martedì, 1 Dicembre, 2020

PRESCRIZIONE SINE-DIE

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Il tema caldo all’interno del Palazzo resta quello della prescrizione. Si sta consumando uno scontro interno alla maggioranza su una questione che è alla base della civiltà giuridica e civile: quello della prescrizione. Un istituto di civiltà che sostiene il sacrosanto principio secondo il quale un cittadino non può rimare sotto giudizio sine die. Una giustizia che può tenere nella morsa delle proprie maglie un qualsiasi cittadino, non è tale. I processi senza fine sono abominio che va contro gli stessi principi dettati dalla Costituzione e ribaditi nella Carta con il principio del giusto processo. Ma il giustizialismo paga. Ha presa. E spesso è una buona arma per catturare qualche voto in più. La proposta sulla prescrizione del Ministro a Cinque Stelle sembra andare in questa direzione. Ma la cancellazione della data di fine processo per avvenuta prescrizione sta sollevando le aspre critiche di chi ha sempre creduto nei criteri di giustizia giusta.

“Con la riforma Bonafede, Enzo Tortora – e con lui molti italiani innocenti – avrebbero sofferto in carcere proprio perché i tempi dell’appello si sarebbero allungati sine die. Siamo quindi liberi di opporci a una norma pericolosa. E lo faremo” ha scritto Riccardo Nencini sul suo profilo Facebook per attaccare una riforma sulla quale oggi è intervenuto ancora una volta Matteo Renzi: “In un modo o nell’altro fermeremo questa legge. Credo senza ricorrere alla mozione di sfiducia: molleranno prima. I numeri non ci sono. Sulla prescrizione dovranno cedere”, ha affermato il leader di Italia Viva avvertendo gli alleati di governo. “Il ministro Bonafede è nettamente in minoranza”, ha aggiunto osservando che “la linea attendista del Pd ha pochi giorni di autonomia”. “Non ci sono bersagli nascosti, ma uno palese: il giustizialismo”, ha osservato ancora Renzi intervistato da La Repubblica. I gruppi parlamentari sono “gli stessi che un anno fa presentarono la pregiudiziale di incostituzionalità contro la riforma”, i dem ora “dovranno votare in Aula scegliendo tra la Orlando e la Bonafede”. “Non siamo noi ad aver cambiato schieramento ma il Pd ad aver cambiato idea sulla legge del suo vicesegretario Orlando”, ha concluso Renzi.

Il Ministro della Giustizia da parte sua conferma che esiste un accordo di maggioranza. La prescrizione infinita era nata con il primo governo Conte, sostenuto anche dalla Lega, che spesso ha fatto a gara con i 5 Stelle su chi fosse a tenere la barra sui temi della giustizia. Ma Bonafede insiste: “Sulla riforma del processo penale c’è accordo da parte della maggioranza. Il mio impegno è portare il ddl in Consiglio dei ministri, voglio vedere chi dice di no”. “La riforma è pronta già da qualche mese. I cittadini – ha spiegato – vogliono tempi brevi del processo. Mi prendo la responsabilità di intervenire per garantire il processo breve”. Il problema è che la riforma non abbrevia il processo, ma dilata all’infinito i  tempi della prescrizione.

Andrea Orlando, vicesegretario Pd, interpellato dall’Ansa in Transatlantico alla Camera parla della possibilità di un rinvio: “Noi lo avevamo proposto ma avevamo capito che Bonafede era contrario”. “Ma se si fa il rinvio siamo i più contenti del mondo perché un rinvio ci darebbe modo di affrontare con più calma la riforma del processo penale”. A chi gli chiede se sia possibile che la riforma arrivi in Cdm e intanto si rinvii la prescrizione, replica: “Ci sono tante soluzioni possibili”.

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