sabato, 7 Dicembre, 2019

Possibile novità in manovra: pensione di garanzia per chi ha meno di 50 anni e per precari

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Civ Inps
PRESENTATO IL RENDICONTO SOCIALE 2018
Martedì scorso 5 novembre, presso il salone Frenato Angiolillo di Palazzo Wedekind, il Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Istituto ha presentato il Rendiconto sociale Inps 2018.
L’evento è stato aperto da sabina Valentina, vicepresidente Civ, che ha evidenziato che il Consiglio quest’anno non ha voluto solo fotografare quanto fatto dall’Istituto nel corso del 2018, ma ha inteso anche mettere a fuoco l’impegno profuso nel 2019, considerando l’Inps come un organismo in costante movimento ed evoluzione.
A seguire, il presidente del Civ Guglielmo Loy ha affermato che il Rendiconto sociale è un’analisi chiara che esplicita l’ammontare delle spese per prestazioni e funzionamento, le entrate legate alla fiscalità generale e le entrate contributive da parte dell’Inps. Il documento, nella cui stesura sono coinvolti sia il Consiglio di indirizzo e vigilanza sia i Comitati regionali dell’Ente, è uno strumento che ha un notevole peso nel dibattito pubblico sui temi del welfare e che si propone di trasformare i dati contabili in una analisi più strettamente sociale.
Ha chiuso i lavori Nunzia Catalfo, Ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, intervenuta sulle politiche dell’occupazione, con particolare riferimento all’Anticipo pensionistico, all’Ape Sociale, al Reddito di cittadinanza e alla protezione sociale.

Per Consulenti Poste Italiane
RITMI INTENSI E PRESSIONI PER OBIETTIVI
Ritmi e carichi di lavoro intensi, margini scarsi di autonomia e partecipazione, pressioni per il perseguimento degli obiettivi, presenza di problemi per la salute psicologica (tensione, stress, ansia), disturbi oculistici e muscolo-scheletrici. E’ il ‘quadro’ sulla vita ‘lavorativa’ dei consulenti di Poste italiane che emerge dalla ricerca ‘Le condizioni di lavoro e di salute dei consulenti delle poste: i risultati dell’indagine tramite questionario’, a cura di Inca, Slc Cgil, Fondazione Di Vittorio presentata di recente a Roma nella sede dell’Inail.
L’analisi si basa sui dati provenienti da questionari somministrati ai consulenti di Poste Italiane che, secondo fonti sindacali, spiegano gli autori del Rapporto, si stimano siano 8.100 lavoratori, a cui si aggiungono circa 3.300 direttori che svolgono anche attività di consulenza. Il questionario dedicato ai consulenti postali è stato diffuso a partire da aprile 2019 e l’analisi verte sui primi 1.098 questionari compilati al 15 settembre 2019. Il campione intercettato dall’indagine si caratterizza per un’alta presenza femminile, un’età medio-alta e un’anzianità lavorativa di lungo periodo, con una presenza maggiore nelle aree centro settentrionali del Paese. La situazione occupazione è caratterizzata dalla quasi totale prevalenza del tempo indeterminato full-time.
E, come affiora dallo studio, tra i consulenti postali intervistati, 349 hanno subito infortuni sul lavoro (il 33% di quanti hanno risposto alla domanda e il 31,8% del campione) e in 260 casi l’infortunio ha avuto un seguito nel riconoscimento da parte dell’Inail (il 74,5% dei casi). Quasi del tutto assenti risultano, invece, i casi di malattie professionali denunciate (1%) e, conseguentemente, i casi di riconoscimento (0,4%). I questionari sono stati compilati da 326 maschi (29%) e 682 femmine (67,7%), mentre il 10,3% dei rispondenti non specifica il genere. La netta prevalenza femminile caratterizza una platea che sul piano anagrafico risulta in gran parte di età superiore ai 50 anni (60,5%). Tra i maschi, le fasce dai 31 ai 40 anni e quelle degli over 60 risultano più significative che tra le femmine (18% a fronte del 14,7% per quanto concerne i più giovani e il 17,3% a fronte del 13,8% tra i più anziani).
Dall’indagine si evidenzia chiaramente quanto i ritmi di lavoro costituiscano un problema sul quale gli intervistati hanno scarse possibilità di azione. Il 53,5% dei lavoratori e delle lavoratrici afferma di non poter mai scegliere o cambiare i metodi di lavoro. Il 26,5% sostiene di non poter gestire le pause o i turni in base alle proprie esigenze e il 44,8% dichiara di poterlo fare qualche volta. Nel caso dei consulenti postali, il principale elemento caratterizzante le condizioni di lavoro è la pressione dovuta a forme specifiche di eterodirezione, sia dirette che indirette. Su 1.024 rispondenti, 844 affermano di aver subito ‘pressioni’ (82,4%) durante lo svolgimento dell’attività lavorativa. Mentre con riferimento allo strumento di valutazione, oltre il 60% dei rispondenti (1.037) riferisce che si tratta di un dispositivo per nulla o pochissimo costruttivo.
Secondo l’indagine, complessivamente, 497 tra intervistati e intervistate dichiarano di aver subito violenza nell’ultimo anno e si tratta del 47,2% dei 1.052 che hanno risposto alla domanda. Nella gran parte dei casi si è trattato di sola violenza verbale (488) a cui si aggiungono i più rari casi di violenza fisica (12).
Ma, nonostante tutto, la percezione dei consulenti sulle condizioni della propria salute risultano abbastanza positive. In media il giudizio espresso è di 3,5 su una scala da 1 a 5, senza particolari differenze tra maschi e femmine e con un progressivo deterioramento all’avanzare dell’età. Questo non significa che il lavoro non incida sulle condizioni di salute dei lavoratori e delle lavoratrici. Al contrario, a sottolineare l’impatto negativo delle condizioni di lavoro su quelle di salute sono il 58,9% di quanti hanno risposto alla domanda (1.016). L’incidenza sale tra le donne (63,2%) e nelle fasce di età più avanzate con valori intorno al 60% dai 40 anni in su che crescono nella fascia 51-60 al 65,7%.

Possibile novità in manovra
PENSIONE DI GARANZIA PER CHI HA MENO DI 50 ANNI E PER I PRECARI
Nel capitolo pensioni della legge di Bilancio 2020, da poco approdata al Senato per l’inizio dell’esame parlamentare, rimangono le pensioni anticipate con Quota 100, l’Ape social e il regime sperimentale di Opzione donna.
Ma si apre il dibattito su una riforma che prevede anche altre misure, destinate in particolare ai giovani come la pensione di garanzia, come affiora dalle parole del ministro del Lavoro Nunzia Catalfo: “Il Governo è pronto ad aprire da gennaio tavoli con i sindacati per una riforma generale delle pensioni”, ha detto il ministro del Lavoro a margine dell’incontro con i rappresentanti dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil spiegando che il confronto affronterà la questione della pensione di garanzia per i giovani, i lavori gravosi e il tema della separazione tra assistenza e previdenza.
“È essenziale investire sulle nuove generazioni, vera risorsa per il futuro del Paese al fine di garantire a tutti la possibilità di svolgere un percorso di crescita personale, sociale, culturale e professionale”, si evidenzia nel documento che illustra le linee programmatiche dell’esecutivo, che prefigura pure la necessità di creare “le condizioni affinché chi ha dovuto lasciare l’Italia possa tornarvi e trovare un adeguato riconoscimento del merito” oltre a “incrementare politiche di welfare rivolte ai giovani che provengono da famiglie a basso reddito”.
Pensione di garanzia
Grande attenzione del governo dovrebbe essere rivolta ai giovani che rischiano in alcuni casi di non poter avere accesso al trattamento previdenziale e comunque di non avere una pensione sufficientemente dignitosa per via di lavori precari e carriere discontinue che caratterizzano l’attuale mercato del lavoro.
Uno degli obiettivi è dunque quello di incrementare il Fondo previdenziale integrativo pubblico per assicurare alle nuove generazioni con attività saltuarie e discontinue una copertura previdenziale. Si tratta di una proposta che prevede che l’assegno pensionistico venga calcolato interamente con il sistema contributivo. I destinatari sono soprattutto i nati dopo il 1970 che in molti casi stanno svolgendo lavori precari, discontinui che difficilmente potrebbero andare in pensione con 20 anni di contributi e prima di aver compiuto 70 anni. In base a quanto è stato fatto trapelare, dovrebbe aggirarsi intorno a 650 euro al mese, che potrebbero aumentare di 30 euro per ogni anno di lavoro in più.
Rivalutazione degli assegni
Sul tema, i pensionati di Cgil, Cisl e Uil manifestano apertamente l’apprezzamento per la disponibilità del ministro del Lavoro, che ha anche dichiarato pubblicamente che la rivalutazione degli assegni pensionistici e l’accesso al pensionamento per le donne vanno definiti con maggiore attenzione già in questa manovra di bilancio nel corso dell’iter parlamentare.
“La ministra ci ha confermato l’obiettivo – ha detto il segretario confederale della Cisl Roberto Ghiselli – di superare strutturalmente l’attuale impianto previdenziale. Il primo tavolo che sarà convocato è quello della pensione di garanzia per i giovani. Gli altri saranno sulla flessibilità in uscita, sui lavori gravosi, sulla previdenza complementare e sulle pensioni in essere quindi sulla condizione dei pensionati.
Abbiamo chiesto un segnale per le donne”. “Le donne sono le vere vittime del sistema previdenziale – ha aggiunto il segretario confederale della Cisl Ignazio Ganga. Solo un quarto di chi esce con Quota 100 è donna”.

Carlo Pareto

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