderato c’è qualche minima possibilità di applicare il 25° emendamento. In caso contrario, non credo che accadrà nulla.

 

Roberto Pagano

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