domenica, 23 Febbraio, 2020

Prescrizione ai Cinque stelle

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Ma sì, concediamogliela. Dopo tutto non hanno ammazzato nessuno. Solo portato il loro partito dal 33 al 14 per cento, con punte minime del 6-7 per cento alle regionali. Dovevano fermare la Tav, non firmare la Tap, non far ripartire l’Ilva ed é andato tutto all’opposto. Dovevano togliere ad Atlantia la gestione delle autostrade e non sanno cosa fare, rendendosi conto del costo altissimo per lo stato di questa operazione. Su Alitalia non sbattono la testa contro il muro. Dovevano abolire la povertà col reddito di cittadinanza e invece si sono resi conto che dei 5 milioni presunti di poveri accertati la metà lo rifiuta perché lavora in nero. Adesso il Senato vuole ripristinare i vitalizi e Renzi minaccia di non votare il nuovo accordo a tre sulla prescrizione. Cosa gli resta? Dal famoso balcone potrebbero a questo punto anche buttarsi giù e così minacciano di scendere in piazza contro loro stessi che sono gli unici ad avere ininterrottamente governato l’Italia per quasi due anni. Loro non hanno programmi e tanto meno progetti, ma solo suggestioni manifestate attraverso slogan quali “onestà”, “lotta ai privilegi”, “basta con gli impuniti” e generalmente queste buone intenzioni subiscono le frenate di una realtà che li riguarda personalmente e gli si ritorce contro. Molti di loro sono stati espulsi per divesità di opinione, alcuni per non avere versato il dovuto, la caccia ai posti di governo e oggi di sottogoverno non é seconda rispetto a quella dei loro predecessori, rimane come un sordido vessillo la lotta per cancellare la prescrizione, in un primo momento dopo il primo grado dei processi per condannati e innocenti, poi solo per i condannati, infine, dopo il lodo Costa 2, quello di Leu, non quello di Forza Italia che ha presentato l’emendamento in commissione che aboliva la nuova normativa di Bonafede, approvato anche da Italia viva, solo al secondo grado di giudizio. Non so adesso quale altro stratagemma si inventerà il governo per convincere i renziani a votare un dispositivo al quale gli stessi si oppongono con coerenza e in nome degli ideali di garantismo, considerato da Ponzio Pilato Conte come una semplice variante del giustizialismo. Resta il fatto che tutta la matassa é senza filo. Trattasi di una guerra contro i mulini a vento, quella per abolire la prescrizione dopo il primo o il secondo grado di giudizio, che non ha alcuna attinenza con la realtà. Dai dati più volte pubblicati risulta infatti che il 75% delle prescrizioni scattino quando ci si trova ancora fermi alle indagini preliminari e un’altra parte quando ancora non sono iniziati i processi, e che per i reati più gravi non scatti praticamente mai. Per l’associazione di stampo mafioso e quella per agevolare l’immigrazione clandestina i reati si prescrivono in 30 anni, la corruzione in 12 anni e 6 mesi, l’omicidio colposo sul lavoro in 17 anni e 6 mesi, l’omicidio stradale in 17 anni e 6 mesi (45 se plurimo), l’inondazione, frana o valanga in 15 anni, il furto aggravato in abitazione in 12 anni e 6 mesi, la rapina aggravata in 25. L’omicidio volontario non si prescrive mai. E allora di cosa stiamo parlando? Di delitti minori e di contravvenzioni che abolendo la prescrizione (con la legge attualmente in vigore essa si applica calcolandola nei tempi della massima condanna prevista dal reato) saranno tenuti a considerarsi colpevoli per tutta la vita. Una proposta saggia. I Cinque stelle, assieme ai soci di governo Pd e Leu, ritirino la legge e assieme agli altri la prescrizione la concedano a loro stessi per i tanti disastri.

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Mauro Del Bue

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