mercoledì, 22 Gennaio, 2020

Prescrizione, altro tema caldo per la maggioranza

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Le manette portano voti, questo si sa. E Bonafede, ministro della giustizia del Conte uno e due, ci va pesante proponendo una riforma con la quale la prescrizione viene di fatto abolita. In un momento difficile per i 5 Stelle i cavalli di battaglia vengono sbandierati con vigore, per sostituire alla mancanza di idee e di slancio dei vessilli che possono essere anche strumento di posizionamento interno. Di Maio fa la voce grossa sul Salvastati e Bonafede difende la sua linea giustizialista ad oltranza.

Fatto sta che nella maggioranza sta arrivando una nuova grana con i 5 Stelle lanciati per l’approvazione della riforma della prescrizione. “La nostra riforma dal primo gennaio diventa legge, su questo non discutiamo” è la posizione del degli Esteri, Luigi Di Maio, intervistato al Gr1 ha poi precisato che “se il Pd poi vuole votare una legge con Salvini e Berlusconi per far ritornare la prescrizione come era ideata da Berlusconi, sarà un Nazareno 2.0, ma non credo avverrà”. Il capo del Movimento 5 Stelle è dunque in sintonia con il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede e anche con il premier Giuseppe Conte. La riforma prevede che la prescrizione verrà meno dopo la sentenza di primo grado.

Il Partito democratico invece ritiene “inaccettabile l’entrata in vigore delle norme sulla prescrizione senza garanzie sulle durate dei processi. Non si può rimanere sotto processo per un tempo indefinito, per lunghissimi anni”, come sottolineato dal segretario Nicola Zingaretti. Su quest’ultimo concetto Bonafede non è d’accordo. Secondo il titolare di via Arenula, infatti, la proposta avanzata dal Pd farebbe prescrivere i processi e non i reati, “e quindi – spiega il ministro – rispetto al tema della prescrizione, si tornerebbe al punto di partenza”.

Italia Viva ribadisce per bocca del suo leader Matteo Renzi che se non ci saranno intese, il suo partito voterà a favore del disegno di legge Costa che chiede lo stop della riforma. L’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi intervistato dal Messaggero non ha usato mezzi termini: “Volere una giustizia senza fine significa proclamare la fine della giustizia. E non abbiamo cambiato idea”. E ha aggiunto: “Ora ci sono due alternative: la prima è che la nuova maggioranza trovi una soluzione. E sarebbe meglio. Se non accadrà noi non ci inchineremo al populismo giudiziario imperante. E dunque, se non ci sarà accordo, voteremo il ddl di Enrico Costa, persona saggia e già viceministro alla giustizia del mio governo”. E ancora: “Bonafede può cambiare la sua legge, se vuole, ma non può pretendere di cambiare le nostre idee”.

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