lunedì, 26 Ottobre, 2020

Presente

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Tra meno di un mese milioni di italiani verranno chiamati alle urne. Città importanti, città capoluogo di provincia, comuni piccoli e medi. Un bel test. I 4/5 degli elettori troveranno nelle schede il simbolo del Psi o, in alternativa, simboli laico-civico-socialisti. L’occasione, anticipata nel congresso di Salerno, per dare un unico tetto al nostro mondo e per offrire agli italiani un’alternativa riformista. C’è un filo comune che unisce le tante esperienze locali: non disperdere un patrimonio fatto di buongoverno, conferire ai programmi un taglio sociale più forte, provocare la riorganizzazione della sinistra riformista.
Primo. Da tempo non è una facile stagione per i piccoli partiti. Sbarramenti elettorali e fine del finanziamento pubblico hanno tagliato le ali alla maggioranza delle forze nate dopo il ’92. Noi siamo ancora in piedi. Con pochissime eccezioni, nelle grandi città è dal 1990 che non eleggiamo su liste nostre o di area. Una buona ragione per provarci ora.
Secondo. Ovunque, nei programmi dei nostri candidati, risalta l’aspetto sociale. Quote di bilancio destinate a fornire servizi alle famiglie più deboli, sostegno a studenti fuori sede meritevoli e bisognosi, nuova edificazione di alloggi popolari, reddito di cittadinanza vincolato a servizi da rendere alla comunità. Un tratto condiviso per fronteggiare un’emergenza economica dura a morire.
Terzo. Anche in Italia urge un progetto per la sinistra riformista. Mettere insieme esperienze civiche democratiche e quanti, fuori dal Parlamento, non hanno più una patria, fino ai cattolici democratici. Il giro di incontri di questi giorni ha proprio questo obiettivo. Verificare, costruire. Prima dell’estate ne sapremo di più. Intanto, presenti!
Riccardo Nencini

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