venerdì, 13 Dicembre, 2019

L’intervista a Cirino Pomicino: «Colombo? Espressione del nuovismo della Dc. Altro che rottamatori. Veltroni, D’Alema e Prodi sono stati ‘cacciati’»

0

Emilio Colombo Libertas

Tra i più giovani dei padri costituenti e l’ultimo a lasciarci.  Con Emilio Colombo, perdiamo uno degli maggiori esponenti della Prima Repubblica, premier e più volte ministro, espressione tangibile del pensiero democristiano tutto orientato al rilancio economico del Meridione, alla strenua difesa della Costituzione come punto fermo dal quale partire e dal quale non poter transigere, ma soprattutto – come ha ricordato all’Avanti! il suo collega di partito e amico Cirino Pomicino – incarnazione del “nuovismo”, ossia di quella capacità della politica di rinnovarsi nelle idee ma soprattutto nella classe dirigente. A detta di Pomicino, dalla figura di Colombo, che a soli 26 anni ha contribuito a scrivere la nostra Costituzione, dovrebbero prendere esempio i tanti rottamatori che vorrebbero rinnovare i partiti soltanto sulla base dell’età anagrafica e non dello spessore politico.

Pomicino ieri è scomparso Emilio Colombo, un pezzo importante della prima repubblica che incarnava bene il binomio crescita economica ed Europa: una lezione ante litteram e attualissima?

E’ stato ministro del Tesoro negli anni del boom economico, come Carli per la Banca d’Italia, Colombo era uno degli esponenti più autorevoli del rilancio economico del Mezzogiorno e parallelamente è stato strenuo difensore di una visione europeista: si è speso in questa direzione sin dalla nascita della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, cioè il primo importante tassello che ha portato alla costituzione di quella che conosciamo oggi come Unione Europea.

Rilancio economico e visione europeista, perfetta incarnazione del partito dello scudo crociato?

Assolutamente, sì. Da esponente storico della Democrazia cristiana, Colombo ha rappresentato le due grandi scelte di fondo di questo partito, ovvero la difesa dell’economia di mercato come strumento di progresso senza scivolare verso liberismo selvaggio che serpeggia oggi; e la visione europeista che ha portato avanti con forza sin dagli albori del processo che ha segnato la nascita dell’Unione europea, fino a diventare presidente dell’assemblea Ue nel 1977 e nel 1979, anno in cui gli fu assegnato il premio “Carlo Magno”, attribuito ogni anno proprio all’uomo politico che contribuisce di più al processo d’integrazione europeo.

Padre costituente a 26 anni, la sua storia dovrebbe oggi far riflettere i tanti rottamatori del Pd?

Le confesso che questa osservazione mi strappa un sorriso, nonostante il grande dispiacere che porto con me mentre raggiungo la camera ardente a porgere il mio ultimo saluto ad un amico. Colombo è stato espressione di quel nuovismo che connotava la Dc ai tempi di Zaccagnini, un partito che promuoveva il ricambio generazionale, un partito che elesse Giovanni Goria presidente del Consiglio a soli 46 anni: oggi si parla di Letta giovanissimo premier quando in realtà di anni ne ha 47 anni. Oggi invece quel sentimento di nuovismo si è tradotto in mero giovanilismo goliardico. La differenza è che all’epoca il ricambio generazionale lo si faceva con la politica, mentre oggi se ne fa una questione anagrafica correndo il rischio troppo spesso di perdere risorse preziose per il Paese.

Quindi il Pd che ha sbagliato nell’aver avallato la campagna di rottamazione di Renzi che ha portato all’uscita dalla scena politica di illustri esponenti democratici?

Certo. Siamo onesti: come è andata veramente nella “dipartita” dal parlamento di Veltroni, D’Alema e Prodi? E’ stata una “cacciata”. E col senno di poi direi che la mossa non è stata delle più azzeccate. Nel senso che al loro posto non son certo arrivati nelle fila del Pd schiere di novelli Berlinguer o di Lombardi. Semplicemente l’Italia, il parlamento e non per ultimo il Partito democratico hanno perso energie importanti.

Quindi la scelta di barattare una ipotetica sanatoria dei mal di pancia dei rottamatori con tre esponenti della nomenclatura, non è stata così brillante come si pensava?

Non solo, è stata controproducente. Più che calmare le agitate acque interne, il Pd in un sol colpo ha perduto tre suoi esponenti di tutto rispetto ed ha dato una accelerazione a quel processo di frattura interna in tante correnti sempre più divise tra loro.

Sì, ma anche la Dc era storicamente divisa in correnti, una delle quali la vedeva tra i suoi maggiori esponenti?

Sì, ma c’era una bella differenza: nella Dc alla fine si trovava sempre la sintesi.

Lucio Filipponio

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply