venerdì, 4 Dicembre, 2020

Presidente, capo del Governo, segretario del Partito …

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Vogliamo buttare fuori dal parlamento questi partiti. La classe media è in ginocchio, le casse dello Stato sono vuote? Ecco chi lo gridava

di Riccardo Ruggeri editore@grantorinolibri.it @editoreruggeri  

«_I nostri avversari ci accusano, e me in particolare, di essere intolleranti e litigiosi. Dicono che rifiutiamo il dialogo con gli altri partiti, che non siamo affatto democratici, perché vogliamo sfasciare tutto. Sarebbe forse democratico avere molti piccoli partiti? Devo ammettere una cosa, questi signori hanno perfettamente ragione: siamo intolleranti. Ci siamo dati un obiettivo, spazzare via questi partiti politici, buttarli fuori dal Parlamento. I contadini, gli operai, i commercianti, la classe media, tutti sono testimoni_ Invece loro preferiscono non parlare di questi 13 anni passati in cui sono stati al potere, ma solo degli ultimi sei mesi in cui ci siamo stati anche noi. Chi sono i responsabili? Loro! I partiti! Per 13 anni hanno governato e dimostrato cosa sono stati capaci di fare. Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le casse dello Stato vuote, milioni di operai disoccupati.. sono loro i responsabili! Su di me fanno molta confusione: un giorno sono socialista, un altro comunista, oggi sindacalista, domani borghese. Pensano che noi siamo come loro, ma noi non siamo come loro! Loro sono morti, noi siamo vivi e vogliamo vederli tutti nella tomba! Sopporto a fatica questa sufficienza alto borghese verso il nostro movimento_.pensate mi hanno proposto persino un’alleanza.

Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico_noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. Il nostro è un movimento che non può essere fermato_ non capiscono che noi siamo uniti da una forza inarrestabile che non può essere distrutta.. Noi rappresentiamo tutto il popolo, un popolo nuovo. _».

Questo discorso potrebbe essere stato pronunciato lo scorso fine settimana in qualsiasi città europea, la tensione politica che vi è sottesa è tipica del momento di profonda crisi che stiamo vivendo. L’oratore si riferisce a una drammatica situazione del suo popolo, a una disoccupazione selvaggia, alla miseria dilagante, all’impoverimento e alla scomparsa della classe media, alle casse pubbliche vuote. Pare di capire che il suo partito viene attaccato dalle élite al potere perché costoro vogliono continuare a mantenere i privilegi di cui godono. Questo leader potrebbe essere portatore di ideologie di destra o di sinistra, all’apparenza pare, a suo modo, rispettoso del metodo parlamentare. Si capisce anche che non gradisce il sistema elettorale proporzionale in essere nel suo Paese, vorrebbe liberarsi del «ricatto» dei partitini, affermazioni a noi famigliari, pare che sogni una legge elettorale simil Italicum.

Proiettato all’Italia di oggi, con tutte le sfumature e prudenze del caso, potrebbe trattarsi del discorso di Grillo, di Salvini, di Berlusconi, di Renzi, altrettanto varrebbe per molti dei politici europei, in vista delle elezioni del 25 maggio prossimo.

Sveliamo l’arcano. Questo discorso fu pronunciato il 27 luglio del 1932 a Eberswalder, un cittadina agricola del Brandeburgo. Sei mesi dopo, alle elezioni generali, costui prese il 44% dei voti. Per governare dovette fare una coalizione col Pptn (popolari). Per avere i «pieni poteri» (la Costituzione imponeva una maggioranza dei 2/3), «alla luce del sole» si disse, negoziò col Centro Cattolico una «seconda maggioranza per le riforme istituzionali». Ottenne così dal Parlamento i «pieni poteri». Un anno dopo il Presidente della Repubblica, vecchio e stanco, si dimise.

Lui unificò in se le funzioni di presidente, capo del Governo, segretario del Partito, ma volle essere chiamato semplicemente Führer.

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