martedì, 22 Ottobre, 2019

Polonia, verso il voto e verso l’autoritarismo

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Il prossimo 13 ottobre, quando si voterà per le elezioni politiche, la Polonia dovrà misurarsi nella sfida tra il PiS ( Diritto e Giustizia) dell’ex Presidente Lech Kaczjnski e i partiti europeisti (popolari, sinistra democratica e verdi). Dopo la vittoria del 2015, i sovranisti del PiS, che in Europa appartengono al gruppo euroscettico dell’Ecr, hanno superato la prova delle elezioni europee vedendo i loro consensi raggiungere il 43% contro il 38% degli avversari. Sconfitti nei grandi centri e nel nord del Paese, hanno largamente dominato nelle zone rurali e più povere raggiungendo punte anche del 60%. Ha prevalso, come in Ungheria, il sentimento di paura verso le migrazioni, abilmente sfruttato dal Partito di maggioranza che da una parte ha coperto i problemi economici e cioè una disoccupazione crescente e la mancata modernizzazione industriale (la Polonia è uno dei Paesi dove il carbone è ancora il maggiore produttore di energia), dall’altra è vissuto come svuotamento dell’identità nazionale. Così via via sono aumentati i tratti autoritari e illiberali della politica portati avanti dal PiS. Ma ci sono nel Paese numerose espressioni di resistenza a questa tendenza. Riguardano soprattutto i diritti civili. Pochi mesi fa le piazze si sono riempite di donne che manifestavano per impedire l’approvazione di una legge che avrebbe cancellato il diritto di abortire. La protesta aveva dato un risultato positivo e lo stesso PiS in Parlamento aveva fatto marcia indietro votando contro e impedendo l’attuazione di questa normativa. Ma e sul piano della giustizia che il dibattito politico è ancora più acceso. Nonostante la Ue abbia aperto una procedura di infrazione sul piano del diritto, in Polonia il Governo ha presentato e fatto approvare una riforma della giustizia che, con la scusa di ringiovanire i ranghi, prevede di mandare in pensione gran parte dei giudici della Corte suprema per sostituirli con altri graditi. La stessa Presidente di questo organo Malgorzata Gersdorf si era rifiutata aveva continuato a andare nel suo ufficio nonostante le critiche del Ministro della Giustizia Lukasz Piebiak autore tra l altro di una vera e propria campagna di stampa contro la magistratura che aveva suscitato la protesta dei polacchi che erano scesi a manifestare per il rispetto della Costituzione. Le prossime elezioni politiche del 13 ottobre ci diranno se la Polonia si confermerà Paese in linea con gli altri sottoscrittori dell’accordo di Visegrad e cioè sovranista e euroscettica o se come la Slovacchia avrà imboccato di nuovo la strada del perseguimento dei valori europei.

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