martedì, 24 Novembre, 2020

Napoli, la Whirpool conferma la chiusura

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“Dopo aver incassato oltre 100 milioni di aiuto pubblici, la #Whirpool ha comunque deciso di chiudere lo stabilimento di Napoli. Uno schiaffo all’intera Italia. Il Governo intervenga immediatamente”, così in un tweet il segretario del Psi, Enzo Maraio ha commentato la vicenda che sta sconvolgendo il Sud Italia perché rischia di mandare a casa migliaia di lavoratori.
Whirlpool ha confermato la chiusura degli stabilimenti di Napoli per la fine di questo mese, ma la pandemia non è la causa.
Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha detto: “Ne prendo atto e informerò il governo in Consiglio dei ministri questa sera. Io personalmente ero convinto che ci fossero le condizioni per continuare, prendiamo atto che così non è”.
Il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, ha affermato: ”La comunicazione di Whirlpool di procedere con la chiusura di Napoli il 31 ottobre è estremamente grave e inaccettabile per il paese. C’era stato un impegno con il paese nel piano industriale, che ora non viene onorato, e in quel piano industriale il governo o meglio l’Italia (mi viene da dire) aveva riaffermato la strategicità dello stabilimento di Napoli”.
Dall’incontro iniziato al Mise ieri mattina alle 10.30 è emersa una situazione di stallo.
Il vice presidente operazioni industriali Emea di Whirlpool, Luigi La Morgia, all’incontro ha confermato perentoriamente quanto annunciato un anno fa. Nel corso dell’incontro al Mise, ha detto: “La decisione è dovuta al drastico crollo nella domanda globale per Omnia, il modello di lavatrici di alta gamma che viene prodotto nel sito campano. Dopo 18 mesi, sebbene gli sforzi messi in campo siano stati importanti e unici, il mercato su Napoli non è cambiato. Quindi confermo quanto abbiamo annunciato un anno fa. Il 31 di ottobre la produzione su Napoli cesserà”.
Al tavolo partecipano, oltre ai due ministri ed all’azienda, anche i rappresentanti sindacali e delle istituzioni locali e regionali.
La posizione dell’azienda ha fortemente deluso i ministri Provenzano e Patuanelli.
Secondo il ministro Provenzano, la decisione potrebbe creare un vulnus per il Paese e minare la credibilità dell’intero piano industriale di Whirlpool in Italia.
Il ministro per lo Sviluppo economico ha sostenuto che c’erano le condizioni per la continuità produttiva, stante l’impegno del Governo e delle istituzioni locali a trovare ogni strumento per far rimanere la multinazionale a Napoli.
La sottosegretaria Alessandra Todde ha ricordato che sono stati messi in campo strumenti unici, arrivando ad offrire un pacchetto da oltre 100 milioni alla multinazionale tra taglio del costo del lavoro, fondo perduto, fondo per le crisi d’impresa, fiscalità di vantaggio e prestiti garantiti. Il pacchetto ritenuto estremamente vantaggioso dal governo, però non è stato accettato.
La sottosegretaria Todde ha affermato: “L’atteggiamento dell’azienda è assolutamente scorretto e lo Stato non può più sottostare ai desiderata e alle pretese della multinazionale. Patuanelli e Provenzano promettono impegno massimo per la piena occupazione per i lavoratori di Napoli con delle prospettive importanti e non per un futuro di sussistenza”.
I sindacati invece accusano l’esecutivo: la più critica è la Uilm, secondo cui: “Il Governo non è stato in grado di trovare una soluzione, il suo atteggiamento nei confronti dei lavoratori è offensivo e la vertenza rischia di diventare la vergogna italiana, di minare la credibilità del Governo e di tutto il Paese”.
La Fiom ha avvertito che i lavoratori risponderanno con lo scontro sociale e annuncia che gli scioperi, che oggi hanno fermato tutti gli stabilimenti del gruppo, proseguiranno.
La Fim sostiene che la vicenda mette in discussione l’affidabilità degli accordi che si firmano in sede ministeriale, invocando l’intervento in tempi brevi del presidente del Consiglio Conte e chiede che il tavolo rimanga aperto con incontri anche settimanali.
Il mantenimento del confronto è stato garantito dalla sottosegretaria Todde che ha detto: “Da oggi verrà convocato un tavolo permanente su Whirlpool in cui parteciperanno tutti le parti. Questo tavolo operativo si pone come obiettivo quello di discutere con tutti gli attori, visto che relazioni industriali con l’azienda si sono deteriorate nel tempo”.
Da parte sua, Whirlpool ricorda che in Italia ha già investito oltre 500 milioni di euro tra il 2015 e il 2018, e conferma l’impegno a proseguire gli investimenti per 250 milioni, rimanendo la Penisola un polo strategico sia dal punto di vista industriale che commerciale.
Però chiude lo stabilimento in Campania mandando a casa 350 lavoratori, senza pensare neanche ad una riconversione della produzione. La vicenda durata complessivamente più di due anni è diventata emblematica. Nonostante le assicurazioni di Luigi Di Maio quando era ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, si è arrivati ad un epilogo spiacevole per tutti i lavoratori. E’ facile fare promesse facendo sognare gli italiani senza tenere conto delle difficoltà presenti nella realtà.
Adesso quali soluzioni si prospettano per i lavoratori dello stabilimento che chiuderà dimostrando l’incapacità dell’attuale governo a salvare il lavoro e l’occupazione?
Sarebbe stata un’altra storia se si fosse attuato l’art. 46 della Costituzione, considerato sempre dai comunisti italiani un tabù.
Per rilevare l’attività di Whirlpool in Campania, non si è fatto avanti nessun imprenditore. Forse si sarebbe potuto costituire una cooperativa degli stessi lavoratori per rilevare e gestire l’impianto di produzione. Questo caso emblematico della produzione industriale ha messo in evidenza i limiti dell’azione di un governo che è rimasto incapace di dare risposte accettabili alle proteste ed alle esigenze di quei lavoratori rimasti disoccupati ai quali non viene offerto nell’immediato una nuova occupazione lavorativa.
In tutto questo c’è il dramma umano di chi non trova una risposta efficace nelle istituzioni del Paese.

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