martedì, 22 Ottobre, 2019

Povera Italia

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Sovranisti chi? Se sovranismo significa difendere gli interessi del proprio paese il governo italiano dovrebbe essere definito anti sovranista. La sua politica ci ha completamente isolato in Europa, allacciati come siamo da un legame, stabilito peraltro da Salvini e non dal ministro degli Esteri (che si ci sia ciascun lo dice..), con i paesi del patto di Visegrad, peraltro amputati dalla presenza della Slovacchia, oggi governata dai democratici e non più dai populisti. L’Italia, tra bufale sui Jillet gialli contro Macron e tesi anti Merkel sulla Germania che sfrutta la povera Italia, cosa si poteva aspettare? Abbiamo capovolto le nostre alleanze tradizionali coi grandi paesi democratici e ci siamo infatuati di Putin che proclama, come il suo amico (anche lui ex comunista) Orban la fine della democrazia liberale.

Non so se tutti se ne siano resi conto. Ma l’Italia salvinista e non sovranista fa comunella con chi propone un modello di stato definito apertamente illiberale. Interessa a nessuno? Neanche ai liberali? Berlusconi é d’accordo di appoggiare il salvinismo, lui che si é sempre definito un liberale? E a finire nient’altro che suo vassallo?  Ma che dire delle reazioni del ministro dell’Interno alle decisioni del Gip di Agrigento? Lui aveva già sentenziato che la Capitana era colpevole. Anzi l’aveva definita “un criminale di guerra”. Adesso che la magistratura la scagiona allora Salvini inveisce contri la magistratura. In coerenza, peraltro, con le posizioni leghiste d’un tempo.

C’era una volta la Lega che esultava agli avvisi di garanzia, definiva, con il suo giornale, L’Indipendente, Craxi il cinghialone da catturare al più presto, mostrava il cappio alla Camera. Oggi la Lega, che deve allo stato 49 milioni illegalmente spesi, una somma piû o meno equivalente alla maxi tangente Enimont, e che ha ottenuto la grazia di poterli restituire in 80 anni senza interessi, si scaglia contro i magistrati perché non le danno ragione. Anzi Salvini recentemente ha chiesto l’elenco di tutti gli incarichi attribuiti ai magistrati che sono contro di lui. Un’Italia cosi può trovare alleati i paesi democratici e progrediti dell’Europa? Non credo proprio.

E cosi il povero Conte  sembrava quel tale, della canzone cantata da Jannacci, Prete Liprando, venuto da Como per assistere alla prova dei carboni accesi che avrebbero dimostrato le ragioni del prete contro quelle dell’arcivescovo di Milano e che, dopo un viaggio cosi lungo, non ha visto niente. E si lamenta perché é venuto da Como per niente. Conte é venuto da Roma per niente. E’ bastata una telefonata di Salvini per contraddire la posizione da lui assunta sulla presidenza della Commissione favorevole a Timmermans. Salvini ha posto il veto, visto che lui é allergico ai socialisti. L’Italia ha perso la Bce e questo era scontato, e non ha acquisito nulla visto che la presidenza dell’Europarlamento affidata al socialista del Pd Sassoli era prima appannaggio del popolare Tajani.

Francia, con la Lagarde alla Bce, e Germania, col popolare von der Lehyen, hanno fatto la parte del leone. I socialisti si sono dovuti accontentare della presidenza del parlamento e gli italiani della cancellazione della procedura d’infrazione. Con promesse di misure delle quali verificheremo la praticabilità. Per adesso portiamo a casa il nulla. E quello venuto da Como, pardon da Roma, non ha visto niente.

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

2 commenti

  1. Graziano LUPPICHINI on

    Analisi assolutamente corretta che condivido; mi permetto di aggiungere una riflessione personale:
    credo che poco abbia da esultare Conte per il risultato della cancellazione (temporanea) della procedura di
    infrazione da parte della Commissione Europea: Moscovici, da politico navigato quale è, non ha messo in
    crisi la Francia, il suo Paese, a chiusura del suo mandato di Commissario per gli affari economici e monetari,
    lasciando a chi verrà, ad ottobre, con la nuova Commissione Europea insediata e nel pieno dei propri poteri,
    l’onere di dare continuità all’azione di controllo accurato sui conti e sugli impegni del Governo per il 2020 poiché,
    ha aggiunto Moscovici: “questa “non è la fine” della questione e che “dovremo continuare a monitorare molto
    da vicino” i conti italiani durante la seconda metà dell’anno. Attendiamo di vedere le reazioni alle attese
    deluse degli italiani rispetto alle promesse fatte finora dai governanti gialloverdi, e le ricadute conseguenti i tagli
    sui servizi sullo stato sociale, con lo sguardo a ciò che può accader per il futuro nemmeno troppo lontano.
    Concludo: per ciò che riguarda l’Italia, una vicepresidenza della Commissione è un palliativo per giustificare una sconfitta ancor più bruciante; infatti, Ursula von der Leyen ha espresso l’intenzione di nominare Frans Timmermans (socialisti) e Margrethe Vestager (liberale) come vicepresidenti di più alto rango” della Commissione Europea, ai quali saranno aggiunti un vicepresidente dell’Italia e uno dell’Europa dell’Est.
    Se questa è una vittoria dell’Italia che dovrebbe contare …..
    Graziano LUPPICHINI Segretario Comunale PSI Rosignano M.mo

  2. Paolo Bolognesi on

    Quando leggo o sento parlare di rapporti tra l’Europa e i Paesi che ne fanno parte, mi viene spontaneo di fare un parallelo con l’architettura istituzionale di casa nostra dove lo Stato, ossia il potere centrale, rappresenta l’unità nazionale, e convive nel contempo con entità che incarnano le identità locali, quali Comuni e Regioni, nonché le Province fino a qualche anno fa (prima cioè che ne venisse cambiato il volto).

    Tali entità, che come dicevo sono l’espressione delle identità locali, si sono trovate non di rado a rivendicare maggiore autonomia, anche decisionale, rispetto al potere centrale – basti pensare alle materie cosiddette di legislazione concorrente, intervenute se non erro con la Riforma costituzionale del 2001 – né sono mancati momenti contrassegnati da una qualche reciproca “contrapposizione” o “rivalità”.

    Divergenze che si sono non di rado appianate con soddisfacenti mediazioni tra le “parti in causa”, senza che dai miei ricordi sia mai spuntato l’aggettivo “sovranista” – o terminologie grosso modo equivalenti, in “salsa nostrana” – verso chi rivendicava il diritto di poter salvaguardare le proprie specificità, abitudini, tradizioni, ecc…., rispetto al rischio di una omologazione imposta e forzosa (e forsanche innaturale).

    Voglio in sostanza dire che da noi come in Europa va cercata la “quadra” tra due obiettivi per così dire paritari, ossia quello di avere da un lato regole comuni senza tuttavia dimenticare che ogni entità territoriale ha storie diverse, difficili da annullare – il che, peraltro, sarebbe anche ingiusto – ma va invece cercata una loro graduale e condivisa amalgama, valorizzando possibilmente al meglio le diversità e peculiarità.

    E’ un compito che spetta alla politica, pur sapendo che non è facile e scontato, ma la politica, onde guadagnarsi credibilità ed autorevolezza, o per aumentarne l’indice, deve saper misurarsi anche con le questioni ardue e complesse, .come in altre occasioni è riuscita a fare, posto che compete innanzitutto ad essa di definire le coordinate entro cui è chiamata a svolgersi la vita di una comunità.

    Succede del resto così anche per il leader di una coalizione, al quale si richiede la capacità di tenere insieme componenti di differente cultura politica, sapendo ottimizzare e “sfruttare” le sinergie che possono uscire da una tale amalgama, e sapendo altresì trovare un comune denominatore che faccia da collante tra i vari “pezzi” della formazione (pezzi che altrimenti andrebbero ciascuno per conto proprio).

    Paolo B. 05.07.2019

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