mercoledì, 24 Febbraio, 2021
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Portogallo, il nuovo Presidente è amato anche a sinistra

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Non è facile trovare un Paese dove da anni le due istituzioni più importanti, nello stesso non breve periodo, sono rette da una persona di un partito di uno schieramento opposto all’altro. Succede in Portogallo dove, a capo degli ultimi Governi di sinistra, il socialista Antonio Costa è succeduto a se stesso, diventando anche dal primo gennaio di quest’anno Presidente del Consiglio Europeo. Domenica scorsa, invece, nelle elezioni presidenziali, Marcelo Rebelo de Sousa, socialdemocratico, è stato riconfermato Capo di Stato. Non traggano in inganno le rispettive provenienze idrologiche: i socialisti governano a capo di uno schieramento di sinistra mentre i socialdemocratici, al di là del nome, sono all’opposizione nel centro destra. Rebelo de Sousa ha ottenuto un successo schiacciante con il 63% dei consensi ed è stato eletto al primo turno, come nel 2016, quando però aveva ottenuto il 52%. La percentuale dei votanti è stata molto bassa, il 39,5% a causa soprattutto della pandemia da coronavirus che ha lasciato molti elettori lontani dalle urne. La Commissione elettorale nazionale aveva invitato gli oltre nove milioni di elettori portoghesi a portarsi da casa la penna con cui barrare le schede e a disinfettare i documenti di identità prima e dopo il voto. Il Portogallo è una Repubblica semipresidenziale e il Presidente ai compiti istituzionali di rappresentanza unisce poteri non secondari riguardo alla sicurezza nazionale e alla politica estera. Inoltre ha il potere di bloccare le leggi approvate dal Parlamento e di rimandarle per un giudizio alla Corte Costituzionale se non le ritiene corrette. Succede in rarissimi casi ma tutti si chiedono, visto le enormi resistenze in campo cattolico e tradizionalista, se ciò accadrà per la recente normativa sull’eutanasia. Rebelo de Sousa è un avvocato, giurista e giornalista e deve la sua popolarità soprattutto al fatto di essere stato un commentatore televisivo. Ma è entrato nelle simpatie e nel cuore dei portoghesi anche per la semplicità dei suoi modi, per la rinuncia a molti privilegi derivatigli dalla sua carica, per la sua umanità.
La gente ha apprezzato la sua moderazione e il fatto di aver abbandonato gli interessi del suo partito e di essersi messo al servizio della nazione. Questo suo atteggiamento ha perfino indotto quella che, visto che proveniva dal partito di maggioranza, quello socialista, doveva essere la sua rivale principale, Ana Gomes, a presentarsi come indipendente, per stemperare la provenienza ideologica. Ma non è bastato. La Gomes si è fermata, pur arrivando seconda, al 13%. Un suffragio significativo lo ha invece ottenuto il candidato dell’estrema destra sovranista André Ventura, leader del partito Chega {Basta) che con il suo 11,9 %, cavalcando il malcontento per la crisi sanitaria, conservatore nei costumi sociali, nazionalista, ha raccolto la protesta contro i socialisti a capo del Governo. Ventura si è anche distinto, nella campagna elettorale, per degli incredibili attacchi sessisti nei confronti di una candidata della sinistra Marisa Manas, del Bloco de Esquerda, colpevole, a suo giudizio, di usare un rossetto troppo provocante. Anche a squallori come questo si è assistito nelle elezioni presidenziali di domenica. Di altro spessore è sicuramente il riconfermato Presidente Marcelo Rebelo de Sousa che nel suo primo discorso ha invitato i portoghesi all’unità e a una lotta serrata contro la terza ondata della pandemia per la quale non ha escluso il prolungamento del lockdown fino a marzo.


Alessandro Perelli

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