domenica, 22 Settembre, 2019

Populisti contro populisti

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Ogni giorno, ci vengono sottoposti argomenti deprimenti, che allontanano dalla nostra mente la speranza di un nuovo corso politico. Del quale si avverte l’esigenza per far rinascere la fiducia nel futuro e l’ottimismo nell’affrontare la vita. A tal fine, ci vorrebbe un progetto di società solidale, nella quale i vari gruppi, anche se concorrenti, mirassero al bene comune e il merito venisse gratificato, senza diventare strumento per sottomettere i meno fortunati. La politica dovrebbe spingere la società verso più alti livelli culturali; la presa di coscienza dei propri diritti e, soprattutto, dei propri doveri; il rispetto delle Leggi e della serietà nello svolgere i compiti a cui si viene assegnato.

Tutto il contrario di ciò che riscontriamo, seguendo i confronti e gli scontri politici giornalieri, da diversi anni. La parola più usata per indicare la qualità degli interventi che ci vengono sottoposti è “populismo”. Se cerchiamo l’origine della parola e i suoi significati nel tempo, ci allontaniamo dalla cronaca. Cosa dobbiamo intendere per populismo applicato? L’utilizzo di una parola, un’espressione, un gesto o un atteggiamento per attrarre l’attenzione irrazionale delle persone ed avere il loro consenso. Pensiamo a un gesto populista: il lancio delle monetine a Craxi mentre usciva dal San Raffael. Il suo effetto viene ancora utilizzato.

Qualcuno per mettermi in difficoltà, richiama ancora il fatto. Come non considerare populista la parola rottamare, che usata da Renzi, faceva apparire agli occhi di chi l’ascoltava le facce dei personaggi che sperava venissero rottamati. E, Renzi venne considerato il liberatore. Come i padri delle monetine raccolsero i frutti del gesto, cosi il Fiorentino raccolse i frutti della promessa rottamazione di un lungo elenco di persone, nel quale ognuno sperava che ci fosse quello che gli era antipatico. Due esempi di ricerca del consenso non con proposte programmatiche, ma appagando il vampirismo e il cinismo popolare.Ogni organizzazione, che gareggia per avere consensi deve trovare il modo efficace per attrarli. I modi possono essere seri o pagliacceschi. Nella prima Repubblica, l’elemento principale era una ideologia o una somma di ideali: comunismo, democrazia cristiana, liberale, repubblicano, socialista e socialdemocratico. Ogni parola indicava un modello di organizzazione della società e criteri per la sua gestione. Per molti decenni, sono stati chiari i risultati positivi della politica popolare, non populista. Con l’inizio della seconda Repubblica le Cose (exPCI), l’Arcobaleno, la Lega, i 5Stelle e il PD, populisticamente, cercavano consensi accusando di mostruosità dei Partiti della Prima. Possiamo anche digerire i comportamenti del primo tangentopoli tenuto dalle nuove aggregazioni, non è sopportabile continuare ad assistere alla lotta tra populisti.

L’Italia sta scivolando sempre più verso una deriva venezuelana. Uno concede il REI e gli 80 euro, l’altro regala il RdC. I politici sembrato fabbriche populiste di etichette: fascista, razzista, buonista, sovranista, ecc. Quando una parola è stata troppo usata, se ne cerca un’altra. Un Onorevole, alla presentazione di un libro di critica al populismo, ha dichiarato di aver dato vita al Movimento Civico. Per me, è un altro tentativo populista per trattare e che fa pensare alla mancanza di un programma e alla disponibilità ad accordi con il migliore offerente. L’ultimo, in ordine di tempo, campo di gioco per i populisti è quello dell’autonomia differenziata. I populisti del Nord accusano le regioni meridionali di sperperare risorse pubbliche, di essere inefficienti e per la vicinanza con il mondo malavitoso: Camorra, ‘Ndrangheta, Mafia e Sacra Corona. Parlano del Mezzogiorno come se fosse un altro Stato. Non valutano il fatto che hanno assorbito le famiglie malavitose meridionali. I populisti del Sud, invece di capire il perché delle condizioni di sottosviluppo, della fuga dei giovani, della perdita di residenti, della desertificazione di vasti territori, ecc, accusano le regioni del Nord di ladrocinio, egoismo, presunzione, ecc, ecc. Populisti contro populisti.

Ovviamente, vinceranno quelli del Nord, che trovano nel Sud molti collaborazionisti, stanchi di avere una classe politica di analfabeti e improvvisatori, che spesso fa affidamento sull’appoggio di chi vive fuori della Legge. Roberto Napoletano, da diversi giorni parla dello scippo di miliardi, da parte del Veneto e della Lombardia. Come mai, non si parla delle somma che le Fondazioni Bancarie (79 nel Nord-9 in tutto il Sud, quante in nel solo Piemonte), gestiscono (28.000 miliardi). Nessuno parla dei miliardi che i meridionali mandano al Nord per ottusità e apatia. Per uscire da questa dannata e ridicola situazione, ci vuole un progetto politico, con una visione unitaria dei problemi del Paese e di alto valore culturale, capace di guidare l’agire degli eletti a rappresentare il popolo e di far prevalere la politica sull’economia, anche in virtù della differenza delle missioni, delle due “discipline”. Speriamo bene.

Luigi Mainolfi

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