venerdì, 22 Marzo, 2019

Ponte Morandi. Parla Luca Maestripieri, Cisl Liguria

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A quattro mesi dal crollo del Ponte Morandi di Genova, qualcosa di sta muovendo. Quasi in contemporanea sono iniziate le demolizioni e sta per partire la ricostruzione. I lavori del nuovo ponte, che si basa sul progetto presentato mesi fa dall’architetto Renzo Piano, sono stati affidati alla società “Pergenova” costituita da Salini Impregilo e Fincantieri. L’opera costerà oltre 200 milioni di euro che il Commissario straordinario e sindaco di Genova, Marco Bucci, ha già chiesto alla società Autostrade. Secondo il progetto, i lavori dureranno 12 mesi. Ma quanto il crollo del ponte ha inciso e inciderà sulla vita e sull’economia della città? In altre parole, Genova la Superba è stata piegata o spezzata? Abbiamo affrontato l’argomento con Luca Maestripieri, segretario Generale Cisl Liguria.

Attivista sindacale dal 1993 e sindacalista a tempo pieno dal 1995, Luca Maestripieri, nel 2000 diventa segretario generale della Fisascat Cisl di Genova, la federazione che aggrega e rappresenta i lavoratori del Commercio del turismo e dei servizi privati. Viene rieletto dal 2001 al 2008. Successivamente assume anche la carica di segretario generale ligure della federazione e resta in carica fino al 2011, quando entra nella segreteria della Cisl di Genova. Nel 2014 viene eletto segretario generale e nel 2017 assume la leadership della Cisl della Liguria.

Un primo giudizio sul progetto del nuovo ponte?

«Non entro nel dettaglio perché non sono competente in materia e non mi interessa quali siano state le aziende scelte. L’importante che venga realizzato bene, nei tempi più rapidi possibili e con le massime tutele a livello di sicurezza per i lavoratori che saranno coinvolti».

Proprio in questi giorni sono anche iniziati i lavori di demolizione dell’ormai ex ponte Morandi. Come vivono i genovesi queste ore?

«L’avvio dello smontaggio del moncone di ponente ha ridato speranza, ma una doccia fredda è arrivata dall’allungamento dei tempi per quello di levante, che ancora divide Certosa dal quartiere di Sampierdarena, che sarà oggetto di un’udienza in tribunale a febbraio perché i periti del tribunale stesso, e quelli di parte, devono accordarsi con le aziende che provvedono alla demolizione, per il recupero e la salvaguardia delle prove. Ovviamente, non è in dubbio la necessità della magistratura di operare in modo da assicurare i responsabili alla giustizia. Nonostante il ponte e gli eventi naturali che hanno flagellato la nostra regione lo spirito e la forza e la volontà di rialzarsi dei genovesi e dei liguri non è fiaccata».

Quindi, i tempi rischiano di allungarsi?

«Certo che i genovesi speravano in tempi più brevi. Il 15 agosto, al netto del dolore, all’opinione pubblica sembrava che tutto sarebbe stato più semplice e questo deprime anche i consumi e l’economia. Non le nego che nonostante l’apprezzabile tentativo delle istituzioni di fare coaching sulla popolazione, soprattutto in Valpolcevera, la sensazione è che questa parte di città uscirà a pezzi dalla vicenda».

Come è stata organizzata la viabilità del porto?

«Con i provvedimenti sul traffico, l’apertura di strade interne al porto e svincoli, il traffico da e per il porto è ripristinato, anche se in maniera non definitiva, per la quale bisognerà aspettare la ricostruzione. Bisogna farlo sapere per evitare che le merci prendano altre strade».

Quanto ha inciso il crollo del ponte sul tessuto economico di Genova?

«I maggiori problemi si registrano in diversi settori, come quello commerciale, dove le piccole aziende stanno chiudendo a un ritmo impressionante. Molte abbasseranno la serranda alla fine dell’anno. E sono quelle dal business minimo di sussistenza, spesso aperte per dare un lavoro e un reddito a chi lo aveva perso per la crisi dell’industria di Stato o ai figli, magari impegnando la propria liquidazione per dargli un impiego che altrimenti non si trovava. Il crollo del ponte è la punta dell’iceberg, dietro ci sono anni e anni di chiusure o ridimensionamenti di aziende di ogni genere, dall’Ilva alla bottega.

Prima del crollo del ponte, il porto di Genova registrava la migliore performance europea. Quali sono le ragioni di questo successo?

«La crescita era dovuta probabilmente all’adeguamento del fondale alle navi di grandi dimensioni che prima non potevano arrivare. Diciamo che siamo cresciuti molto perché siamo partiti dal basso. Ora resta la questione della diga foranea, vecchia di 200 anni, che va spostata a mare per fare arrivare le navi ancora più grandi e non rimanere fuori dal mercato. Purtroppo questa è una delle opere bloccate dalla valutazione del rapporto costi-benefici avviata dal Governo. E ogni giorno trascorso è un giorno perso per il recupero della competitività».

Dopo il crollo del ponte, ovviamente, sono crollati anche i traffici portuali, Dove si stanno spostando? In Italia o all’estero? Sarà possibile recuperarli?

«Recuperare è sempre difficile, bisogna non perdere, non perdere più dopo lo shock. Un’iniezione di fiducia in prospettiva è arrivata dallo sblocco dei lavori del Terzo Valico. Il porto concorrente è, ovviamente quello di Fos (Marsiglia), insieme, in second’ordine, a quello di Barcellona. Ma la nostra è una posizione strategica e logistica migliore».

Quindi ci sono le possibilità per affrontare al meglio la situazione?

«Credo che, alla fine, con la marcia in più del Terzo Valico e il fatto che, come ha detto il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli, i binari entreranno dentro il porto (c’erano già e bisogna ripristinarli) riusciremo a recuperare brillantemente. Resta la questione della Gronda, ancora bloccata dal Ministero e che, invece, è essenziale. La carenza di infrastrutture è sempre stata la palla al piede del porto di Genova e, magari, dalla crisi arriverà qualcosa di buono: lo sblocco di una situazione al palo da anni, se non da decenni».

Il decreto sul ponte ha rispettato le esigenze, le aspettative della città? Quali sono le carenze più evidenti? C’è stato il coinvolgimento delle forze politiche, economiche e sociali della città?

«Si può sempre fare di più e meglio. Lo ha detto anche il commissario straordinario per la ricostruzione Marco Bucci. Per il Decreto Emergenze, le istituzioni e il mondo del lavoro hanno fatto fronte comune alle audizioni in parlamento, e nelle interlocuzioni con le istituzioni e i parlamentari, arrivando con una piattaforma di richieste comune».

E i finanziamenti sono sufficienti per affrontare tutte le emergenze?

«Ci vorrebbero più soldi, soprattutto per le aziende del territorio, non solo della zona specifica o di Genova, ma per tutta la Liguria, fortemente penalizzata sul fronte dei trasporti. Speriamo che qualcosa arrivi da altre leggi entro fine anno. Certo quello che è mancato, e su cui lavoreremo, è il giusto riconoscimento ai vigili del fuoco, i veri eroi di Genova durante il crollo del Ponte».

Autostrade sta pagando i risarcimenti ma ha deciso di fare ricorso contro il decreto per la ricostruzione del ponte. Giusto o sbagliato tenerla fuori? 

«Non sono né il magistrato né il capo del Governo. La responsabilità deve attribuirla il Tribunale. Siamo lieti che Autostrade abbiano deciso di non chiedere la sospensiva. Il resto non è questione sindacale».

Sono realistici i tempi della ricostruzione annunciati da Bucci?

«Ce lo auguriamo tutti. C’è fiducia nelle qualità di Marco Bucci che, in queste prime settimane da Commissario, ha lavorato testa bassa per trovare una risposta veloce a tutte le situazioni aperte. Non sarà semplice demolire e ricostruire il ponte, ma tutti i genovesi saranno pronti ad aiutare Bucci in questa sfida del 2019 che tutti noi sogniamo di vincere».

Nei giorni scorsi, il governatore Toti ha tuonato contro il ministro Toninelli parlando dei ritardi per Gronda, Terzo Valico, e Alta Velocità. Il crollo del ponte ha anche messo in evidenza i nodi strutturali del sistema viario e ferroviario della Liguria?

«I problemi infrastrutturali della nostra regione sono chiari ed evidenti da decenni e nessuno è mai intervenuto. C’è un gap abissale che dobbiamo colmare e bisogna fare in fretta. Basta parole e annunci, bisogna mettere nero su bianco. Recentemente si è svolta a Genova l’iniziativa sindacale “Vertenza Liguria” organizzata dalla Cisl regionale. Abbiamo prodotto uno studio in cui si evidenza che il completamento di sei grandi opere in Liguria (ponte Morandi, Terzo Valico, Gronda, Nodo ferroviario di Genova, Aurelia Bis a Savona e Aurelia Bis a La Spezia) potrebbe generare ricadute economiche nella nostra regione superiori a 25 miliardi di euro e porterebbe 36mila posti di lavoro».

Antonio Salvatore Sassu

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